Diabete in Italia: trend in continua crescita da Nord a Sud

Negli ultimi venti anni, le persone con diabete in Italia aumentate in tutte le regioni, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento su scala nazionale; i livelli più elevati osservati ancora in Calabria, Sicilia e Campania.

La tendenza fotografata nella quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, realizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, in collaborazione con Istat e Coresearch.

Il diabete è in continua crescita in tutti i paesi europei. Fra il 2008 e il 2014 il numero di cittadini europei con diabete è cresciuto di 4,6 milioni, ovvero del 28 per cento in sei anni, con una crescita 24 volte maggiore rispetto a quella della popolazione nello stesso periodo.  Questa crescita è evidente anche In Italia, dove Istat stima che dal 2000 al 2019 le persone con diabete siano aumentate di circa il 60 per cento, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento (ovvero oltre 3 milioni e mezzo di persone). Lo documenta la quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, che verrà presentata stasera durante il webinar patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete “Il Diabete una malattia silente: l’impatto In Italia e nelle Regioni”.

Questo incremento è spiegabile con una pluralità di motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, l’obesità e in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari hanno un notevole impatto. Anche i continui progressi nel contrasto alle malattie croniche, quali le migliorate capacità diagnostiche accompagnate a una diagnosi in età più giovane o la capacità del sistema di cura di allungare la sopravvivenza delle persone con diabete e relative complicanze contribuiscono a questa crescita.

“L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma gli incrementi non sono stati omogenei su tutto il territorio. In particolare, rispetto al 2000 le prevalenze standardizzate aumentano maggiormente nelle regioni del Nord e del Centro (escluso il Lazio), che partivano da livelli più bassi. Per il Mezzogiorno fa eccezione la Sicilia che passa dal 4,4 per cento nel 2000 al 6,9 per cento nel 2019. Le differenze regionali si mantengono particolarmente elevate nella popolazione anziana, oltre 15 punti percentuali la distanza tra Bolzano e la Calabria, dove la quota di anziani con diabete supera il 25 percento e il tasso di mortalità per diabete è superiore alla media nazionale”, dice Roberta CrialesiDirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat.

Per quanto riguarda la mortalità, si conferma la tendenza a crescere passando dalle aree settentrionali a quelle meridionali del paese, con una certa variabilità in base alle province della stessa regione. Per esempio, in Piemonte i decessi per diabete rappresentano il 2,9 per cento dei decessi totali, una percentuale inferiore alla media nazionale che si attesta al 3,5 per cento, ma nella provincia di Vercelli il dato sale al 4,1 per cento, e in quella di Torino scende al 2,5. Analogamente, in Puglia, la cui media regionale è 4,6 per cento, si passa dal 5,6 di Taranto al 3,6 di Lecce.

“Questi dati indicano come ci sia ancora troppa disparità nell’accesso alle cure e ai trattamenti tra le varie Regioni italiane, ma anche tra le singole province di una stessa regione, finendo per fornire un quadro non accettabile all’interno di un Servizio Sanitario nazionale universalistico”, commenta Domenico Cucinotta, Coordinatore e Editor dell’Italian Diabetes Barometer Report. “Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possano contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico del diabete. Questo report prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation in collaborazione con ISTAT e CORESEARCH illustra una serie di dati e di passaggi chiave che possono contribuire ad affrontare con successo la crescita tumultuosa del diabete tipo 2, anche nel contesto dell’attuale gravissima crisi sanitaria globale e che, al contempo, possono avere un impatto di vasta portata sullo sviluppo complessivo delle malattie croniche”, aggiunge Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

L’aumento della popolazione con diabete negli ultimi anni ha comportato ovviamente un aumento di spesa per il Sistema Sanitario, ma non per quanto riguarda il costo medio pro-capite. Infatti, secondo i dati dell’osservatorio ARNO diabete, il costo medio annuo nel 2018 (escludendo i costi per dispositivi, come strisce, siringhe, aghi, voce non presente nel 2010) ammonta a 2.735 euro, praticamente uguale a quello del 2010. Analizzando le componenti dei costi, si evidenzia un lieve aumento di quelli per la terapia del diabete (+78 euro) e per le prestazioni ambulatoriali (+94 euro) e un aumento più marcato dei costi per altri farmaci (+224 euro), mentre si sono ridotti in maniera importante i costi per le ospedalizzazioni (-417 euro). “Questi dati suggeriscono come un investimento nell’appropriatezza terapeutica e nell’assistenza specialistica ambulatoriale possano rappresentare la chiave di volta per ridurre gli ingenti costi delle ospedalizzazioni, a loro volta indice di complicanze del diabete. Solo il 9 per cento della spesa riguarda i farmaci antidiabete; il 31 per cento è legato alle terapie per le complicanze e le patologie concomitanti, mentre oltre il 40 per cento è relativo al ricovero ospedaliero”, spiega Antonio Nicolucci, Direttore CORESEARCH.                

