FAND SI RAFFORZA NELLA TUTELA DEI DIRITTI DI GIOVANI E ADULTI CON DIABETE.

FAND-Associazione italiana diabetici accresce la propria forza di rappresentanza, con l’ingresso nella compagine associativa di AID-Associazione italiana per la difesa degli interessi dei diabetici e FDG-Federazione Nazionale Diabete Giovanile.

AID-Associazione italiana per la difesa degli interessi dei diabetici e FDG-Federazione Nazionale Diabete Giovanile ODV-ETS, due storiche sigle del terzo settore impegnate nella tutela delle persone con diabete, aderiscono a FAND-Associazione italiana diabetici ODV, organizzazione che già raccoglie oltre 120 associazioni sul territorio nazionale.

Fondata nel 1982 da Roberto Lombardi, considerato il padre della Legge 115/87 alla base del sistema italiano di prevenzione, cura e assistenza al diabete – ed eretta a Ente morale nel 1993 – FAND rappresenta e offre tutela sanitaria, morale, assistenziale, giuridica e sociale ai cittadini con diabete.

«Sin dalla sua nascita la nostra organizzazione ha ottenuto importanti risultati per le persone con diabete in Italia – spiega Emilio Augusto Benini, Presidente FAND -. Le norme della legge che tutela i diritti dei diabetici costituiscono una conquista civile e giuridica che ci è invidiata in tutto il mondo, come furono conquiste fondamentali il diritto per i bambini diabetici, figli di dipendenti dello Stato, a frequentare le colonie estive o l’esenzione dal ticket per i farmaci e i presìdi diagnostico-terapeutici o lo è la recentissima sentenza della Corte di Appello di Genova, destinata a fare giurisprudenza, in favore di una giovane diabetica cui era stata preclusa in maniera discriminatoria la carriera di capostazione. La nostra forza è sempre stata l’unità e la decisione di associazioni importanti come AID e FDG di aderire a FAND è, da questo punto di vista, paradigmatica».

«AID fu costituita, per volontà dei suoi padri fondatori, pazienti e loro diabetologi, nel 1952 allo scopo di tutelare e difendere i sacrosanti diritti degli stessi negli ambiti del sociale della sanità e del lavoro. Per molti anni abbiamo condiviso con FAND percorsi comuni, come anche il riconoscimento a Ente morale. Oggi le nostre strade si uniscono, per rafforzare l’impegno nella difesa degli interessi dei malati di diabete», dichiara Raffele Scalpone, Presidente AID.

Analoga motivazione è espressa da Giuseppe Boriello, Presidente FDG: «Dopo oltre 30 anni di continua e fraterna collaborazione e di percorsi condivisi a favore dei diabetici italiani di ogni età, l’adesione di FDG a FAND, già avviata dal compianto Antonio Cabras, è lo sbocco logico».

Regione Veneto-Abilitazione del diabetico all’attività sportiva – Aggiornamento indicazioni operative.

Alla luce del mutato quadro di assistenza diabetologica e dei relativi strumenti di monitoraggio, si rende indispensabile fornire una serie di indicazioni sul tema al fine di garantire l’uniforme applicazione delle norme di cui trattasi in ambito regionale e favorire la pratica sportiva nel soggetto diabetico.

In tale ottica, la Rete clinica regionale di Medicina dello Sport e dell’Esercizio ha elaborato una proposta di modifica ed aggiornamento della disciplina in esame.

La presente recepisce integralmente tale documento elaborato congiuntamente alle Società Scientifiche diabetologiche regionali (SID, AMD, SIEDP) e al Coordinamento Veneto delle Associazioni dei pazienti diabetici.

La presente circolare intende superare le precedenti indicazioni regionali in tema di abilitazione del
paziente diabetico all’attività sportiva, racchiuse nella nota esplicativa n. 32652 del 20 luglio 1987, in
considerazione dell’evoluzione clinico-scientifica in ambito di diabetologia avvenuta in questi anni.


GIORNATA MONDIALE DEL DIABETE 2022

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che un adulto su 3 vive con il diabete, ma non sa di averlo. Ecco perchè una diagnosi precoce è fondamentale per prevenire il sorgere del diabete o quantomeno intervenire tempestivamente per ritardare l’aggravarsi della malattia.

Per un paziente diabetico conoscere meglio la malattia di cui è affetto, è molto importante, e un ruolo fondamentale nell’affrontare questa patologia lo gioca l’adozione di azioni di contenimento della malattia.

Ed è proprio quello che domenica 13 Novembre l‘Associazione Diabetici di Chioggia, durante la Giornata Mondiale del Diabete, ha cercato di fare con il punto informativo in piazza, dando priorità alla diffusione di un messaggio di sensibilizzazione sul diabete, e offrendo ai cittadini lo screening gratuito della glicemia.

L’iniziativa ha avuto un riscontro positivo, e su 250 persone che si sono sottoposte alla misurazione della glicemia, soltanto in una si è riscontrata una possibile patologia diabetica.
Una percentuale molto bassa, visto che negli anni precedenti la percentuale di persone che presentava glicemie alterate e non sapeva di avere il diabete si aggirava attorno al 2%.

Nello stesso pomeriggio, un momento divertente, e allo stesso tempo mirato al tema del diabete, è stato offerto dalla Compagnia Teatrale locale “Pochi ma boni”, che si è esibita attraverso simpatiche rappresentazioni della quotidianità, ricordando a chi si fermava l’importanza della prevenzione.

Il wellness walking come terapia e prevezione.

Il 26 Settembre è partita l’avventura per il nuovo gruppo di cammino… un gruppo di persone si ritrova due volte a settimana per camminare assieme all’aria aperta,accompagnati da volontari…

Qual è l’intento di questo progetto?
E’ quello di trasformare il gesto più naturale che esista, il camminare, in una sana abitudine, riconoscendolo come medicina per il trattamento e la prevenzione del diabete.

