Diabete e vaccinazione anti-Covid: ecco le ragioni di una scelta necessaria e salva-vita.

Le persone con diabete sono tra le categorie a maggior rischio di esito infausto in caso di infezione da nuovo coronavirus, come dimostrano anche i risultati degli ultimissimi studi, uno inglese e uno francese, appena pubblicati sulla rivista Diabetologia. Il vaccino anti-COVID è dunque per loro un’arma fondamentale. I diabetologi esortano le persone con diabete a vaccinarsi senza indugio

Il COVID è un nemico importante per le persone con diabete. Per questo la Società Italiana di Diabetologia, insieme all’Associazione Medici Diabetologi e alla Società Italiana di Endocrinologia si sono fatte promotrici della richiesta di rendere prioritaria la vaccinazione anti-COVID per le persone con diabete. A ulteriore conferma di quanto il vaccino sia fondamentale per la popolazione diabetica, arrivano i risultati aggiornati dello studio CORONADO, pubblicati oggi su Diabetologia(la rivista della EuropeanAssociation for the Study of Diabetes, EASD) dai professoriBertrand CarioueSamyHadjadj, dell’Università di Nantes (Francia). I dati pubblicati a maggio evidenziavano che il 10% delle persone con diabete e COVID moriva entro la prima settimana di ricovero. La nuova analisi, effettuata su 2.796 partecipanti (arruolati presso 68 centri ospedalieri francesi), evidenzia che un paziente su 5, tra i diabetici ricoverati per COVID, muore entro 28 giorni dal ricovero. Una glicemia elevata al momento del ricovero si associa ad un aumentato rischio di morte.

“La pandemia di Covid-19 – afferma il professor Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) –continua a mietere vittime e le vittime sono certamente molto più numerose tra le persone già affette da altre patologie. Tra queste, purtroppo, vanno sicuramente incluse le persone con diabete. Questo traspare già dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo i quali il diabete mellito è presente nel 30% dei pazienti deceduti per COVID-19, una percentuale significativamente superiore rispetto alla prevalenza della malattia diabetica nella popolazione generale (In Italia, il 6,7 %). E recentissimi studi internazionali non fanno che confermare questo dato drammatico. Un lavoro inglese del dottor Andrew McGovern dell’Università di Exeter, appena pubblicato online su Diabetologia, dimostra che tra i soggetti affetti da COVID -19, il rischio di morte in un individuo di 50 anni con diabete è pari al rischio di morte di un soggetto di 66 anni senza diabete. Lo studio osservazionale francese CORONADO pubblicato oggi su Diabetologia riporta che su una coorte di pazienti diabetici ospedalizzati per Covid-19 ben 1 su 5 va incontro al decesso durante le prime 4 settimane di ricovero. Sono dati drammatici, che sottolineano ancora volta quanto sia fondamentale ed irrinunciabile, per tutti, ma in particolare per le persone con il diabete, prevenire il contagio e proteggersi con il vaccino”.

Al momento le uniche azioni efficaci per la protezione control’infezione da SARS Cov-2 sono il distanziamento sociale e la profilassi vaccinale. “Tutti i dati ad oggi disponibili – conclude Consoli – dimostrano che anche nelle persone con diabete la vaccinazione anti-SARS Cov 2 è efficace e sicura. E’ quindi necessarioche le persone affette da questa condizione si rendano conto di quanto sia fondamentale la protezione offerta dal vaccino e corrano a vaccinarsi appena questo sarà possibile nelle loro sedi. Questo sempre continuando a rispettare scrupolosamente nei comportamenti le norme di sicurezza generali necessarie per limitare la trasmissione del virus”.

Ufficio Stampa SID

Quattro milioni dalla Ue all’Università Padova per il pancreas artificiale.

Quattro milioni di euro per finanziare la ricerca di bioingegneria in ambito diabetologico dalla Commissione Europea, nel quadro del programma Future & Emerging Technologies Proactive Horizon 2020, sono stati assegnati a “Forgetdiabetes”, progetto ideato da Claudio Cobelli, professore emerito di Bioingegneria dell’Università di Padova.

Nei prossimi quattro anni, i ricercatori padovani lavoreranno con i colleghi dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa per lo sviluppo di un pancreas artificiale completamente impiantabile, per la cura del diabete tipo 1.

“Un team interdisciplinare – spiega Cobelli – con i migliori esperti in micro-nanomeccatronica, modellazione, ingegneria di controllo, biomateriali, endocrinologia, chirurgia e scienze comportamentali è stato ‘assemblato’ per sviluppare ciò che è stato considerato impossibile per decenni: un sensore per glicemia più pompa per insulina, che per le dimensioni altamente miniaturizzate potrà essere impiantato all’interno dell’addome e grazie a un sistema di gestione intelligente consentirà un controllo quotidiano completamente automatico ed ‘invisibile’ del diabete, consentendo al malato di liberarsi dagli oneri quotidiani per il controllo del suo diabete”. 