Secondo quanto rilevato da uno studio condotto nel 2011 dalla London School of Economics, il costo medio per paziente in Italia risulta marcatamente più basso rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania, dove l’assistenza diabetologica è demandata principalmente alla medicina generale, contrariamente a quanto accade in Italia, dove è invece presente una rete diffusa di strutture specialistiche, in grado di fornire assistenza a oltre il 50 per cento dei pazienti con diabete nel nostro Paese.

“Il modello italiano di cura del diabete è uno dei più efficienti e grandi progressi sono stati fatti negli ultimi anni nella lotta a questa malattia cronica, ma molto ancora si può fare. Per esempio, bisognerebbe implementare i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) sul diabete in modo che risultino semplici, condivisi ed efficaci, e che, soprattutto, facilitino il superamento delle barriere alla intensificazione terapeutica e favoriscano l’interazione della medicina del territorio con la rete specialistica diabetologica, per la quale l’Italia rappresenta un modello a livello internazionale per la presa in carico della persona con diabete”, dice Andrea LenziPresidente di Health City Institute e del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

“In questo anno segnato dalla pandemia è risultato ancora più evidente quanto sia importante avere accesso a dati confrontabili, consolidati e corretti per spiegare fenomeni complessi, in maniera tale da poter prendere decisioni conseguenti. Per questo motivo, l’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”, costituito in seno alla XVIII Legislatura quale spazio di dialogo e confronto parlamentare permanente e bipartisan sui temi dell’Obesità e del Diabete, sollecitando le Istituzioni governative a prendersi carico di questa malattia in maniera uniforme ed equa su tutto il territorio nazionale, saluta sempre con grande interesse documenti e analisi come quelle dell’IBDO Report”, afferma Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

“Dall’analisi effettuata dall’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che nella prima fase della pandemia Covid-19, il 16 per cento dei casi di decessi di persone risultate positive riguardava persone con diabete. Per questo motivo, siamo molto soddisfatti di aver avuto un riscontro positivo dal Ministero della Salute, che ha inserito, nel piano vaccinale approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 9 febbraio, le persone con diabete e obesità, fragili e vulnerabili, tra i gruppi di cittadini da considerare prioritari per la vaccinazione contro il Sars-Cov-2, come richiesto dalle società scientifiche e dal mondo diabetologico”, aggiunge Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

“Il diabete è una malattia dal quadro morboso complesso, ed è riportato come causa iniziale in circa 23 mila decessi, ma è presente tra le malattie che hanno un ruolo nel determinare il decesso (concausa) in un numero di casi circa 4 volte più elevato (oltre 80 mila decessi). Già prima della diffusione del virus SARS-CoV-2, il diabete aveva un’associazione significativa anche con le malattie infettive e parassitarie: tra coloro che presentano menzione di diabete si rilevava infatti un eccesso del 10 per cento dei decessi”, spiega Gian Carlo Blangiardo, Presidente dell’Istat.

“L’organizzazione sanitaria e i decisori di politiche sanitarie non possono prescindere dalle informazioni epidemiologiche che a livello nazionale derivano da numerose fonti coordinate da istituzioni e società scientifiche, che forniscono aggiornamenti sullo stato attuale di numerosi aspetti correlati al diabete, come il numero di persone affette ma anche la loro qualità di vita, la gestione clinica, l’accesso alle strutture sanitarie, ai dispositivi medici, alle cure domiciliari, alle terapie”, conclude Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore di Sanità.

Ufficio stampa IBDO Foundation:
HealthCom Consulting

Diabete e vaccinazione anti-Covid: ecco le ragioni di una scelta necessaria e salva-vita.