Camminare non è solo percorrere strada… camminare è una terapia, lo dicono gli esperti…
Camminare è motivo di incontro e di condivisione di un obiettivo… Lo sanno bene i nostri
partecipanti, che da tre settimane condividono questa esperienza, con un impegno costante che li rende un gruppo speciale…
Giorno dopo giorno il gruppo condivide una camminata alternata ad esercizi semplici di ginnastica dolce e di yoga, proposti dalla nostra simpaticissima Istruttrice Marina.

Tra il gruppo, le istruttrici e i volontari, si è già creata una bellissima sintonia, che accompagna i partecipanti alla conquista di piccoli traguardi, incontro dopo incontro… quanti progressi in queste poche settimane di cammino! E per noi questo è il regalo più grande!
Sorrisi ed entusiasmo!
Grazie a tutti voi per rendere questi incontri ogni volta un po’ più speciali!

L’appuntamento è tutti i lunedì e mercoledì dalle ore 15.30 alle ore 16.30 per informazioni chiamare il numero 3312959823


Considerato che camminare con una certa costanza gioca un ruolo fondamentale anche in termini di prevenzione di numerose patologie, compreso il diabete, l’Associazione il 17ottobre c.a. ha pensato di far partire un secondo gruppo di cammino.

Le persone che hanno aderito sono persone che hanno scelto di “volersi bene”, ribellandosi alla pigrizia e aprendo le porte ad uno stile di vita attivo…
Questo secondo gruppo seguirà un vero percorso di allenamento e, in modo naturale e con un minimo sforzo, seguirà un lavoro di prevenzione per diabete, malattie cardiovascolari e
sovrappeso…
Il progetto, che comprende 2 uscite settimanali all’aria aperta, combina camminata a ritmo
moderato ad esercizi di tonificazione, stretching e yoga.
Se poi all’esercizio fisico sommiamo un’alimentazione più sana e un nuovo atteggiamento mentale, positivo e consapevole, non potremmo più farne a meno!
Buon cammino a tutti!
L’appuntamento è tutti i lunedì e mercoledì dalle ore 17.00 alle ore 18.15 per informazioni chiamare il numero 3312959823

Nicoletta

Partecipazione al corso della conta dei carboidrati di una nostra delegazione.

Si è concluso da poco il corso “io, persona che conta…“, un corso di formazione rivolto alle persone con Diabete di tipo 1, provenienti da tutte le parti d’Italia; anche noi, Associazione Fand Chioggia abbiamo voluto partecipare in maniera attiva a questo corso di formazione, importantissimo per il paziente affetto da Diabete.

È importante sottolineare quanto la nostra associazione abbia messo a disposizione in questi giorni: a cominciare dalle esenzioni a noi proposte per il trasporto e l’alloggio, che ci hanno permesso di vivere in continua sicurezza e serenità, all’interno della struttura nel centro congressi di Perugia.

Il corso prevedeva sia una formazione individuale, in quanto ognuno di noi dovrebbe saper gestire la propria malattia in maniera indipendente e autonoma; sia una formazione e un confronto all’interno di un gruppo di lavoro con esercizi ben strutturati.

Il metodo di lavoro si è concentrato soprattutto con un approccio teorico, pratico e operativo, per dare modo alle varie persone di non assimilare le varie nozioni, non solo a livello teorico, ma anche pratico, potendosi mettere in gioco nelle varie situazioni e poter essere d’esempio per gli altri.

È importante, nella vita di noi diabetici, avere una corretta alimentazione, formata efficacemente da una buona terapia nutrizionale, pertanto è importante sapere come strutturare una giusta dieta efficace alla terapia insulinica. In questi tre giorni di formazione, questa è stata solo la base solida per permettere la comprensione della “conta dei carboidrati”.

La conta dei carboidrati (CHO) è uno dei vari approcci utilizzati per la terapia medica nutrizionale del diabete nelle persone che hanno un trattamento insulinico.

Consiste nello sviluppare la capacità di conteggiare il quantitativo in grammi dei carboidrati consumati, in modo da poterne controllare la quantità assunta, e di poter quindi adattare la terapia insulinica alla quota di carboidrati che si vuole consumare ai pasti.

Molto spesso le persone con diabete non vengono sensibilizzate e formate abbastanza da poter proporre una terapia alimentare basata sulla conta dei carboidrati, questo perchè molto spesso il concetto “spaventa”. Molto spesso a questi metodi si associa un sovraccarico di lavoro, da eseguire e tenere a mente, soprattutto. Molto spesso si pensa a una sorta di “compiti per casa”, quindi un lavoro che spesso e volentieri si associa ad uno studio, ad una costante verifica e analisi di ciò che succede alla nostra glicemia, conoscenza su cosa potrebbe o non potrebbe influenzare la nostra curva glicemica, e infine una comprensione che renda concreto l’operare attraverso questo metodo terapico.

Bisogna pensare, però, a quali benefici potrebbe comportare l’utilizzo della terapia della conta dei cho, e cioè, attraverso l’attività svolta, che tutto ciò- potrebbe rendere la dieta alimentare più flessibile e renderci consapevoli di ciò che influenza in maniera determinante la nostra glicemia.

Il corso si è presentato ben strutturato, rispettando e dando la precedenza alla nozioni di base, come saper riconoscere gli alimenti contenenti i carboidrati, e andando piano piano verso quella che é la consapevolezza nel riconoscere quanti cho sono presenti negli alimenti della quotidianità. Molto importante sono stati i metodi di pesatura degli alimenti, necessari quando ci potremmo trovare un una situazione nuova ed estranea, lontani da casa, e non abbiamo a disposizione una bilancia, fondamentale per una corretta conta. Non meno importante è stata la lezione sull’utilizzo delle nuove piattaforme online e applicazioni che concernano in un calcolo molto più rapido è gestibile di quelli che sono gli alimenti che ci si presentano a tavola.