Il diabete tipo 1 è una malattia cronica ancora senza possibilità di guarigione: in Italia colpisce circa 300.000 persone di cui circa 18.000 bambini, dipendenti dall’insulina: ogni anno devono effettuare 3.000 punture del dito per il controllo della glicemia e circa 1.800 iniezioni. Le nuove tecnologie negli ultimi anni hanno notevolmente migliorato la qualità della vita.
La valenza europea del progetto Forgetdiabetes è confermata dalla collaborazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (Dei) dell’Universià di Padova e l’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa e WaveComm SME di Siena per gli sviluppi di bioingeneria; Lifecare, SME, Trondheim (Norvegia), per lo sviluppo di un sensore glicemico miniaturizzato; il Centre Hospitalier Universitaire de Montpellier (Francia), il Pfützner Science & Health Institute GmbH, Mannheim (Germania) e il Forschungsinstitut der Diabetes-Akademie Bad MergentheimBad (Germania) per gli sviluppi clinici e la valutazione dell’impatto psicologico. A conclusione del percorso di sviluppo tecnologico, il progetto consentirà allo staff della Diabetologia Pediatrica di Padova, diretta da Carlo Moretti, di estendere la sperimentazione anche ai bambini ed adolescenti.

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Diabete, insulina orale più vicina. Si pensa alla fase III.

A livello globale quasi il 10% della popolazione mondiale soffre di diabete, che nel 90% dei casi è di tipo 2. Il trattamento iniziale del diabete prevede di adottare un’alimentazione più salutare e di svolgere una regolare attività fisica insieme all’assunzione di farmaci antidiabetici per via orale. 

Se questi approcci non portano ai risultati sperati, vengono generalmente consigliate le iniezioni di insulina per compensare l’incapacità del pancreas nel produrre questo ormone.

Tuttavia le iniezioni di insulina hanno il limite di una scarsa aderenza terapeutica da parte del paziente, a cui si aggiungono i problemi di sicurezza legati alla tossicità da insulina, aumento di peso e ipoglicemia. Per questo motivo, nonostante i benefici ben documentati dell’uso precoce di insulina, la maggior parte dei medici e dei pazienti la utilizza come ultima risorsa.

Il progetto Oralis ha consentito di sviluppare una tecnologia per la somministrazione orale del farmaco, e ha completato la fase II con risultati promettenti.

Insulina per via orale in sviluppo
Grazie al progetto Oralis sostenuto dall’Unione Europea, la compagnia Oramed Pharmaceuticals ha lavorato sullo sviluppo di una capsula in grado di veicolare l’insulina nell’organismo attraverso il sistema gastrointestinale, piuttosto che il flusso sanguigno, sfruttando la tecnologia innovativa proprietaria Protein Oral Delivery (POD) studiata per trasformare i trattamenti iniettabili in terapie orali.

I ricercatori hanno già condotto studi clinici in cui il loro candidato farmaco, chiamato ORMD-0801, non solo si è dimostrato sicuro e ben tollerato ma ha anche consentito di ridurre i livelli di emoglobina glicata (HbA1c) e la glicemia a digiuno senza aumentare il peso corporeo.

Una tecnologia rivoluzionaria
La tecnologia di Oramed utilizza un rivestimento speciale che consente di proteggere il farmaco nel tratto gastrointestinale, mentre un inibitore della proteasi impedisce agli enzimi intestinali che degradano le proteine di danneggiarlo. L’aggiunta di stimolatori dell’assorbimento aiuta i peptidi ad attraversare la parete dell’intestino tenue.

Tra i diversi studi clinici condotti sul candidato, il più recente e ampio è stato un trial di fase II che ha coinvolto oltre 300 partecipanti per una durata di trattamento di 90 giorni. I risultati hanno dimostrato una riduzione statisticamente significativa dei livelli di HbA1c, accompagnata da buone risposte in termini di sicurezza e tollerabilità. Fino a oggi ORMD-0801 è stato somministrato oltre 7000 volte in più di 700 persone.

«Sorprendentemente, abbiamo scoperto che l’assunzione della nostra insulina orale solo una volta al giorno la sera prima di andare a dormire ha avuto un effetto statisticamente significativo sull’abbassamento del glucosio nel sangue per 24 ore intere» ha dichiarato il direttore scientifico di Oramed Miriam Kidron.

La terapia ideale
Nella sola Europa, oltre il 6% della popolazione adulta soffre di diabete e questo numero cresce ogni anno. Dato che il trattamento precoce ha dimostrato di comportare benefici a lungo termine per la salute delle persone con diabete, l’insulina orale potrebbe rappresentare un punto di svolta. «Questa potrebbe diventare la terapia di riferimento per il diabete di tipo 2, soprattutto come opzione in fase iniziale. Sentiamo che in questo momento siamo vicini a qualcosa di veramente rivoluzionario» ha osservato.

