Covid: la soluzione di salute digitale in aiuto alle persone con diabete.

  1. “Roche Diabetes Care Platform” è la nuova soluzione di salute digitale che permette il monitoraggio delle persone con diabete a distanza e una relazione continuativa tra il medico e il paziente o il caregiver
  2. Consente al medico di avere a disposizione analisi avanzate e modelli all’interno del percorso terapeutico dei propri pazienti per un approccio più efficiente e personalizzato alla cura

È disponibile “Roche Diabetes Care Platform”, la soluzione di salute digitale che permette il monitoraggio delle persone con diabete a distanza e una relazione continuativa tra il medico e il paziente o il caregiver per garantire continuità assistenziale, indipendentemente dalla visita in presenza, attualmente non sempre possibile a causa della pandemia di Covid-19 in corso nel nostro Paese.

A partire dai dati ricevuti dai dispositivi medici per la misurazione della glicemia o dai microinfusori per insulina o ancora da applicazioni utilizzate dai pazienti per la gestione della malattia, come “mySugr”, la piattaforma elabora analisi avanzate e modelli all’interno del percorso terapeutico, fornendo così al medico un importante strumento per un approccio più efficiente e personalizzato alla cura della persona con diabete.

La piattaforma è una soluzione open, in grado di accogliere i dati da oltre 140 dispositivi e integra la funzione Remote Patient Monitoring, attraverso cui gli operatori sanitari possono registrare i propri pazienti all’interno di un programma di monitoraggio remoto dei pazienti, personalizzare la soluzione in base alle esigenze dei pazienti e ricevere allarmi o segnalazioni su eventuali anomalie dei dati ricevuti. In questo modo, il medico è sempre aggiornato sulla salute dei propri pazienti e può registrare delle osservazioni o comunicare direttamente aggiustamenti di terapia, tramite un servizio di messaggistica privato e sicuro.

In un contesto di riduzione, se non vera e propria sospensione, delle visite specialistiche e delle attività assistenziali ambulatoriali di routine per le persone con diabete, lo sviluppo della telemedicina assume un ruolo fondamentale, tanto che è una delle priorità individuata sia dal Ministero della Salute sia dalla Conferenza delle Regioni per garantire da un lato la continuità assistenziale e il follow-up dei pazienti durante l’emergenza e dall’altro come elemento strategico nella riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, orientata a un rafforzamento della medicina territoriale e di prossimità. Questa indicazione è già esplicitamente presente sia nella progettualità per la salute che il Governo sta mettendo a punto per l’accesso al “Recovery Fund” sia nel “Decreto Rilancio” approvato nel luglio scorso.

Roche Diabetes Care è costantemente impegnata nel sostenere le persone con diabete e gli operatori sanitari ponendosi l’obiettivo di concretizzare una gestione integrata e personalizzata del diabete. Per questo, ma anche per continuare a garantire alle persone con diabete il supporto professionale di cui hanno bisogno in questo momento particolarmente delicato, riteniamo molto importante mettere a disposizione il servizio “Roche Diabetes Care Platform”. L’obiettivo è aiutare medici e pazienti a una gestione più efficiente della malattia ed evitare che alcuni pazienti smettano di seguire le indicazioni terapeutiche in assenza di visite specialistiche periodiche, con scarso controllo glicemico come risultato” spiega Rodrigo Diaz de Vivar, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care Italy. “Il controllo glicemico è essenziale per prevenire complicanze croniche, come malattie cardiovascolari, nefropatia, retinopatia. Recenti studi hanno evidenziato un tasso di mortalità maggiore per Covid-19 tra le persone con diabete scarsamente controllato, dato che rende ancora più importante in questo periodo trovare soluzioni per assicurare l’assistenza, visto che circa il 30 per cento dei decessi per Covid-19 ha riguardato persone con diabete”.