Le persone con diabete sono tra le categorie a maggior rischio di esito infausto in caso di infezione da nuovo coronavirus, come dimostrano anche i risultati degli ultimissimi studi, uno inglese e uno francese, appena pubblicati sulla rivista Diabetologia. Il vaccino anti-COVID è dunque per loro un’arma fondamentale. I diabetologi esortano le persone con diabete a vaccinarsi senza indugio

Il COVID è un nemico importante per le persone con diabete. Per questo la Società Italiana di Diabetologia, insieme all’Associazione Medici Diabetologi e alla Società Italiana di Endocrinologia si sono fatte promotrici della richiesta di rendere prioritaria la vaccinazione anti-COVID per le persone con diabete. A ulteriore conferma di quanto il vaccino sia fondamentale per la popolazione diabetica, arrivano i risultati aggiornati dello studio CORONADO, pubblicati oggi su Diabetologia(la rivista della EuropeanAssociation for the Study of Diabetes, EASD) dai professoriBertrand CarioueSamyHadjadj, dell’Università di Nantes (Francia). I dati pubblicati a maggio evidenziavano che il 10% delle persone con diabete e COVID moriva entro la prima settimana di ricovero. La nuova analisi, effettuata su 2.796 partecipanti (arruolati presso 68 centri ospedalieri francesi), evidenzia che un paziente su 5, tra i diabetici ricoverati per COVID, muore entro 28 giorni dal ricovero. Una glicemia elevata al momento del ricovero si associa ad un aumentato rischio di morte.

“La pandemia di Covid-19 – afferma il professor Agostino Consoli, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) –continua a mietere vittime e le vittime sono certamente molto più numerose tra le persone già affette da altre patologie. Tra queste, purtroppo, vanno sicuramente incluse le persone con diabete. Questo traspare già dai dati dell’Istituto Superiore di Sanità, secondo i quali il diabete mellito è presente nel 30% dei pazienti deceduti per COVID-19, una percentuale significativamente superiore rispetto alla prevalenza della malattia diabetica nella popolazione generale (In Italia, il 6,7 %). E recentissimi studi internazionali non fanno che confermare questo dato drammatico. Un lavoro inglese del dottor Andrew McGovern dell’Università di Exeter, appena pubblicato online su Diabetologia, dimostra che tra i soggetti affetti da COVID -19, il rischio di morte in un individuo di 50 anni con diabete è pari al rischio di morte di un soggetto di 66 anni senza diabete. Lo studio osservazionale francese CORONADO pubblicato oggi su Diabetologia riporta che su una coorte di pazienti diabetici ospedalizzati per Covid-19 ben 1 su 5 va incontro al decesso durante le prime 4 settimane di ricovero. Sono dati drammatici, che sottolineano ancora volta quanto sia fondamentale ed irrinunciabile, per tutti, ma in particolare per le persone con il diabete, prevenire il contagio e proteggersi con il vaccino”.

Al momento le uniche azioni efficaci per la protezione control’infezione da SARS Cov-2 sono il distanziamento sociale e la profilassi vaccinale. “Tutti i dati ad oggi disponibili – conclude Consoli – dimostrano che anche nelle persone con diabete la vaccinazione anti-SARS Cov 2 è efficace e sicura. E’ quindi necessarioche le persone affette da questa condizione si rendano conto di quanto sia fondamentale la protezione offerta dal vaccino e corrano a vaccinarsi appena questo sarà possibile nelle loro sedi. Questo sempre continuando a rispettare scrupolosamente nei comportamenti le norme di sicurezza generali necessarie per limitare la trasmissione del virus”.

Ufficio Stampa SID

Diabete: micropump senza catetere vince il premio Innovation of the Year 2020

  • Accu-Chek Solo, il nuovo dispositivo per la somministrazione in continuo di insulina di Roche Diabetes Care, è stato premiato ai Life Science Excellence Awards 2020 con il premio Innovation of the Year nella categoria Best Innovative Device.
  • La sua caratteristica modulare consente di cambiare le diverse componenti indipendentemente, evitando così gli sprechi di insulina e di materiale plastico e adattandosi ai diversi stili di vita delle persone con diabete

Accu-Chek Solo, la nuova micropump di Roche Diabetes Care, vince nella categoria Best Innovative Device il premio Innovation of the Year 2020. Organizzati da Sics -Società Italiana di comunicazione Scientifica e Sanitaria – e promossi da Popular Science, rivista di scienze e innovazione, i Life Science Excellence Awards hanno premiato per il secondo anno consecutivo i progetti di prevenzione, ricerca e advocacy, le molecole e le tecnologie dell’ambito biomedicale più innovative sviluppate nell’ultimo anno.