«Siamo molto soddisfatti del feedback positivo ricevuto durante il nostro incontro con la Fda e non vediamo l’ora di presentare all’agenzia i nostri protocolli per le sperimentazioni di fase III. Una volta completate con successo, presenteremo la Biologics license application (BLA) che ci concederebbe 12 anni di esclusiva di marketing per ORMD-0801» ha affermato Nadav Kidron, Ceo dell’azienda. «Sulla base dei nostri risultati scientifici e degli studi clinici condotti fino ad oggi, crediamo fermamente che la nostra insulina orale risolverà i bisogni insoddisfatti dei pazienti diabetici».

Oltre all’insulina, la compagnia sta sviluppando versione orale dell’analogo del GLP-1 iniettivo exenatide, denominata ORMD-0901.

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Diabete autoimmune dell’adulto (LADA): arrivano le istruzioni per l’uso per questa forma di diabete misconosciuta.

• Pubblicato sulla rivista Diabetes il primo documento di consenso dedicato a questa forma di diabete autoimmune dell’adulto, ancora poco conosciuta e spesso scambiata per diabete di tipo 2

• Il LADA, che colpisce il 10-15% dei soggetti erroneamente diagnosticati come diabete di tipo 2, da oggi ha finalmente le sue linee di indirizzo per la diagnosi e il trattamento

• Determinante per la redazione del documento è stato l’apporto degli esperti italiani e del Progetto di ricerca NIRAD, finanziato dalla Fondazione Diabete Ricerca e dalla Società Italiana di Diabetologia e coordinato dalla professoressa Raffaella Buzzetti.

Per la maggior parte delle persone esistono solo due tipi di diabete, il tipo 1 che colpisce i giovani ed è una malattia autoimmune, e il tipo 2, molto più frequente (90-95% di tutti i tipi di diabete) che colpisce dalla mezz’età in avanti. Ma in realtà, anche se poco note ai più, esistono diverse altre varianti di questa malattia. Il 10-15% circa di soggetti con diagnosi di diabete mellito tipo 2, ad esempio, è in realtà affetto dal diabete cosiddetto ‘LADA’, un acronimo che sta per ‘diabete autoimmune dell’adulto’. “Si tratta – spiega la professoressa Raffaella Buzzetti , coordinatrice del progetto NIRAD ( Non InsulinRequiring Autoimmune Diabetes ) finanziato dalla ‘Fondazione Diabete e Ricerca’ della Società Italiana di Diabetologia (SID) e ordinario di Endocrinologia preso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma – di una forma particolare di diabete che insorge in età adulta, ma riconosce una patogenesi autoimmune, simile al diabete tipo 1 ad insorgenza giovanile, in quanto determinato dalla distruzione delle cellule pancreatiche che producono insulina da parte del proprio sistema immunitario”.

A differenza del diabete di tipo 1 però il LADA ha una evoluzione più lenta; chi ne è affetto può arrivare alla terapia con insulina anche dopo molti anni dalla diagnosi. “Per porre diagnosi di LADA – prosegue la professoressa Buzzetti – cosa certamente rilevante in quanto il trattamento di questa forma di diabete è diverso da quello del diabete tipo 2, è necessario evidenziare la presenza degli autoanticorpi diretti verso le cellule pancreatiche che producono insulina (si fa attraverso un esame del sangue).

La caratterizzazione di questa forma di diabete è stata possibile negli ultimi anni anche grazie ai numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali nell’ambito del progetto italiano NIRAD. Fino ad oggi non esistevano tuttavia linee guida dedicate a questa​forma di diabete ancora poco conosciuta. Una lacuna adesso colmata da una pubblicazione su Diabetes , organo ufficiale dell’ American Diabetes Association . “Un panel internazionale di esperti di diabete e metabolismo – spiega la professoressa Buzzetti, che è il primo autore del documento – ha siglato una consensus sulla terapia del LADA, pubblicata Diabetes . C’era assoluta necessità di fornire indicazioni precise circa la terapia di questa forma di diabete.

E’ molto importante porre una corretta diagnosi del tipo di diabete: in particolare, riconoscere il LADA in un soggetto precedentemente considerato affetto da diabete tipo 2, può comportare un cambiamento anche sostanziale della sua terapia che consentirà di ottenere un significativo miglioramento del controllo metabolico e di fare una corretta prevenzione delle complicanze croniche”. L’algoritmo proposto dagli autori della consensus , che si basa sulla valutazione della riserva insulinica del soggetto con diabete autoimmune, ottenibile con un semplice dosaggio su prelievo di sangue indirizza verso la terapia più appropriata.

“Attualmente – conclude la professoressa Buzzetti – sono molte le classi di farmaci a disposizione del diabetologo per la cura del diabete, ma soltanto una diagnosi precisa permette di prescrivere al paziente una terapia personalizzata. Nel caso del LADA, il trattamento prevede in una prima fase l’utilizzo di farmaci ipoglicemizzanti in grado di preservare la funzione delle cellule pancreatiche che producono insulina; sarà quindi necessario ricorrere alla terapia insulinica, il più precocemente possibile, qualora la funzione delle cellule beta pancreatiche risulti già compromessa. In questo modo sarà possibile prevenire le complicanze del diabete quali infarto, ictus, insufficienza renale”.