HealthCom Consulting

Giornata Mondiale del Diabete 2020
Comunicato stampa congiunto SID, AMD, SIE, DIABETE ITALIA, FAND, OSDI, ANIED

Nella gestione del diabete gli infermieri fanno la differenza. Fondamentale dunque fare formazione e trovare i fondi per supportare questi professionisti sanitari, indispensabili all’interno del team diabetologico. E’ questo il tema e la call to action scelti dall’International Diabetes Federation per la campagna della Giornata Mondiale del Diabete 2020, focalizzata appunto sul ruolo dell’infermiere nella prevenzione e nel trattamento del diabete. Un ruolo che si ammanta e si arricchisce di nuovi significati in un periodo profondamente segnato dalla pandemia di COVID-19 e dalla conseguente necessità di mettere in campo piattaforme e strumenti di teleconsulto per continuare a seguire in sicurezza i pazienti, anche a distanza. L’obiettivo finale è quello di migliorare l’assistenza di questa condizione che continua a provocare un decesso ogni 8 secondi, e con la quale convive una persona su 10 nel mondo.

La pandemia ha sdoganato il ‘tele-diabete’ 

“L’attuale pandemia di COVID-19 – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – ha reso ancora più urgente e pressante il ricorso al teleconsulto per garantire in maniera sempre più diffusa l’accesso alle cure, in condizioni di massima sicurezza per pazienti e operatori sanitari”. E un recentissimo documento siglato da SID, AMD e SIE ha fatto il punto della situazione. Televisita e Telesalute rappresentano in quest’ottica un’opzione concreta e fattibile per il controllo a domicilio di tutte le patologie croniche che richiedano trattamenti di lungo periodo, come appunto il diabete, con alcune eccezioni (prime visite, riacutizzazioni di patologie croniche, alterazione dei parametri vitali, tali da imporre il ricovero immediato). L’attivazione dei servizi di televisita/telesalute, in particolare in questo periodo, garantisce la continuità delle cure e dell’assistenza in sicurezza. Durante il lockdown di primavera, SID, AMD e SIE (Società Italiana di Endocrinologia) hanno effettuato dei corsi di formazione sul diabete su Facebook, che hanno raggiunto una platea di 220 mila persone. L’impiego delle cartelle cliniche elettroniche ha permesso di avere accesso alla storia del singolo paziente e di erogare prestazioni puntuali anche da remoto. Infine, i sistemi Cloud che gestiscono CGM, FGM e micropompe hanno consentito ai diabetologi di modificare le terapie diabetologiche in base alle glicemie (documento consultabile su:

https://www.siditalia.it/clinica/linee-guida-societari;

https://aemmedi.it/tavolo-telemedicina-amd-sid-sie/

http://www.societaitalianadiendocrinologia.it/html/news/piattaforme-telemedicina.asp)

“Ma tutto questo – prosegue Purrello – è avvenuto in corsa, nel bel mezzo di una pandemia. E questo ha fatto emergere sia carenze dei sistemi di telemedicina in grado di risolvere le richieste dei diabetologi, che una serie di carenze conoscitive dei professionisti, in merito agli strumenti telematici disponibili sul mercato e potenzialmente utilizzabili”. Per questo le tre società scientifiche hanno fatto una ricognizione approfondita di tutti i sistemi di telemedicina disponibili sul mercato per valutare le funzionalità e applicazioni cliniche dei sistemi disponibili, individuando tre tipologie principali nelle quali possono essere ricompresi i sistemi disponibili: sistemi di trasmissione dei valori glicemici a distanza; sistemi integrati con Telehealth center automatici e con personale sanitari; sistemi di trasmissione di dati clinici ed amministrativi da e verso la persona con diabete.

“Le tante iniziative congiunte intraprese da AMD, SID e SIE, sin dal periodo del lockdown di marzo e aprile, testimoniano il nostro impegno affinché sia ampliato il ricorso a strategie che garantiscano la continuità assistenziale, proprio quando seguire e assistere si fa più complesso – dichiara Paolo Di Bartolo, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – Alla luce dell’importanza crescente di queste strategie, telemedicina e teleassistenza in primis, assume ulteriore centralità il ruolo degli infermieri. In un periodo così travagliato, il primo compito del team diabetologico è quello di stare vicino alle persone con diabete: assisterle quando è impossibile vedersi, seguirle quando è arduo effettuare una visita. E proprio da questo punto di vista gli infermieri offrono un supporto essenziale e insostituibile, perché rappresentano l’avamposto di prossimità del team diabetologico rispetto ai bisogni dei pazienti, e con questa loro vicinanza riescono spesso a decifrare e risolvere, in modo estremamente pratico, le difficoltà, i problemi e i dubbi che le persone con diabete incontrano ogni giorno. Mentre vede la luce la figura dell’infermiere di comunità, auspico che il diabete assuma ancora una volta funzione paradigmatica: non solo modello di cronicità, come da tanto tempo siamo abituati a pensare, ma anche laboratorio della capacità dei nostri infermieri di farsi prossimi e risolutivi rispetto alla quotidianità della domanda di salute dei pazienti”.