Alto 6,3 cm, largo 3,9 e profondo 1,4, Accu-Chek Solo associa una micropump senza catetere per la somministrazione sottocutanea in continuo di insulina con un dispositivo di controllo touch screen e tecnologia wireless Bluetooth che consente, inoltre, la determinazione della glicemia capillare e il calcolo del bolo.
La micropump è costituita da tre componenti: il supporto con l’ago cannula che si applica sulla cute, la base del microinfusore e il serbatoio per l’insulina che si innestano a loro volta sul supporto con un peso totale di 29 gr.
Il dispositivo premiato si contraddistingue, oltre che per le ridotte dimensioni, per la possibilità di scollegare e collegare il microinfusore senza dover rimuovere l’ago-cannula e di sostituire singolarmente e indipendentemente le diverse componenti, come il serbatoio di insulina. È anche eco-friendly: consente infatti di evitare gli sprechi di insulina e di materiale plastico, riducendo così il suo impatto ambientale.

«Le dimensioni ridotte, l’assenza di catetere e la maggiore modularità, che permette all’occorrenza di togliere e rimettere la micropump senza sprechi di insulina o di altri prodotti consumabili, aiutano i pazienti con diabete a superare alcune barriere pratiche e mentali dovute alla gestione del microinfusore nella vita di tutti i giorni» spiega Emanuele Bosi, Primario diabetologo dell’Ospedale San Raffaele e professore di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Infatti, spesso le persone con diabete hanno difficoltà a integrare il microinfusore nella vita quotidiana, sia per il timore che il catetere si impigli, causando eventualmente anche la fuoriuscita della cannula dal sito di infusione, sia per la scarsa discrezione dovuta alla visibilità del dispositivo».

«La micropump senza catetere di Roche Diabetes Care si adatta ai diversi stili di vita delle persone con diabete» spiega Serena Ferrari, Marketing Director di Roche Diabetes Care Italy. «Questo è in linea con l’obiettivo della nostra azienda, che è quello di supportare i pazienti con diabete nel loro percorso, favorendo una sempre maggiore personalizzazione delle soluzioni offerte dai medici. Molti pazienti si sentono soli nell’affrontare una malattia così complessa e sapere che il nostro dispositivo, stando a un’indagine che abbiamo condotto, ha soddisfatto quasi l’80% delle persone con diabete e al 65% ha contribuito significativamente a migliorare la vita, ci gratifica e ci spinge ogni giorno a dare il massimo per portare un reale sollievo a queste persone».

Uffico stampa Healthcom Consulting

La Lega Calcio Serie A scende in campo a fianco di SID e AMD per la Giornata Mondiale del Diabete
Obiettivo: vincere il campionato contro il diabete.

Lo sport, da sempre ‘amico’ delle persone con diabete,quest’anno lo è ancora di più. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete 2020, che si celebra il 14 novembre, la Lega Calcio di Serie A ha infatti deciso di scendere in campo contro il diabete, a fianco della Società Italiana di Diabetologia (SID) e dell’Associazione Medici Diabetologi(AMD), ospitando sulla landing page della Lega Calcio Serie A (www.legaseriea.it) un visual (una mascherina) per ricordare a tutti l’importanza di proteggersi contro il COVID-19 per vincere la partita contro il virus e di adottare uno stile di vita corretto, fatto di sana alimentazione e di tanta attività fisica, per vincere il campionato contro il diabete.

Al visual saranno linkati due decaloghi, uno su‘Diabete e COVID-19’ e l’altro ‘Prevenire il diabete’,stilati dalle società scientifiche di diabetologia SID e AMD. “Curare bene il diabete è possibile, e per fare questo è indispensabile interrompere la sedentarietà e fare attività fisica – dice il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia SID – Un corretto stile di vita, aiuta a mantenere un buon controllo metabolico e riduce il rischio di contrarre l’infezione da COVID-19”. “Diabete ben controllato significa maggiori probabilità che l’infezione da COVID-19 abbia un decorso meno problematico – aggiunge il professor Agostino Consoli, presidente eletto della SID –Lo scompenso glicemico aumenta invece purtroppo la possibilità che l’infezione da COVID-19 abbia esiti drammatici. Se è presente il diabete, doppie precauzioni ed attenzione massima a mantenere un buon controllo glicemico”.