Insomma, un corso che ha avuto uno sguardo a 360°, indispensabile per il diabete che vive oggi, con la digitalizzazione e con le nuove terapie alimentari.

È doveroso ringraziare FAND Nazionale, in particolar modo la nostra DIABETICO GUIDA e vice presidentessa Fand Nazionale, Manuela Bertaggia, organizzatrice del I corso per la conta dei carboidrati assieme al suo gruppo di lavoro composto di gente preparata e con grande passione.

Alberto Bonivento

Diabete e vaccini: un binomio vincente.

E non solo contro il Covid, ma anche contro influenza, pneumococco, meningococco e tutte le malattie infettive.

Le malattie infettive sono un importante tallone d’Achille per le persone con diabete; non solo sono più suscettibili, ma sviluppano spesso forme di infezione più gravi e, nel caso di quelle batteriche (polmoniti, infezioni delle vie urinarie, ecc), spesso sono gravate anche da resistenza alla terapia antibiotica. Per questo i vaccini, che siano anti-Covid-19 o anti-influenzali, rappresentano per i diabetici una strategia di prevenzione particolarmente raccomandata. “Il paziente con diabete – ricorda il professor Agostino Consoli , presidente della SID – è da una parte più esposto al contagio di alcune patologie infettive, ma soprattutto è più esposto alle complicanze. La persona con diabete che contrae l’infezione da Sars CoV-2 ha infatti un rischio doppio di andare in ospedale e di essere ricoverato in rianimazione. Quindi vaccino per tutti! Soprattutto per le persone con diabete, ma ovviamente anche per il resto della popolazione. E per le persone con diabete ricordiamo anche di fare i vaccini contro l’influenza, contro lo pneumococco, il meningococco, insomma contro tutte quelle patologie infettive prevenibili che sono più pericolose nella popolazione con diabete.”

“ Chi ha il diabete – afferma il Professor Enzo Bonora , Università di Verona – deve evitare assolutamente le infezioni e il modo migliore per prevenirle è vaccinarsi. Le persone con diabete sono particolarmente fragili nei confronti di tutte le infezioni, comprese quelle da SARS CoV-2. Quando vanno incontro al Covid-19, più facilmente fanno un’infezione grave che le porta al ricovero e anche alla morte, con maggior probabilità rispetto alla popolazione generale. Questa cosa non va nascosta perché le persone devono essere consapevoli del fatto che devono proteggersi. Non devono fare affidamento su cure che ancora non ci sono e forse non ci saranno mai. È molto meglio prevenire una malattia, che non farsela venire in forma grave e poi magari cercare di curarla. Perché a volte col Covid-19 la cura non funziona. E quelli che pensano di valutare se fare il richiamo (la terza dose), in funzione della loro risposta anticorpale, sbagliano. Intanto perché se 45 milioni di italiani volessero fare il test sierologico prima del vaccino il sistema non reggerebbe, ma anche perché non è detto che chi ha tanti anticorpi sia più protetto di chi ne ha meno. Quindi non ha senso fare questi esami. Ha senso invece aderire alla campagna vaccinale, facendo i vaccini proposti. Le persone con diabete che dovrebbero fare ogni anno il vaccino contro l’influenza e devono fare il richiamo contro il SARS CoV-2, che uccide con molta più frequenza di quanto non faccia l’influenza. La vaccinazione antinfluenzale, analogamente alle altre offerte gratuitamente dal Ssn, in caso di diabete, dovrebbe essere fatta a tutte le età, anche a 30 o a 40 anni, indipendentemente dalla durata del diabete e dalla presenza o meno di complicanze; perché l’influenza predispone il diabetico a varie complicanze, quali la polmonite batterica”.

“ La maggior suscettibilità alle infezioni delle persone con diabete (sia tipo 1 che 2) – spiega la dottoressa Valeria Sordi , Diabetes Research Institute , Ospedale Raffaele di Milano e componente del Comitato Didattico della Società Italiana di Diabetologia – è legata all’iperglicemia. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (2017-19) prevede una serie di vaccinazioni raccomandate e gratuite per le persone con diabete. Ma il passaggio dal ‘frigo al deltoide’ non sempre avviene. Anzi. Nel caso dell’influenza, a vaccinarsi è meno del 30% delle persone con diabete tra i 18 e i 64, mentre l’obiettivo sarebbe arrivare al 75%. Da uno studio che abbiamo condotto al San Raffaele è emerso inoltre che oltre il 60% delle persone con diabete di tipo 1 non è al corrente di questa possibilità o non vuole vaccinarsi. Sarebbe dunque necessario fare delle campagne informative ad hoc per combattere l’esitazione vaccinale, un fenomeno influenzato dal modello della 5 C: Confidence (la fiducia nell’efficacia dei vaccini e nei medici), Complacency (la mancata percezione del rischio delle malattie infettive), Convenience (accessibilità), Calculation (l’impegno dell’individuo nella ricerca di informazioni, che purtroppo, in mancanza di fonti certe, può portare ad una maggior resistenza al vaccino), Collective responsability (la volontà di proteggere gli altri, attraverso il vaccino)”.

Ma le persone con diabete come rispondono ai vaccini e in particolare a quello contro il SARS CoV-2? “In generale molto bene, al pari del resto della popolazione – spiega il professor Raffaele Marfella , ordinario di Medicina Interna presso l’Università della Campania ‘Vanvitelli’ (Napoli) – ma la risposta immunitaria dipende anche dal grado di compenso glicemico dell’individuo. Insomma, se la persona con diabete è scompensata (cioè se ha un’emoglobina glicata superiore al 7%) al momento della vaccinazione, la risposta al vaccino potrebbe ridursi. Ma la buona notizia è che se ottengono un buon compenso metabolico anche dopo aver fatto il vaccino, la risposta immunitaria torna altrettanto valida di quella delle persone non diabetiche. Il take home message insomma è che l’iperglicemia ‘sbiadisce’ la risposta immunitaria, mentre la ‘ricolora’ una glicemia ben compensata”. Il Covid-19 insomma rappresenta un motivo in più per perseguire un ottimo controllo della glicemia, sia per proteggersi dall’infezione, che per migliorare la risposta al vaccino. Si, ma quali vaccini?