“ Aiutare e finanziare la ricerca in ambito diabetologico – afferma il professor Francesco Purrello , presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è una delle missioni principali della nostra società scientifica e della Fondazione Diabete Ricerca ad essa correlata, e il LADA è stato uno dei principali temi di ricerca finanziato da diversi anni. Questo ha consentito di creare una rete di centri di diabetologia sparsi nel territorio nazionale e coordinata dalla professoressa Buzzetti, che ha prodotto un enorme numero di dati clinici e scientifici. Un orgoglio per la SID avere contribuito in modo rilevante alle conoscenze attuali su questo tipo di diabete”.

Management of Latent Autoimmune Diabetes in Adults: A Consensus Statement From an International Expert Panel Raffaella Buzzetti , TiinamaijaTuomi , DidacMauricio , Massimo Pietropaolo , Zhiguang Zhou , Paolo Pozzilli , Richard David Leslie Diabetes 2020 Aug; dbi200017. https://doi.org/10.2337/dbi20-0017

Ufficio stampa Sid

Estate e diabete: i consigli pratici per evitare problemi.

In un precedente articolo abbiamo parlato di come l’estate influenzi il controllo glicemico e la gestione del diabete. Oggi, partendo dalle Linee Guida nazionali ed internazionali, riportiamo le indicazioni pratiche per affrontare al meglio questa stagione.

La bella stagione porta con sé una serie di attività divertenti e salutari, ma anche nuove condizioni climatiche e abitudini quotidiane a cui il nostro organismo deve adattarsi. Tutto ciò è un po’ più difficile se si soffre di diabete. Per questo, la Società Italiana di Diabetologia (SID) ed i Centers for Disease Control and Prevention (CDC – l’agenzia statunitense che vigila sulla sanità pubblica) hanno redatto una lista di raccomandazioni utili per affrontare al meglio l’estate. Li riassumiamo, suddividendoli in quattro categorie principali.

Alimentazione e idratazione

La prima raccomandazione estiva è valida per tutti, non solo per chi soffre di diabete: bere abbondante acqua. Come è noto, infatti, le alte temperature provocano più facilmente la perdita di liquidi attraverso vari meccanismi tra cui la sudorazione. Le persone affette da diabete, però, hanno almeno due motivi in più per disidratarsi: in primo luogo, l’elevata glicemia può stimolare l’eliminazione di urine; inoltre, alcuni farmaci frequentemente prescritti (come gli inibitori SGLT-2 o i diuretici) hanno proprietà che favoriscono l’escrezione urinaria di glucosio e liquidi. Come reintegrare i liquidi persi? La bevanda migliore è l’acqua, seguita dal tè fatto in casa e non zuccherato. Occorre ovviamente evitare le bevande zuccherate, ma non solo: anche quelle etichettate come “senza zucchero” possono contenere sostanze zuccherine occulte oppure i cosiddetti “edulcoranti”, sostanze chimiche il cui effetto a lungo termine sull’organismo è ancora ignoto. Stesso discorso per le bibite reidratanti arricchite con sali minerali: spesso contengono anche zuccheri.

Non si vive di soli liquidi: a volte, in vacanza, resistere alle tentazioni alimentari può essere arduo. Tuttavia, con le ampie disponibilità del mondo di oggi, non è impossibile togliersi qualche sfizio senza danneggiare la propria salute. Si può approfittare dell’occasione vacanziera per incrementare il consumo di pesce, verdure e frutta, invece che di dolciumi, zuccheri e grassi.

Esposizione al sole e attività fisica

L’attività fisica è una componente fondamentale nella gestione del diabete, ma in estate bisogna fare attenzione ad evitare le temperature estreme: meglio svolgere esercizio all’aperto nelle ore più fresche (al mattino o alla sera) ed evitare le attività troppo intense se non si è allenati. Nessun problema, invece, se l’attività viene svolta in luoghi freschi e condizionati come le palestre. Ottima la pratica del nuoto, che mette in movimento tutti i muscoli in un contesto fresco e refrigerante. Dopo l’attività fisica, è necessario reintegrare i liquidi e i sali minerali persi tramite l’alimentazione e idratazione. Attenzione: l’insulina tende a essere assorbita più rapidamente dopo che si è stati impegnati in un esercizio fisico.

Anche per esporsi al sole è utile ricordare alcune facili norme che possono evitare, in seguito, problemi rilevanti. Il diabete può provocare danni a carico di nervi e vasi sanguigni che possono inficiare il meccanismo della sudorazione, rendendo più difficile la dispersione del calore corporeo ed esponendo al rischio di “colpi di calore. Il rischio è ancora più elevato quando alle alte temperatura si associa un’elevata umidità: normalmente, infatti, il sudore evapora dalla pelle portando via con sé una parte di calore corporeo, ma in condizioni di importante umidità questo meccanismo viene meno. È quindi fondamentale evitare di esporsi al sole quando calore e umidità sono estremi, indossare vestiti leggeri e traspiranti e ricordarsi di reintegrare regolarmente i liquidi persi, anche quando non si avverte sete.