Secondo Paolo Di Bartolo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi AMD “non dobbiamo spaventarci! Possiamo proteggerci non solo con l’uso costante della mascherina, mantenendo il distanziamento sociale, igienizziamo le mani ma anche e soprattutto facendo ogni sforzo per mantenere le glicemie ben controllate. Così vinceremo il nostro campionato!!”. “Sedentarietà e cattiva alimentazione sono i principali nemici del diabete – precisa Graziano Di Cianni, vicepresidente AMD – Anche se l’emergenza Covid ci impone di stare più tempo a casa, limitandoci negli spostamenti, non dimentichiamo l’importanza della prevenzione: mantenere un certo grado di attività fisica, stare attenti all’alimentazione ed evitare i maggiori fattori di rischio (abuso di alcol, fumo,…) aiuta tutti a stare meglio, sempre!”

Secondo la Lega Calcio si stima che gli italiani con diabete siano circa 4 milioni, mentre un altro milione di persone è affetto da questa condizione ma non lo ha ancora scoperto. Fondamentale per la prevenzione e il trattamento del diabete di tipo 2, che è la forma più frequente, l’adozione di corretti stili di vita soprattutto sul versante della dieta e dell’attività fisica, che va svolta in maniera costante. L’endorsement del top del mondo del calcio è dunque particolarmente prezioso per aiutare a veicolare questi messaggi di salute.

Si stima che gli italiani con diabete siano circa 4 milioni, mentre un altro milione di persone è affetto da questa condizione ma non lo ha ancora scoperto. Fondamentale per la prevenzione e il trattamento del diabete di tipo 2, che è la forma più frequente, l’adozione di corretti stili di vita soprattutto sul versante della dieta e dell’attività fisica, che va svolta in maniera costante. L’endorsement del top del mondo del calcio è dunque particolarmente prezioso per aiutare a veicolare questi messaggi di salute.


LEGA SERIE A è da sempre vicina ad ogni iniziativa che contribuisca a ricordare come lo sport, uno stile di vita e di alimentazione sana aiutino a prevenire le malattie – specie quelle croniche – e restare in salute. Ancora di più in momenti drammatici come quelli che stiamo vivendo a causa del COVID-19 l’impegno della Lega Serie A è e sarà sempre al fianco di medici, infermieri e di quanti lavorano per la nostra salute. Indossiamo SEMPRE la mascherina e seguiamo SEMPRE la regola di mangiare sano e fare sport.

DECALOGO ‘COVID-19 E DIABETE’

I consigli della Società Italiana di Diabetologia e dall’Associazione Medici Diabetologi

Le persone che convivono con il diabete sanno bene quanto sia importante fare ancora più attenzione alla gestione della propria patologia se a questa se ne aggiunge un’altra di qualsiasi natura. Anche il COVID-19. In questo periodo di emergenza nazionale invitiamo i pazienti a mantenere la calma e a comportarsi come farebbero se, oltre al diabete, dovessero gestire una qualsiasi altra patologia o situazione particolarmente stressante. Queste le poche semplici regole, peraltro sempre valide durante la stagione influenzale, alle quali attenersi:

1. Mantieni un giusto livello di idratazione

2. Monitora con ancora maggior attenzione la glicemiae, in caso di terapia insulinica, anche i chetoni .

3.Misura regolarmente la temperatura.

4.Segui in maniera scrupolosa le indicazioni ricevute dal tuo medico diabetologo.

5..Non allarmarti oltre misura: i rischi di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus per una persona con diabete non sono maggiori che per il resto della popolazione

6. Mantieni un buon controllo della glicemia perché, in caso di COVID-19, i rischi di complicanze e di esiti sfavorevoli sono maggiori nelle persone con diabete scompensato.

7.Indossa sempre la mascherina (tranne che a casa, in presenza dei familiari)

8. Lava o disinfetta spesso le mani.

9.. Mantieni le distanze con le altre persone

10.Arieggia spesso la casa o la stanza in ufficio.

Ufficio stampa Amd

Ufficio stampa Sid

Giornata Mondiale del Diabete 2020
Comunicato stampa congiunto SID, AMD, SIE, DIABETE ITALIA, FAND, OSDI, ANIED

Nella gestione del diabete gli infermieri fanno la differenza. Fondamentale dunque fare formazione e trovare i fondi per supportare questi professionisti sanitari, indispensabili all’interno del team diabetologico. E’ questo il tema e la call to action scelti dall’International Diabetes Federation per la campagna della Giornata Mondiale del Diabete 2020, focalizzata appunto sul ruolo dell’infermiere nella prevenzione e nel trattamento del diabete. Un ruolo che si ammanta e si arricchisce di nuovi significati in un periodo profondamente segnato dalla pandemia di COVID-19 e dalla conseguente necessità di mettere in campo piattaforme e strumenti di teleconsulto per continuare a seguire in sicurezza i pazienti, anche a distanza. L’obiettivo finale è quello di migliorare l’assistenza di questa condizione che continua a provocare un decesso ogni 8 secondi, e con la quale convive una persona su 10 nel mondo.