“ Sono almeno tre le piattaforme di vaccini che si sono mostrate efficaci contro il Covid-19 – ricorda Carlo Toniatti , direttore scientifico IRBM di Pomezia – quelli a mRNA, a vettore virale e a nonoparticelle (i cosiddetti vaccini ‘proteici’). I vaccini a mRNA si sono dimostrati molto efficaci, ma hanno incontrato anche tante resistenze psicologiche; credo che l’arrivo dei vaccini ‘classici’, quelli a nanoparticelle ricombinanti, come il Novavax, aiuterà a vincere queste resistenze. E, per il futuro, si sta già lavorando a vaccini mirati ad aumentare l’immunità cellulare, cioè a stimolare le cellule T. Ma questo potrebbe richiedere una decina d’anni”.

E nel frattempo l’Africa, il continente meno vaccinato della terra, rappresenta una bomba a orologeria per l’emergere di nuove varianti.“Nella metà povera del mondo – ricorda il professor Dietelmo Pievani , biologo evoluzionista e prorettore dell’Università di Padova – il virus è più libero di mutare; per questo, le disuguaglianze di accesso alla salute e il SARS CoV-2 rappresentano una ‘sindemia’. Inoltre, abbiamo creato contesti antropici che favoriscono le zoonosi e questo favorisce le ‘ecosindemie’ (una pandemia che interagisce con fattori sociali ed ecologici); tutti i focolai di Ebola finora registrati si sono avuti in zone dove la foresta è stata rimpiazzata da piantagioni; anche il commercio illegale di animali esotici e i wet market favoriscono lo spillover . Insomma, anche l’attuale pandemia di Covid-19 è un effetto collaterale della devastazione ambientale. D’altronde, il concetto di ‘ One Health’ ce lo ha insegnato: la patologia dell’ambiente, prima o poi diventa patologia umana”.

Ufficio Stampa SID

Paziente ‘digitale’: il diabete è una delle discipline più ‘avanti’.

Le tecnologie per la salute digitale sono già una realtà nel campo del diabete e permettono di essere vicino ai pazienti anche quando il diabetologo è lontano. La lezione del Covid- 19 e cosa manca per un’implementazione su larga scala. L’intervento del professor Luigi Laviola (Bari) al congresso ‘Panorama Diabete’ della Società Italiana di Diabetologia.

La pandemia di Covid-19 ha dato un’accelerazione senza precedenti alla digitalizzazione della medicina, soprattutto nel campo del diabete. Ma adesso è necessario sistematizzare, rendere organiche e mettere in rete le tante iniziative spontanee, spuntate durante i mesi più duri dei lockdown, per traghettare il ‘digital diabetes’ verso il futuro, approfittando anche delle risorse messe a disposizione dal Pnrr. Perché tutto ciò diventi veramente l’alba di un nuovo mondo per le persone affette da questa condizione. E i risultati dei primi studi sulla telemedicina applicata al diabete suggeriscono che questa è la strada da percorrere, visto che i pazienti assistiti da remoto o in modalità ibrida hanno in media un’emoglobina glicata di mezzo punto inferiore a quelli assistiti in modalità tradizionale.

“ Il digitale è già presente in tanti aspetti della vita dei pazienti – afferma il professor Luigi Laviola , ordinario di Medicina Interna all’Università di Bari – dalla pre-visita (informazioni sulle malattie, ricerca di sintomi, medici e strutture), alla visita (prenotazione, consulto, pagamento, invio referti, al trattamento (somministrazione, monitoraggio del decorso della patologia). Ma la vera rivoluzione è ancor più evidente nei device per il diabete (pompe da insulina, penne da insulina ‘smart’, pancreas artificiali ibridi, sensori per la glicemia ‘impiantabili’ e ‘indossabili’), nelle ‘app’ per pazienti e per medici da smartphone, nei siti web di supporto al paziente e nei software di data management. E già si guarda alle prossime frontiere, come le app di supporto decisionale per il medico, gli algoritmi di intelligenza artificiale (già entrati nello screening della retinopatia diabetica) e i sistemi di integrazione delle informazioni provenienti dai social media. C’è poi tutta l’area dei digital therapeutics, cioè delle app utilizzate come ‘farmaci’, che verranno validati da trial clinici su e-coorti”.

La mobile health (m-health) fa riferimento all’uso di dispositivi mobili (app da computer o smartphone, altre che utilizzano sistemi di comunicazione più tradizionali quali telefono, sms, e-mail, instant messaging) per scambiare informazioni che hanno a che fare con la salute. Nell’ambito generale della connettività, la telemedicina fa riferimento all’attività di cura e prevenzione tramite l’uso di tecnologie, che include tutta una serie di strategie, la principale delle quali è il tele-monitoraggio . “Il diabete – commenta Laviola – è forse l’esempio migliore di come questi aspetti di salute digitale possano essere collegati in maniera efficace: la m-health consente al paziente di registrare sul suo smartphone e inviare su cloud i dati relativi ad esempio alla glicemia; il telemonitoraggio consente al medico di visualizzare questi dati sul suo computer e di darne un’interpretazione; la telemedicina in senso stretto è il collegamento tra questi due attori e utilizza le informazioni fornite dal paziente e le considerazioni fatte dal medico, per gestire al meglio la patologia”. Nel diabete, si è già in un contesto in cui questi vari aspetti sono collegati tra loro. Anche perché un numero, non seguito da un’azione, non ha alcun significato e non serve al paziente. Ma la strada da percorrere è questa. “Dal punto di vista della valutazione dell’efficacia – spiega Laviola – metanalisi e studi recenti convergono su un risultato ricorrente: queste strategie determinano una riduzione di mezzo punto dell’emoglobina glicata , un dato clinicamente significativo di miglioramento del compenso del diabete”.