Una menzione particolare meritano inoltre le ustioni solari e le ferite: negli individui affetti da diabete esse possono complicarsi con pericolose infezioni. Le ustioni, inoltre, possono aumentare la glicemia. È pertanto necessario utilizzare adeguate protezioni solari e fare attenzione alle piccole lesioni della cute, soprattutto se riguardano i piedi. Chi soffre di diabete, infatti, spesso riporta danni ai nervi che provocano una ridotta sensibilità a livello dei piedi: questo rende più facile ferirsi senza avvertire dolore, e complica la guarigione delle lesioni. Le Linee Guida raccomandano di non camminare scalzi e di indossare ciabatte morbide al mare. In caso di lesioni cutanee, non trascurarle ed evitare il “fai da te”, per non incorrere in conseguenze molto più gravi.

Non abbandonare il monitoraggio glicemico

Durante le vacanze, l’attività fisica e l’alimentazione possono variare. La sregolazione delle abitudini nutrizionali può modificare il controllo glicemico in eccesso o in difetto. Dall’altra parte, il maggior esercizio fisico può far consumare più glucosio, esponendo al rischio di ipoglicemia. Attenzione inoltre: uno dei sintomi cardine dell’ipoglicemia, che è la sudorazione, può essere misconosciuto se confuso con una normale reazione alle alte temperature, ritardando il riconoscimento ed il trattamento di questa complicanza. Anche e soprattutto in estate è fondamentale controllare periodicamente la glicemia e tenere sempre con sé una fonte di zuccheri a rapido assorbimento per contrastare l’eventuale ipoglicemia.

I ritmi quotidiani cambiano inevitabilmente nel corso dell’estate: basti pensare che il riposo e la riduzione dello stress possono provocare, da soli, un abbassamento della glicemia. Anche la pressione arteriosa risente dei cambiamenti legati alle vacanze: il soggiorno in ambienti caldi tende ad abbassarla, mentre l’alta quota potrebbe farla salire. Per questo bisogna essere pronti a modificare la terapia in atto (non solo farmaci anti-diabetici, ma anche eventualmente anti-ipertensivi) secondo le prescrizioni del proprio medico curante.

Portare con sé e conservare i farmaci

Prima di partire per un viaggio, è necessario procurarsi scorte di farmaci e glucometri sufficienti per l’intera vacanza, aumentandole prudenzialmente del 20-30% per far fronte ad eventuali emergenze. Questa misura è particolarmente importante se ci si reca all’estero, in zone in cui l’approvvigionamento potrebbe rivelarsi difficile. Ricordiamo che l’insulina è un farmaco salvavita per le persone con diabete mellito di tipo 1, ed è un farmaco necessario per un quarto delle persone con diabete mellito di tipo 2.

Ulteriore cura va prestata nella corretta conservazione dei presidi. I flaconi di insulina e i farmaci ipoglicemizzanti orali hanno precise indicazioni riportate sul foglietto illustrativo; in generale, meglio non esporli al calore e, durante un lungo viaggio, riporli in un refrigeratore (ma non a diretto contatto con il ghiaccio).

Neanche il glucometro e le strisce reattive per la misurazione della glicemia amano il caldo: lasciarli in una macchina esposta al sole o sulla spiaggia può danneggiarli irreparabilmente e rendere inaffidabili le misurazioni.

Il diabete è una malattia cronica e complessa, ma gli strumenti in nostro possesso ci permettono di gestirla con sempre maggior efficacia e precisione. Seguendo alcuni accorgimenti, è possibile godere della bella stagione in sicurezza e serenità.

Fonte Medicalfacts

La conta dei carboidrati. Dott.ssa Daniela Bruttomesso.

Introduzione

Il calcolo dei carboidrati è un metodo di pianificazione del pasto che consente al paziente maggiore flessibilità e autonomia nella gestione della dieta. Esso si basa  sulla conta della quantità totale dei carboidrati consumati ai pasti o con gli spuntini.

Come approccio nutrizionale sembra essere quello più appropriato nella terapia insulinica con  microinfusore o con multiple iniezioni giornaliere perché, una volta aggiustata la dose di insulina basale, i pazienti possono aggiustare la dose di insulina preprandiale sulla base del contenuto in carboidrati dei pasti

I soggetti in terapia insulinica, che ricevono una dose fissa di insulina ai pasti, dovrebbero invece cercare di mantenere costante l’apporto giornaliero di carboidrati.

Perché contare i carboidrati

Il motivo principale è che dei tre nutrienti presenti nell’alimentazione (carboidrati, proteine, lipidi), i carboidrati  rappresentano il nutriente  che contribuisce maggiormente all’innalzarsi della glicemia postprandiale, risultando così il fattore maggiormente responsabile del fabbisogno insulinico associato ai pasti.