“La recente emergenza causata dal COVID-19 più che una pandemia è una vera e propria sindemia – commenta il professor Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia – perché per molti pazienti al dramma del COVID-19 si aggiunge quello di una patologia cronica preesistente, e le due condizioni si potenziano a vicenda. Se finora tutta l’attenzione si è focalizzata sull’interruzione della catena di contagio per contenere la pandemia, anche alla luce dei mesi che abbiamo davanti dobbiamo sforzarci per garantire alle persone con diabete e, in generale a tutte quelle con una patologia cronica, un’assistenza rigorosa ed efficace. E la telemedicina, utilizzata in corsa nella prima ondata della pandemia, sicuramente sopravviverà a questi mesi e ci consentirà di ridisegnare l’assistenza per i pazienti cronici, già in crisi prima del COVID-19”. “L’impiego della telemedicina nella assistenza alla persona con diabete – aggiunge il professor Francesco Giorgino, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia – dovrà da ora in poi far parte dello standard di cura del diabete attraverso strumenti digitali sempre più versatili e affidabili, anche per garantire la protezione dei dati personali. È anche auspicabile che medici e gli infermieri impegnati nella cura delle persone con diabete acquisiscano sempre più familiarità con la telemedicina, così da venire incontro alle esigenze anche di specifiche categorie di pazienti, come le donne affette da diabete in gravidanza e coloro che fanno uso di dispositivi avanzati (microinfusori di insulina, sensori della glicemia e sistemi integrati)”.

“L’infermiere è da sempre una figura centrale nella gestione delle persone con diabete, ma bisogna pure ammettere che non sempre questa centralità è stata riconosciuta e rammentata – dice Graziano Di Cianni, Vice Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – L’emergenza Covid19 si è fatta carico di ammonirci in modo inequivocabile, e oggi l’infermiere merita di essere celebrato, in occasione della Giornata Mondiale, anche per i compiti che sta svolgendo a pandemia in corso. Tutte le strategie di assistenza da remoto hanno sancito la crescita della quantità e della qualità delle mansioni affidate agli infermieri, e questa evoluzione professionale non può essere considerata una parentesi – aperta e chiusa dalla pandemia – ma la tappa di un percorso. Percorso del quale devono prendere coscienza anche le persone con diabete, che avranno sempre di più, nell’infermiere, una figura di riferimento per la gestione quotidiana della malattia”.

Infermieri contro il diabete

Il ruolo degli infermieri è fondamentale nel fare diagnosi precoce di diabete, soprattutto nel bambino, nel fare training e fornire supporto psicologico al paziente, nell’individuare i fattori di rischio che consentono di prevenire il diabete di tipo 2. Governi e università devono investire di più in formazione e training degli infermieri specializzati in diabet, ed un primo e fondamentale passo in questa direzione è certamente la valorizzazione dell’expertise oggi presente. “Uno degli ambiti in cui l’Infermiere fa davvero la differenza per il paziente – ricorda la dottoressa Carolina Larocca, presidente nazionale OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani) – è quello diabetologico dove il processo educazionale rappresenta il punto focale nella gestione della malattia. Grazie all’educazione terapeutica, l’Infermiere trasferisce alla persona con diabete/caregiver le competenze e abilità utili a comprendere e monitorare la malattia, gestire le complicanze acute e prevenire/rallentare lo sviluppo delle complicanze croniche e quindi insegna la corretta modalità di rilevazione del dato glicemico, la corretta modalità di esecuzione della terapia iniettiva, il riconoscimento della sintomatologia della ipoglicemia e la sua gestione, la cura del piede per la prevenzione delle lesioni, le modalità per un corretto stile di vita, l’utilizzo di nuove terapie e di nuove tecnologie e modalità per rapportarsi con innovazioni organizzative (televisita, teleconsulto).Un efficace intervento educazionale non si improvvisa: richiede tempo, energie, risorse, conoscenze, competenze e sviluppo di abilità relazionali ed educazionali specifiche, pensiamo ad esempio alla peculiarità dell’ambito diabetologico della gravidanza e a quello pediatrico dove l’infermiere deve ‘educare’ l’intero nucleo familiare”.