Durante la pandemia, i medici si sono trovati a dover gestire richieste d’aiuto dei pazienti con malattia cronica che necessitavano di supporto e di contatto ma che dovevano evitare di entrare in ospedale. “Le società scientifiche di categoria (Società Italiana di Diabetologia – SID, Associazione Medici Diabetologi – AMD, Società Italiana di Endocrinologia – SIE) lo scorso anno, hanno messo a punto un Percorso Diagnostico- Terapeutico Assistenziale ( PDTA ) sottoposto alle autorità regolatorie, per un primo orientamento circa le modalità di attuazione di una tele-visita per i pazienti metabolici, diabetici ed endocrinopatici.

“ Successivamente – ricorda Laviola – abbiamo fatto una survey delle tecnologie e software disponibili per la telemedicina, per individuarne pregi e difetti e cosa serviva a migliorarle. Più di recente SID, AMD e SIE hanno elaborato un vademecum molto pratico sulla gestione delle visite diabetologiche da remoto, indicandone le tappe essenziali (calendarizzazione appuntamenti, contatto preliminare, acquisizione ricetta, attività di tele-visita con strumenti e software sicuri, criptati e in grado di garantire la sicurezza dei dati, la refertazione della visita e la certificazione della prestazione). Questo ha consentito alle strutture diabetologiche italiane di reggere l’impatto del Covid meglio di quanto sia successo in altri Paesi del mondo”. Negli Usa le visite in presenza si sono ridotte in questo periodo di oltre il 60% e solo il 14% di queste è stato recuperato tramite tele-visita; mentre in Italia, nelle 8 settimane di lockdown più duro (a marzo) molti centri diabetologici sono riusciti a portare a termine oltre il 90% delle visite prenotate grazie alla telemedicina. E si è addirittura generato un paradosso, quello del lockdown effect : alcuni parametri di compenso glico-metabolico dei pazienti italiani seguiti in telemedicina sono addirittura migliorati durante il lockdown. Forse perché si sono sentiti comunque seguiti, anche a distanza.

Cosa si è imparato da queste esperienze di telemedicina e come impronterà l’assistenza futura? “Di certo – spiega Laviola – il concetto di raccogliere dati rilevanti e come utilizzarli. Ma il modo con il quale facciamo le nostre visite deve cambiare; dobbiamo passare da un approccio ‘puntuale’, ad una visita che tenga conto di quello che è successo e di quello che succederà (i dispositivi di telemedicina raccolgono lo storico e ci permettono di prevedere il futuro). Infine, va considerata la possibilità dell’ approccio ‘ibrido’ (visite da remoto e in presenza nel corso dell’anno) che deve diventare un’opzione per tutte le persone con diabete. È naturalmente necessaria la disponibilità di hardware e di dispositivi nei centri diabetologici e a casa dei pazienti, ma la vera conditio sine qua non però è lavorare sulle competenze informatiche , non solo dei pazienti, ma anche dei professionisti della salute (formazione all’uso delle tecnologie). Un altro punto importante è l’ integrazione dei dati , cioè l’interoperabilità delle varie piattaforme; è necessario spingere per un linguaggio unico di queste piattaforme e di questi dispositivi. Non è accettabile che gli approccio innovativi di telemedicina siano guidati dall’iniziativa delle industrie private. Fondamentale è anche una normativa corretta sull’utilizzo dei dati e la sicurezza informatica dall’intrusione di cyber-attack. E infine l’interpretazione dell’utilità di questi sistemi che significa non solo una valutazione di costo-efficacia economica, ma una valutazione intelligente di quello che significa per la singola persona e per la società l’utilizzo di questi dispositivi; infine servono dei modelli di rimborso dignitosi”.

“ La sfida della cronicità – commenta Agostino Consoli , presidente della SID – passa per la prossimità. E la prossimità non può che essere digitale. E non solo nel contatto tra lo specialista di diabetologia e il paziente, ma anche nella costruzione della rete, del network , che comprende la persona con diabete, il suo curante, il medico di medicina generale, lo specialista diabetologo e in seconda battuta, gli specialisti coinvolti nel trattamento delle complicanze. E l’ossatura di questo network non può che essere telematica. Esempi virtuosi di questo sono già presenti. Occorre implementarli, diffonderli e renderli il ‘PDTA nazionale’ dell’assistenza al diabete”.

“ La pandemia di Covid- 19 – ammette il professor Angelo Avogaro , presidente eletto della SID – ha sicuramente imposto un ‘allontanamento’ del paziente con diabete dal suo centro di riferimento. Le ricadute di questo distacco sono state un peggioramento del compenso glicemico e l’interruzione dell’abituale follow-up delle complicanze della malattia. Per questi motivi, l’introduzione nella pratica diabetologica della digital health ha sicuramente reso meno dolorosa questa lontananza e ha favorito il rapporto continuo tra pazienti e diabetologo. A tutt’oggi la pandemia fa sentire i suoi effetti, ma riteniamo che, anche in tempi migliori, la digital health possa supportare la diabetologia, soprattutto nel follow-up dei pazienti con difficoltà di accesso ai servizi di diabetologia”.

Ufficio stampa Sid

Panorama Diabete: l’assistenza diabetologica di oggi e di domani. ‘ Innovazione, Organizzazione, Digitalizzazione’.

Riccione per quattro giorni capitale della diabetologia. Gli specialisti della Società Italiana di Diabetologia SID finalmente riuniti in presenza per gettare le basi della nuova assistenza diabetologica, ma anche per discutere delle nuove Linee Guida, delleultimissime novità terapeutiche di ‘Digital diabetes’ , ‘One health’ e Medicina di Genere.