Il secondo motivo è che eguali quantità di carboidrati, indipendentemente dal fatto che siano a rapido o a lento assorbimento, aumentano la glicemia approssimativamente nello stesso modo (1 grammo di carboidrati aumenta la glicemia di circa 3-5 mg/dl) Ne consegue  che è la quantità piuttosto che la qualità dei carboidrati a determinare il fabbisogno insulinico preprandiale.

Come si apprende il calcolo dei carboidrati

Per apprendere la conta dei carboidrati, il paziente deve imparare a:

1. riconoscere i macronutrienti della dieta e il loro effetto sulla glicemia,

2. identificare gli alimenti che contengono carboidrati;

3. imparare quanti carboidrati sono contenuti nei vari alimenti;

4. stimare accuratamente le porzioni di cibo.

1) Identificare i macronutrienti della dieta…

I nutrienti si suddividono in tre categorie, ovvero carboidrati, lipidi o grassi, e proteine. Esiste una quarta categoria costituita dall’alcool, che però non è un nutriente vero e proprio ma fa parte della cultura alimentare dell’uomo da millenni.

…e definire  il loro effetto sulla glicemia

I carboidrati hanno un’influenza immediata sulla glicemia: cominciano ad innalzarla entro 15 minuti dall’inizio del pasto e anche se l’entità dell’aumento e la velocità con cui avviene differiscono da pasto a pasto,  la quasi totalità (90-100%) dei carboidrati che assumiamo si trasformano in glucosio entro 2 ore dal pasto.

Anche grassi e proteine si trasformano in glucosio ma solo in piccola parte e in tempi più lunghi. Grassi e proteine non hanno quindi un’influenza immediata sulla glicemia per cui influenzano molto poco il fabbisogno insulinico. Se assunte in eccesso, possono influenzare la glicemia molte ore dopo il pasto, favorire la comparsa di obesità, disturbi cardiaci , l’ipertensione

2. Identificare gli alimenti che contengono carboidrati

Comunemente si crede che gli unici cibi che contengono carboidrati siano cereali, pasta e pane e non si realizza che anche legumi, tuberi, frutta , latte, bevande commerciali e alimenti impanati contengono carboidrati. Inoltre si deve  considerare che i termini carboidrati, amidi, glucidi, zuccheri sono di fondo sinonimi per indicare sostanze che una volta ingerite e digerite si trasformano in glucosio. Le fibre non essendo digeribili, devono essere escluse dalla conta dei carboidrati.

I carboidrati sono contenuti nei Cereali e derivati , nei legumi , nelle verdure, nella frutta, nel latte e latticini , nei dolci , nelle bevande , in alcuni dolcificanti.

3. Imparare quanti carboidrati sono contenuti negli alimenti

Per sapere qual è l’esatto contenuto in carboidrati di un dato alimento si può ricorrere alle tabelle di composizione degli alimenti, dove sono riportati i grammi di carboidrati per 100 grammi di prodotto.

Il contenuto esatto in carboidrati di un alimento può essere identificato anche attraverso la  lettura delle etichette  presenti sulle confezioni dei vari alimenti. L’etichetta contiene tutte le informazioni circa il valore nutrizionale di un alimento.  Il paziente dovrà prestare attenzione soprattutto alla dimensione della porzione e ai grammi di carboidrati in essa contenuti.

Stimare accuratamente le porzioni

Punto cruciale nella conta dei carboidrati è la stima della razione. Se questa non è corretta, neanche il calcolo dei carboidrati potrà essere corretto.

Per stimare i grammi di carboidrati nelle porzioni abitualmente consumate, diventa quindi indispensabile ricorrere, almeno inizialmente alla bilancia (una bilancia adatta a questo scopo misura fino a 2 – 3 kg, con incrementi di 1 – 2 gr) o a misuratori per liquido.

Poiché non è possibile usare sempre la bilancia,  gradualmente si potrà imparare a stimare la propria porzione ricorrendo a unità di misure casalinghe come tazze, mestoli, cucchiai, bicchieri. Anche se esistono delle misure standard (vedi tabella) ogni paziente deve misurare la reale capienza dei propri utensili. Il paziente potrà infine esercitare l’occhio a identificare il peso della porzione “a vista”… E’ sempre bene imparare a stimare i grammi di carboidrati degli alimenti di uso più frequente per arrivare poi a quelli più complessi.

E’ importante avere regolarità e perseveranza nell’esercitazione. Occorrono molte settimane prima di divenire sufficientemente abili. L’esercitazione domiciliare aiuterà a stimare le proprie porzioni anche in situazioni non abituali come quando ci si trova al ristorante, in pizzeria, a casa di amici , ai fast-food. E’ importante che in questa fase il paziente impari a seguire un’alimentazione che , pur mantenendo fisso l’apporto di carboidrati al singolo pasto, sia varia.

Altri fattori da considerare

Oltre a contare la quantità dei carboidrati assunti, è molto importante che il paziente diabetico prenda in considerazione anche altri fattori che influenzano il metabolismo degli stessi carboidrati, quali per esempio i grassi, le fibre, le proteine, l’indice glicemico degli alimenti.