La pandemia ha sdoganato il ‘tele-diabete’ 

“L’attuale pandemia di COVID-19 – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – ha reso ancora più urgente e pressante il ricorso al teleconsulto per garantire in maniera sempre più diffusa l’accesso alle cure, in condizioni di massima sicurezza per pazienti e operatori sanitari”. E un recentissimo documento siglato da SID, AMD e SIE ha fatto il punto della situazione. Televisita e Telesalute rappresentano in quest’ottica un’opzione concreta e fattibile per il controllo a domicilio di tutte le patologie croniche che richiedano trattamenti di lungo periodo, come appunto il diabete, con alcune eccezioni (prime visite, riacutizzazioni di patologie croniche, alterazione dei parametri vitali, tali da imporre il ricovero immediato). L’attivazione dei servizi di televisita/telesalute, in particolare in questo periodo, garantisce la continuità delle cure e dell’assistenza in sicurezza. Durante il lockdown di primavera, SID, AMD e SIE (Società Italiana di Endocrinologia) hanno effettuato dei corsi di formazione sul diabete su Facebook, che hanno raggiunto una platea di 220 mila persone. L’impiego delle cartelle cliniche elettroniche ha permesso di avere accesso alla storia del singolo paziente e di erogare prestazioni puntuali anche da remoto. Infine, i sistemi Cloud che gestiscono CGM, FGM e micropompe hanno consentito ai diabetologi di modificare le terapie diabetologiche in base alle glicemie (documento consultabile su:

https://www.siditalia.it/clinica/linee-guida-societari;

https://aemmedi.it/tavolo-telemedicina-amd-sid-sie/

http://www.societaitalianadiendocrinologia.it/html/news/piattaforme-telemedicina.asp)

“Ma tutto questo – prosegue Purrello – è avvenuto in corsa, nel bel mezzo di una pandemia. E questo ha fatto emergere sia carenze dei sistemi di telemedicina in grado di risolvere le richieste dei diabetologi, che una serie di carenze conoscitive dei professionisti, in merito agli strumenti telematici disponibili sul mercato e potenzialmente utilizzabili”. Per questo le tre società scientifiche hanno fatto una ricognizione approfondita di tutti i sistemi di telemedicina disponibili sul mercato per valutare le funzionalità e applicazioni cliniche dei sistemi disponibili, individuando tre tipologie principali nelle quali possono essere ricompresi i sistemi disponibili: sistemi di trasmissione dei valori glicemici a distanza; sistemi integrati con Telehealth center automatici e con personale sanitari; sistemi di trasmissione di dati clinici ed amministrativi da e verso la persona con diabete.

“Le tante iniziative congiunte intraprese da AMD, SID e SIE, sin dal periodo del lockdown di marzo e aprile, testimoniano il nostro impegno affinché sia ampliato il ricorso a strategie che garantiscano la continuità assistenziale, proprio quando seguire e assistere si fa più complesso – dichiara Paolo Di Bartolo, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – Alla luce dell’importanza crescente di queste strategie, telemedicina e teleassistenza in primis, assume ulteriore centralità il ruolo degli infermieri. In un periodo così travagliato, il primo compito del team diabetologico è quello di stare vicino alle persone con diabete: assisterle quando è impossibile vedersi, seguirle quando è arduo effettuare una visita. E proprio da questo punto di vista gli infermieri offrono un supporto essenziale e insostituibile, perché rappresentano l’avamposto di prossimità del team diabetologico rispetto ai bisogni dei pazienti, e con questa loro vicinanza riescono spesso a decifrare e risolvere, in modo estremamente pratico, le difficoltà, i problemi e i dubbi che le persone con diabete incontrano ogni giorno. Mentre vede la luce la figura dell’infermiere di comunità, auspico che il diabete assuma ancora una volta funzione paradigmatica: non solo modello di cronicità, come da tanto tempo siamo abituati a pensare, ma anche laboratorio della capacità dei nostri infermieri di farsi prossimi e risolutivi rispetto alla quotidianità della domanda di salute dei pazienti”.