Si inaugura oggi a Riccione ‘Panorama Diabete’, il Forum multidisciplinare e multidimensionale a cadenza biennale, organizzato dalla Società Italiana di Diabetologia. Nel corso del congresso, che si terrà da oggi al 30 novembre, verranno celebrati i 100 anni dalla scoperta dell’insulina con la presentazione di una cartolina celebrativa con uno speciale annullo postale, nell’ambito di una iniziativa di SID, AMD ed AIFA cui ha partecipato Poste Italiane. Questa cartolina verrà consegnata come riconoscimento simbolico ai ‘veterani’ del diabete, coloro che vivono bene con la malattia da oltre 50 anni e diventano quindi speciali testimonial degli incredibili progressi terapeutici fatti in questo campo. Per tutti, verrà pubblicamente ‘premiato’ un insegnante di Vasto (Chieti) che convive con questa condizione da oltre 65 anni.

Tanti gli argomenti sul tappeto nella quattro giorni di Riccione: da quelli clinico- scientifici (diabete e medicina di genere, diabete e ambiente, nuovi farmaci e nuovi device, Linee Guida, Digital Diabetes ), ‘contaminati’ dalle expertise di altri specialisti, a quelli politico-organizzativi. Tra questi ultimi protagonista assoluta è la riorganizzazione dell’assistenza diabetologica alla luce della missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ( Pnrr) e dell’esperienza della pandemia. “Noi diabetologi – afferma il professor Agostino Consoli , presidente SID – vogliamo essere parte attiva nella ridefinizione del nuovo piano assistenziale. Per questo, insieme ad AMD, abbiamo istituito un apposito tavolo tecnico consultivo, con il compito di elaborare proposte operative che aiutino a declinare le linee di indirizzo del PNRR in relazione al diabete”.

Al centro della missione 6 ‘Salute’ del Pnrr c’è il grande capitolo della ‘cronicità’, del quale il diabete è una parte importante. L’assistenza territoriale dovrà essere ridisegnata in un’ottica di medicina di prossimità, istituendo Case della Comunità, Ospedali di Comunità e avvalendosi sempre più di servizi di telemedicina. Ma per la gestione delle persone con diabete quale potrebbe essere la formula dell’assistenza ideale? “Ci auguriamo – afferma Consoli – che la rete dei centri diabetologici, che tanto ha contribuito al benessere delle persone con diabete in Italia, non venga relegata nelle Case di Comunità e magari ridimensionata, ridotta cioè alla presenza del solo diabetologo, anziché del team. Riteniamo opportuno creare anche sul territorio delle forti unità di diabetologia, che possono lavorare in rete e interagire con le Case di Comunità. È giusto che il paziente cronico venga assistito quanto più possibile fuori dall’ospedale, ma è necessario che soprattutto sul territorio possa trovare strutture specialistiche di diabetologia in grado di assisterlo in maniera ottimale e multidimensionale. Per questo riteniamo fondamentale creare e/o potenziare fortemente centri diabetologici hub , che rappresentino lo snodo essenziale di una rete digitale integrata, che consenta l’interazione efficace con la medicina generale e con tutti gli specialisti coinvolti a nella gestione delle persone con diabete”.

“ La omogeneità delle cure e dell’accesso ad esse – afferma Angelo Avogaro , presidente eletto della SID – è un diritto inalienabile dei cittadini affetti da diabete. Purtroppo esistono forti difformità a livello delle singole Regioni nella gestione delle malattie croniche. Per questo la SID auspica che in tutte le Regioni italiane, in modo uniforme, il cittadino interessato da questa malattia possa essere seguito da un team diabetologico completo e possa ricevere un counselling adeguato per ottimizzare lo stile di vita ed affrontare le problematiche poste dalla convivenza con la malattia. In tutte le persone affette dalla malattia dovrebbe non solo essere raggiunto un compenso metabolico ottimale attraverso l’impiego di farmaci innovativi con comprovata azione di protezione cardio- vasculo-renale, ma anche effettuato un periodico screening approfondito delle complicanze a lungo termine del diabete”. Questa omogeneità nell’assistenza delle persone con diabete è un elemento essenziale della tanto auspicata equità del nostro Servizio sanitario nazionale.

E in questo, la filosofia del Pnrr può venire in aiuto, dando omogeneità organizzativa e tecnologica all’assistenza territoriale ed estendendo così l’assistenza a fasce di popolazione al momento non raggiunte dallo specialista diabetologo; si stima che, oltre ai quasi 4 milioni di italiani con diabete, ve ne siano almeno altri 1,5-2 milioni ancora senza diagnosi, che sono cioè diabetici senza saperlo. Inoltre, solo una persona con diabete su 3 è attualmente assistita presso un centro diabetologico; una limitazione importante visto che al momento farmaci e device innovativi sono prescrivibili per lo più solo dagli specialisti. “La prevenzione del diabete e il suo trattamento – sostiene Avogaro – devono essere considerate strategiche.

Ecco perché – continua Avogaro – chiediamo da un lato che vengano fortemente potenziati i team diabetologici, dall’altro che si attui uno sforzo comune con la medicina generale per individuare e trattare tempestivamente i cittadini con nuova diagnosi di diabete, riferendoli, almeno per un primo inquadramento della patologia, ai servizi di diabetologia. Questi a loro volta dovranno collaborare in maniera efficace ed efficiente con il medico di medicina generale per una gestione integrata dell’assistito. In questo moderni strumenti tecnologici e informatici saranno di grande aiuto per seguire anche da remoto e con maggior continuità i pazienti con diabete, a rischio di complicanze o particolarmente fragili. Questo schema – conclude il professor Avogaro – avrà il vantaggio non solo di permettere al cittadino con diabete di essere comunque in contatto con lo specialista,ma anche di beneficiare di una più efficiente condivisione di dati e strategie tra diabetologo e medico di medicina generale”.

Ufficio Stampa SID

Diabete in Italia: trend in continua crescita da Nord a Sud

Negli ultimi venti anni, le persone con diabete in Italia aumentate in tutte le regioni, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento su scala nazionale; i livelli più elevati osservati ancora in Calabria, Sicilia e Campania.