L’assunzione eccessiva di grassi e fibre ritarda l’assorbimento dei carboidrati e quindi il loro effetto sulla glicemia postprandiale. Inoltre, pasti ricchi in grassi inducono insulinoresistenza nelle 8-16 ore successive al pasto.

L’assunzione di proteine in quantità maggiore alla quota raccomandata (10-20%) può aumentare la glicemia a distanza di molte ore dal pasto.

Un altro fattore che influenza la glicemia postprandiale è l’indice glicemico.

Indice glicemico

L’indice glicemico di un alimento è un numero che indica l’effetto di quell’alimento sulla glicemia. Più esattamente il numero esprime quanto rapidamente quell’alimento aumenterà la glicemia rispetto all’azione del glucosio, che è considerato il carboidrato ad assorbimento più rapido, o del pane bianco.

Dato il valore 100 al glucosio o al pane bianco, agli alimenti viene assegnato un numero da 1 a 100: più alto è il numero, più rapidamente l’alimento è digerito e assorbito e più rapidamente agisce sulla glicemia.

L’indice glicemico tiene conto solo del tipo di carboidrati, non della quantità, quindi, dal punto di vista pratico, l’indice glicemico non influenza l’entità del dose di insulina preprandiale..

L’indice glicemico non è preciso. Può differire da un individuo all’altro e nello stesso individuo in base alla quantità di grassi o proteine del pasto, alla quantità e tipo di fibre, alla rapidità e alla sequenza con cui gli alimenti vengono assunti, al fatto che i carboidrati vengano assunti crudi o cotti, la zona geografica di produzione, il tempo di raccolta (frutto acerbo o maturo) etc. Con l’esperienza e l’automonitoraggio glicemico  è possibile per il singolo paziente imparare a conoscere la propria risposta glicemica  a specifici cibi contenenti carboidrati; imparare cioè a conoscere il proprio indice glicemico. Si potrà imparare che piccole porzioni di certi cibi, come la pizza, producono una risposta glicemica maggiore di quanto aspettato. Se si desidera usare questi cibi e mantenere il controllo glicemico, si deve imparare ad aggiustare le dimensioni delle porzioni, l’attività fisica o la terapia stessa. L’indice glicemico non sostituisce la conta dei carboidrati, piuttosto può aiutare a raggiungere un miglior controllo glicemico .

Applicare il conteggio dei carboidrati

Quando una persona con diabete ha imparato a riconoscere gli alimenti che contengono carboidrati, sa stimarne il contenuto nelle singole porzioni ed è in grado di mantenere costante il loro rapporto nel singolo pasto, è pronto per imparare ad usare il rapporto insulina/carboidrati.

Tale rapporto esprime la quantità di carboidrati che il proprio corpo è capace di metabolizzare per ogni unità di insulina somministrata e quindi permetterà al paziente di aggiustare la dose di insulina preprandiale in base ai carboidrati che intende assumere.

Nella maggior parte dei pazienti il rapporto insulina/carboidrati è pari a una UI di insulina ogni 10-15 gr di carboidrati. Tale rapporto, però, può variare in base al peso corporeo, alla sensibilità insulinica, all’attività fisica, alla presenza di malattie concomitanti o di complicanze.

E’ bene quindi che il rapporto insulina/carboidrati sia determinato dal curante per ogni singolo paziente. I metodi per determinarlo sono molti. Qualunque sia il sistema utilizzato per determinarlo , una volta iniziato ad utilizzarlo, si dovranno apportare , in base ai valori di controllo metabolico, gli eventuali aggiustamenti che si rendono necessari

Vantaggi dell’uso della conta di carboidrati

La conta dei carboidrati consente al paziente di mantenere un buon controllo glicemico pur adeguando nello stesso tempo la dieta alle sue abitudini di vita. Permette anche di rispettare il bilancio fame/sazietà, a volte alterato da un’alimentazione che richiede tutti i giorni le stesse quantità. Forse è per questo che il metodo è ben accettato da quasi tutti i pazienti diabetici di tipo 1 cui viene proposto.. Il successo del metodo richiede peraltro un grosso impegno iniziale ai pazienti che viene però ricompensato da una maggiore flessibilità nelle scelte alimentari  e dalla soddisfazione di essere in grado di gestire autonomamente la propria alimentazione nel rispetto dell’equilibrio glicemico.

Impegno del paziente

Il paziente che decide di imparare la conta dei carboidrati deve accettare di fare parecchie glicemie durante la giornata (prima e dopo i pasti, a metà mattina, metà pomeriggio, alle 3 di notte) , tenere un diario (glicemia + quantità e qualità di quello che si mangia), l’ora del pasto, unità di insulina rapida somministrata (la basale solitamente resta invariata nelle dosi). Questo documento permetterà al dietista o diabetologo curante di capire se e dove il paziente sbaglia, se sono errate le dosi di insulina, ai pasti o se manca insulina basale,  se il paziente mangia male o in modo disordinato. Ma permetterà soprattutto di capire quanti grammi di carboidrati vengono metabolizzati con 1 unità di insulina.