“Il ruolo dell’infermiere nella gestione della persona con diabete è quello di un professionista che ha un posto di rilievo nel team di cura, in quanto è l’operatore che accoglie il paziente, lo ascolta facendogli superare dubbi e perplessità, aiutandolo ad accettare la propria patologia cronica rendendolo più aderente al piano terapeutico – dice Tommaso Novo, Presidente dell’Associazione Nazionale Infermieri Endocrinologia e Diabetologia (ANIED) –Per poter essere all’altezza di svolgere questo ruolo – continua – il professionista deve essere ovviamente ben formato. Con l’arrivo della pandemia, l’infermiere – e con lui tutto il team diabetologico –si è dovuto attrezzare per essere in grado di assistere a distanza i pazienti tramite telefono, e-mail e qualsiasi altro strumento disponibile. Questo sistema di visite a distanza può rischiare di spersonalizzare il rapporto creatosi tra infermiere e paziente, e per questo è cruciale investire tempo e risorse nella formazione ed educazione del personale al fine di trasferire competenze specifiche, di ordine tecnico ma anche relazionale”.

Le persone con diabete, soprattutto all’indomani della diagnosi di questa articolata e ingombrante malattia, hanno bisogno di essere supportate e l’infermiere del team diabetologico gioca un ruolo fondamentale da questo punto di vista. “Per questo – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), un infermiere del team non può essere considerato un’unità da spostare liberamente da una divisione all’altra all’interno di un ospedale o di un distretto perché il suo ruolo è perfettamente integrato con quello del team diabetologico, fondamentale per il suo corretto funzionamento e per poter offrire al paziente tutte le risposte di cui ha bisogno”. Insomma, un infermiere che ha sviluppato delle expertise particolari nel campo del diabete può realmente fare la differenza per il paziente.

COVID-19 e persone con diabete 

“Quest’anno il tema oggetto della celebrazione delle Giornata Mondiale del Diabete è un tema che ci sta molto a cuore. La centralità della figura dell’infermiere all’interno del team diabetologico è un elemento assodato, ma quest’anno, alla luce della pandemia che ci ha travolti, assume una valenza ancor più significativa. L’infermiere rappresenta per il soggetto diabetico una figura di riferimento e indubbiamente gioca un ruolo nevralgico anche in termini di aderenza alla terapia- spiega Stefano Nervo, presidente di Diabete Italia– L’emergenza Coronavirus ha stravolto le modalità di gestione della patologia diabetica, in termini di contatti con i pazienti. Per questo ora è fondamentale intervenire preventivamente così da scongiurare che si ripeta quello che è accaduto a marzo. L’obiettivo è di integrare quanto più possibile le figure professionali all’interno del team, per una gestione multidisciplinare del paziente e di promuovere il ricorso ai teleconsulti e alle televisite, per tenere sempre ben saldo il contatto con il paziente. Ricordiamo che c’è ancora oltre 1 milione di persone con diabete che non sa di averlo, per cui il monito è sempre quello di fare prevenzione. Anche a pandemia in corso”.

“Non è un caso che la Giornata Mondiale del Diabete di quest’anno sia stata dedicata al personale infermieristico, una parte integrante del personale sanitario che lavora spesso nell’ombra ma che da sempre sostiene e consente il corretto funzionamento dei centri di diabetologia – commenta Emilio A. Benini, presidente dell’Associazione Italiana Diabetici FAND – Il loro supporto nella gestione quotidiana dei centri di diabetologia è fondamentale: per comprendere l’importanza del loro lavoro e del loro prezioso contributo dovremmo provare ad immaginare cosa accadrebbe se non fossero parte integrante del team: i centri di diabetologia non esisterebbero. La pandemia Covid-19 – prosegue – ha impattato significativamente anche sulle loro attività, aggiungendone altre mansioni al loro già elevato carico di lavoro abituale: riprogrammare gli appuntamenti dove è possibile, gestire le scadenze – come la patente -, contattare le persone con diabete per fissare appuntamenti per il teleconsulto e tanto altro”.