La tendenza fotografata nella quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, realizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, in collaborazione con Istat e Coresearch.

Il diabete è in continua crescita in tutti i paesi europei. Fra il 2008 e il 2014 il numero di cittadini europei con diabete è cresciuto di 4,6 milioni, ovvero del 28 per cento in sei anni, con una crescita 24 volte maggiore rispetto a quella della popolazione nello stesso periodo.  Questa crescita è evidente anche In Italia, dove Istat stima che dal 2000 al 2019 le persone con diabete siano aumentate di circa il 60 per cento, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento (ovvero oltre 3 milioni e mezzo di persone). Lo documenta la quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, che verrà presentata stasera durante il webinar patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete “Il Diabete una malattia silente: l’impatto In Italia e nelle Regioni”.

Questo incremento è spiegabile con una pluralità di motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, l’obesità e in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari hanno un notevole impatto. Anche i continui progressi nel contrasto alle malattie croniche, quali le migliorate capacità diagnostiche accompagnate a una diagnosi in età più giovane o la capacità del sistema di cura di allungare la sopravvivenza delle persone con diabete e relative complicanze contribuiscono a questa crescita.

“L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma gli incrementi non sono stati omogenei su tutto il territorio. In particolare, rispetto al 2000 le prevalenze standardizzate aumentano maggiormente nelle regioni del Nord e del Centro (escluso il Lazio), che partivano da livelli più bassi. Per il Mezzogiorno fa eccezione la Sicilia che passa dal 4,4 per cento nel 2000 al 6,9 per cento nel 2019. Le differenze regionali si mantengono particolarmente elevate nella popolazione anziana, oltre 15 punti percentuali la distanza tra Bolzano e la Calabria, dove la quota di anziani con diabete supera il 25 percento e il tasso di mortalità per diabete è superiore alla media nazionale”, dice Roberta CrialesiDirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat.

Per quanto riguarda la mortalità, si conferma la tendenza a crescere passando dalle aree settentrionali a quelle meridionali del paese, con una certa variabilità in base alle province della stessa regione. Per esempio, in Piemonte i decessi per diabete rappresentano il 2,9 per cento dei decessi totali, una percentuale inferiore alla media nazionale che si attesta al 3,5 per cento, ma nella provincia di Vercelli il dato sale al 4,1 per cento, e in quella di Torino scende al 2,5. Analogamente, in Puglia, la cui media regionale è 4,6 per cento, si passa dal 5,6 di Taranto al 3,6 di Lecce.

“Questi dati indicano come ci sia ancora troppa disparità nell’accesso alle cure e ai trattamenti tra le varie Regioni italiane, ma anche tra le singole province di una stessa regione, finendo per fornire un quadro non accettabile all’interno di un Servizio Sanitario nazionale universalistico”, commenta Domenico Cucinotta, Coordinatore e Editor dell’Italian Diabetes Barometer Report. “Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possano contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico del diabete. Questo report prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation in collaborazione con ISTAT e CORESEARCH illustra una serie di dati e di passaggi chiave che possono contribuire ad affrontare con successo la crescita tumultuosa del diabete tipo 2, anche nel contesto dell’attuale gravissima crisi sanitaria globale e che, al contempo, possono avere un impatto di vasta portata sullo sviluppo complessivo delle malattie croniche”, aggiunge Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

L’aumento della popolazione con diabete negli ultimi anni ha comportato ovviamente un aumento di spesa per il Sistema Sanitario, ma non per quanto riguarda il costo medio pro-capite. Infatti, secondo i dati dell’osservatorio ARNO diabete, il costo medio annuo nel 2018 (escludendo i costi per dispositivi, come strisce, siringhe, aghi, voce non presente nel 2010) ammonta a 2.735 euro, praticamente uguale a quello del 2010. Analizzando le componenti dei costi, si evidenzia un lieve aumento di quelli per la terapia del diabete (+78 euro) e per le prestazioni ambulatoriali (+94 euro) e un aumento più marcato dei costi per altri farmaci (+224 euro), mentre si sono ridotti in maniera importante i costi per le ospedalizzazioni (-417 euro). “Questi dati suggeriscono come un investimento nell’appropriatezza terapeutica e nell’assistenza specialistica ambulatoriale possano rappresentare la chiave di volta per ridurre gli ingenti costi delle ospedalizzazioni, a loro volta indice di complicanze del diabete. Solo il 9 per cento della spesa riguarda i farmaci antidiabete; il 31 per cento è legato alle terapie per le complicanze e le patologie concomitanti, mentre oltre il 40 per cento è relativo al ricovero ospedaliero”, spiega Antonio Nicolucci, Direttore CORESEARCH.                

Secondo quanto rilevato da uno studio condotto nel 2011 dalla London School of Economics, il costo medio per paziente in Italia risulta marcatamente più basso rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania, dove l’assistenza diabetologica è demandata principalmente alla medicina generale, contrariamente a quanto accade in Italia, dove è invece presente una rete diffusa di strutture specialistiche, in grado di fornire assistenza a oltre il 50 per cento dei pazienti con diabete nel nostro Paese.