ESERCITAZIONE:

SUDDIVISIONE DEGLI ALIMENTI IN BASE AL LORO CONTENUTO IN NUTRIENTI

La suddivisione corretta  è la seguente:

Alimenti   ricchi in carboidrati  a basso Indice Glicemico valore  < 70

Pasta, pasta integrale, riso integrale, riso basmati , farro  integrale, orzo, avena, pane integrale , pane di segale , fagioli, piselli , pomodori, zucchine, fagiolini, cavolfiori, carote crude,  arance, fragole, mele.

 Alimenti ricchi in carboidrati e ad alto Indice Glicemico:  valore  > 70

Gnocchi, riso brillato, cous-cous, cornflakes, riso soffiato, cracker , fette biscottate, grissini, mais in scatola, pan carré, pane bianco, polenta, popcorn, barbabietola, carote bollite , patate, zucca, ananas, banana, cocomero, melone, uva, castagne, pesche sciroppate, succo di frutta, succo fresco di arancia, succo fresco di pompelmo, biscotti secchi, marmellata, miele, zucchero bianco o di canna o integrale.

Alimenti ricchi in grassi

Grassi animali:

Burro, panna, mozzarella, emmenthal, grana e formaggi in genere, uova, hamburger, prosciutto cotto e crudo, wurstel e  salsiccia, salame e altri salumi o insaccati grassi

Grassi vegetali:

Olive,  Olio  e.v.oliva  o semi*noci  ( o altra frutta secca oleosa  come mandorle, nocciole, pinoli, pistacchi), Arachidi*, margarina* , maionese*

NOTA :

Gli alimenti contrassegnati dall’asterisco  possono contenere :

  •  grassi  saturi o idrogenati (trans)
  •  grassi  sottoposti a trattamenti con alte temperature
  •   olii vegetali composti da un’alta percentuale di grassi saturi (es. olio di palma, olio di cocco, ecc.)

Vanno quindi utilizzati con moderazione inserendoli in un programma alimentare variato, a basso tenore in grassi saturi e ricco in fibre (verdura, legumi, frutta e cereali integrali)

Alimenti ricchi in proteine

Proteine animali:

Palombo,  pollo,  hamburger, costata di manzo,  wurstel e salsiccia,  prosciutto cotto e crudo,  salame e altri insaccati o affettati,  carne in scatola,  grana,  emmenthal, mozzarella e tutti gli altri tipi di formaggio,  uova

Proteine vegetali:

Fagioli, piselli e tutti gli altri legumi ( ceci, lenticchie, fave, soia ecc..), noci o pistacchi o altra frutta oleosa secca ( mandorle, nocciole, pinoli)

Alimenti contenenti carboidrati  e ricchi anche di proteine e grassi

Latte  intero e yogurt al naturale o alla frutta,  Cannelloni e tortellini (paste ripiene in genere), pizza, patatine in sacchetto e patatine fritte o al forno,  bastoncini di pesce (e alimenti impanati), biscotti tipo frollini, Biscotti integrali, biscotti tipo Wafer o farciti o ricoperti al cioccolato, brioche (e merendine in genere), crostata di frutta, torta margherita e prodotti di pasticceria in genere, gelato , cioccolato al latte o fondente, crema di nocciola e cacao

NOTA :

 Tutti questi alimenti contengono grassi prevalentemente dannosi all’organismo come :

  • Grassi  saturi, idrogenati (trans) o sottoposti a trattamenti con alte temperature
  • Grassi  vegetali ricchi in grassi saturi (olio di palma, olio di cocco, ecc.)

Vanno quindi utilizzati con moderazione inserendoli in un programma alimentare variato, a basso tenore in grassi saturi e ricco in fibre (verdura, legumi, frutta e cereali integrali)

Alimenti ricchi in antiossidanti

Vino rosso, caffè,  cacao, tè verde,

Frutta e verdura:

– di colore rosso (ricchi in licopene e antocianine) esempio:  prugne, mirtilli, lamponi, ciliegie, fragole, cocomeri,  uva rossa, mele rosse, peperoni rossi, pomodori, ravanelli .

– di colore arancio (ricchi in carotenoidi e flavonoidi) esempio :  albicocche, arance, mango, papaia,  peperoni  arancioni, carote, zucche.

– di colore giallo-verde chiaro (ricchi in polifenoli e composti solforati) esempio :  mele gialle, avocado, banane, kiwi, pere, ananas, uva,  peperoni gialli, cavolfiore, cipolle, zucchine, sedano.

– di colore verde scuro (ricchi in clorofilla, magnesio, carotenoidi, luteina, polifenoli) esempio:  cavoli di bruxelles, spinaci, asparagi, peperoni verdi, broccoli, cetrioli, lattuga verde, carciofi, fagiolini, porri, verza.

– di colore viola (ricchi in antocianine e polifenoli) esempio : more, uva nera, susine, pere rosse, barbabietola, cavolo rosso, melanzane, cipolla rossa o viola.

Dott.ssa Daniela Bruttomesso