La lettera ad AIFA per chiedere la proroga e l’abolizione dei piani terapeutici relativi ai farmaci anti-diabete

Vista la preoccupante emergenza sanitaria in corso, in occasione della Giornata mondiale le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia hanno anche indirizzato una lettera ufficiale alle Istituzioni italiane, chiedendo che siano definitivamente aboliti i Piani Terapeutici per la prescrizione in regime di rimborsabilità dei farmaci contro il diabete, e che sia estesa ai medici di Medicina generale la facoltà di prescrivere anche i farmaci anti-diabetici di ultima generazione.

Ufficio stampa AMD Ufficio stampa SID

Telemedicina e diabete del bambino e dell’adolescente. Inaugurato a Verona un servizio con un team di specialisti consultabile da tutta Italia.

Inaugurato il primo servizio in Italia di telemedicina interamente dedicato ai bambini e adolescenti con diabete e alle loro famiglie.

Il servizio di telemedicina, realizzato grazie a Regione Veneto, Università di Verona e Azienda Ospedaliera Universitaria integrata e Associazioni di famiglie di bambini e ragazzi con diabete, ha sede nel Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica all’interno dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona.

 “L’obiettivo – spiega Claudio Maffeis, direttore del Centro Regionale e professore del dipartimento di Scienze chirurgiche, odontostomatologiche e materno infantili dell’ateneo – “è offrire attività di educazione terapeutica all’autogestione della malattia e supporto nutrizionale e psicologico, a tutte le famiglie impegnate quotidianamente nel difficile compito di gestire il diabete.”

“L’aspetto innovativo – aggiunge Alberto Sabbion, coordinatore del servizio di telemedicina – è dato dalla possibilità offerta all’utente di fruire a distanza della consulenza di un team multidisciplinare dedicato a questa attività, costituito da pediatra, dietista, psicologo e infermiere specializzati nel diabete in età pediatrica”.

“Questa iniziativa costituisce un ottimo esempio di innovazione volta a rispondere ai bisogni dei piccoli pazienti e delle loro famiglie – rileva Pier Francesco Nocini, Rettore dell’Università di Verona – a prova dell’ottimo rapporto di collaborazione e integrazione tra Università e Azienda Ospedaliera”.

“Grazie a quanto stabilito da una recente delibera della Regione Veneto, che ha sostenuto questo progetto” aggiunge Francesco Cobello, Commissario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, “i genitori potranno prenotare con impegnativa del proprio medico ed effettuare a distanza una televisita o prendere parte ad incontri di formazione di gruppo in videoconferenza”.

La televisita non ha lo scopo di sostituire la visita in presenza ma di integrarla favorendo così il percorso di cura e l’aderenza alla terapia, riducendo le difficoltà legate alla distanza e ai tempi di spostamento delle famiglie, così importante soprattutto in questa situazione di pandemia Covid-19.

I bambini affetti da diabete in Italia sono circa 20.000, 1500 in Veneto. A Verona vengono seguiti ogni anno circa 600 bambini e adolescenti e il loro numero è in lento ma costante aumento. I motivi di questo aumento, segnalato anche in altri paesi, non sono noti.

“Oltre al servizio indirizzato alle famiglie” affermano i rappresentanti delle Associazioni dei pazienti “la telemedicina può favorire un miglior inserimento nel contesto sociale del bambino e adolescente con diabete, attraverso attività formativa rivolta agli operatori della scuola e delle società sportive e a tutti gli educatori ai quali sono affidati”. 

Sempre nell’ottica di sostenere ed essere vicini ai pazienti e alle loro famiglie, da venerdì è online anche il nuovo sito web del Centro Regionale per la Diabetologia Pediatrica, www.diapedverona.it, dove si possono trovare tutte le informazioni sulle attività svolte dal suo team e le relative indicazioni sulle modalità di prenotazione, con particolare riferimento a quelle svolte in telemedicina.

Ufficio Stampa e Comunicazione istituzionale

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