“Il modello italiano di cura del diabete è uno dei più efficienti e grandi progressi sono stati fatti negli ultimi anni nella lotta a questa malattia cronica, ma molto ancora si può fare. Per esempio, bisognerebbe implementare i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) sul diabete in modo che risultino semplici, condivisi ed efficaci, e che, soprattutto, facilitino il superamento delle barriere alla intensificazione terapeutica e favoriscano l’interazione della medicina del territorio con la rete specialistica diabetologica, per la quale l’Italia rappresenta un modello a livello internazionale per la presa in carico della persona con diabete”, dice Andrea LenziPresidente di Health City Institute e del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

“In questo anno segnato dalla pandemia è risultato ancora più evidente quanto sia importante avere accesso a dati confrontabili, consolidati e corretti per spiegare fenomeni complessi, in maniera tale da poter prendere decisioni conseguenti. Per questo motivo, l’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”, costituito in seno alla XVIII Legislatura quale spazio di dialogo e confronto parlamentare permanente e bipartisan sui temi dell’Obesità e del Diabete, sollecitando le Istituzioni governative a prendersi carico di questa malattia in maniera uniforme ed equa su tutto il territorio nazionale, saluta sempre con grande interesse documenti e analisi come quelle dell’IBDO Report”, afferma Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

“Dall’analisi effettuata dall’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che nella prima fase della pandemia Covid-19, il 16 per cento dei casi di decessi di persone risultate positive riguardava persone con diabete. Per questo motivo, siamo molto soddisfatti di aver avuto un riscontro positivo dal Ministero della Salute, che ha inserito, nel piano vaccinale approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 9 febbraio, le persone con diabete e obesità, fragili e vulnerabili, tra i gruppi di cittadini da considerare prioritari per la vaccinazione contro il Sars-Cov-2, come richiesto dalle società scientifiche e dal mondo diabetologico”, aggiunge Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

“Il diabete è una malattia dal quadro morboso complesso, ed è riportato come causa iniziale in circa 23 mila decessi, ma è presente tra le malattie che hanno un ruolo nel determinare il decesso (concausa) in un numero di casi circa 4 volte più elevato (oltre 80 mila decessi). Già prima della diffusione del virus SARS-CoV-2, il diabete aveva un’associazione significativa anche con le malattie infettive e parassitarie: tra coloro che presentano menzione di diabete si rilevava infatti un eccesso del 10 per cento dei decessi”, spiega Gian Carlo Blangiardo, Presidente dell’Istat.

“L’organizzazione sanitaria e i decisori di politiche sanitarie non possono prescindere dalle informazioni epidemiologiche che a livello nazionale derivano da numerose fonti coordinate da istituzioni e società scientifiche, che forniscono aggiornamenti sullo stato attuale di numerosi aspetti correlati al diabete, come il numero di persone affette ma anche la loro qualità di vita, la gestione clinica, l’accesso alle strutture sanitarie, ai dispositivi medici, alle cure domiciliari, alle terapie”, conclude Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore di Sanità.

Ufficio stampa IBDO Foundation:
HealthCom Consulting

Diabete e vaccinazione anti-Covid: ecco le ragioni di una scelta necessaria e salva-vita.

Le persone con diabete sono tra le categorie a maggior rischio di esito infausto in caso di infezione da nuovo coronavirus, come dimostrano anche i risultati degli ultimissimi studi, uno inglese e uno francese, appena pubblicati sulla rivista Diabetologia. Il vaccino anti-COVID è dunque per loro un’arma fondamentale. I diabetologi esortano le persone con diabete a vaccinarsi senza indugio

Il COVID è un nemico importante per le persone con diabete. Per questo la Società Italiana di Diabetologia, insieme all’Associazione Medici Diabetologi e alla Società Italiana di Endocrinologia si sono fatte promotrici della richiesta di rendere prioritaria la vaccinazione anti-COVID per le persone con diabete. A ulteriore conferma di quanto il vaccino sia fondamentale per la popolazione diabetica, arrivano i risultati aggiornati dello studio CORONADO, pubblicati oggi su Diabetologia(la rivista della EuropeanAssociation for the Study of Diabetes, EASD) dai professoriBertrand CarioueSamyHadjadj, dell’Università di Nantes (Francia). I dati pubblicati a maggio evidenziavano che il 10% delle persone con diabete e COVID moriva entro la prima settimana di ricovero. La nuova analisi, effettuata su 2.796 partecipanti (arruolati presso 68 centri ospedalieri francesi), evidenzia che un paziente su 5, tra i diabetici ricoverati per COVID, muore entro 28 giorni dal ricovero. Una glicemia elevata al momento del ricovero si associa ad un aumentato rischio di morte.

“La pandemia di Covid-19 – afferma il professor Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) –continua a mietere vittime e le vittime sono certamente molto più numerose tra le persone già affette da altre patologie. Tra queste, purtroppo, vanno sicuramente incluse le persone con diabete. Questo traspare già dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo i quali il diabete mellito è presente nel 30% dei pazienti deceduti per COVID-19, una percentuale significativamente superiore rispetto alla prevalenza della malattia diabetica nella popolazione generale (In Italia, il 6,7 %). E recentissimi studi internazionali non fanno che confermare questo dato drammatico. Un lavoro inglese del dottor Andrew McGovern dell’Università di Exeter, appena pubblicato online su Diabetologia, dimostra che tra i soggetti affetti da COVID -19, il rischio di morte in un individuo di 50 anni con diabete è pari al rischio di morte di un soggetto di 66 anni senza diabete. Lo studio osservazionale francese CORONADO pubblicato oggi su Diabetologia riporta che su una coorte di pazienti diabetici ospedalizzati per Covid-19 ben 1 su 5 va incontro al decesso durante le prime 4 settimane di ricovero. Sono dati drammatici, che sottolineano ancora volta quanto sia fondamentale ed irrinunciabile, per tutti, ma in particolare per le persone con il diabete, prevenire il contagio e proteggersi con il vaccino”.

Al momento le uniche azioni efficaci per la protezione control’infezione da SARS Cov-2 sono il distanziamento sociale e la profilassi vaccinale. “Tutti i dati ad oggi disponibili – conclude Consoli – dimostrano che anche nelle persone con diabete la vaccinazione anti-SARS Cov 2 è efficace e sicura. E’ quindi necessarioche le persone affette da questa condizione si rendano conto di quanto sia fondamentale la protezione offerta dal vaccino e corrano a vaccinarsi appena questo sarà possibile nelle loro sedi. Questo sempre continuando a rispettare scrupolosamente nei comportamenti le norme di sicurezza generali necessarie per limitare la trasmissione del virus”.

Ufficio Stampa SID