“La recente emergenza causata dal COVID-19 più che una pandemia è una vera e propria sindemia – commenta il professor Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia – perché per molti pazienti al dramma del COVID-19 si aggiunge quello di una patologia cronica preesistente, e le due condizioni si potenziano a vicenda. Se finora tutta l’attenzione si è focalizzata sull’interruzione della catena di contagio per contenere la pandemia, anche alla luce dei mesi che abbiamo davanti dobbiamo sforzarci per garantire alle persone con diabete e, in generale a tutte quelle con una patologia cronica, un’assistenza rigorosa ed efficace. E la telemedicina, utilizzata in corsa nella prima ondata della pandemia, sicuramente sopravviverà a questi mesi e ci consentirà di ridisegnare l’assistenza per i pazienti cronici, già in crisi prima del COVID-19”. “L’impiego della telemedicina nella assistenza alla persona con diabete – aggiunge il professor Francesco Giorgino, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia – dovrà da ora in poi far parte dello standard di cura del diabete attraverso strumenti digitali sempre più versatili e affidabili, anche per garantire la protezione dei dati personali. È anche auspicabile che medici e gli infermieri impegnati nella cura delle persone con diabete acquisiscano sempre più familiarità con la telemedicina, così da venire incontro alle esigenze anche di specifiche categorie di pazienti, come le donne affette da diabete in gravidanza e coloro che fanno uso di dispositivi avanzati (microinfusori di insulina, sensori della glicemia e sistemi integrati)”.

“L’infermiere è da sempre una figura centrale nella gestione delle persone con diabete, ma bisogna pure ammettere che non sempre questa centralità è stata riconosciuta e rammentata – dice Graziano Di Cianni, Vice Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – L’emergenza Covid19 si è fatta carico di ammonirci in modo inequivocabile, e oggi l’infermiere merita di essere celebrato, in occasione della Giornata Mondiale, anche per i compiti che sta svolgendo a pandemia in corso. Tutte le strategie di assistenza da remoto hanno sancito la crescita della quantità e della qualità delle mansioni affidate agli infermieri, e questa evoluzione professionale non può essere considerata una parentesi – aperta e chiusa dalla pandemia – ma la tappa di un percorso. Percorso del quale devono prendere coscienza anche le persone con diabete, che avranno sempre di più, nell’infermiere, una figura di riferimento per la gestione quotidiana della malattia”.

Infermieri contro il diabete

Il ruolo degli infermieri è fondamentale nel fare diagnosi precoce di diabete, soprattutto nel bambino, nel fare training e fornire supporto psicologico al paziente, nell’individuare i fattori di rischio che consentono di prevenire il diabete di tipo 2. Governi e università devono investire di più in formazione e training degli infermieri specializzati in diabet, ed un primo e fondamentale passo in questa direzione è certamente la valorizzazione dell’expertise oggi presente. “Uno degli ambiti in cui l’Infermiere fa davvero la differenza per il paziente – ricorda la dottoressa Carolina Larocca, presidente nazionale OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani) – è quello diabetologico dove il processo educazionale rappresenta il punto focale nella gestione della malattia. Grazie all’educazione terapeutica, l’Infermiere trasferisce alla persona con diabete/caregiver le competenze e abilità utili a comprendere e monitorare la malattia, gestire le complicanze acute e prevenire/rallentare lo sviluppo delle complicanze croniche e quindi insegna la corretta modalità di rilevazione del dato glicemico, la corretta modalità di esecuzione della terapia iniettiva, il riconoscimento della sintomatologia della ipoglicemia e la sua gestione, la cura del piede per la prevenzione delle lesioni, le modalità per un corretto stile di vita, l’utilizzo di nuove terapie e di nuove tecnologie e modalità per rapportarsi con innovazioni organizzative (televisita, teleconsulto).Un efficace intervento educazionale non si improvvisa: richiede tempo, energie, risorse, conoscenze, competenze e sviluppo di abilità relazionali ed educazionali specifiche, pensiamo ad esempio alla peculiarità dell’ambito diabetologico della gravidanza e a quello pediatrico dove l’infermiere deve ‘educare’ l’intero nucleo familiare”.

“Il ruolo dell’infermiere nella gestione della persona con diabete è quello di un professionista che ha un posto di rilievo nel team di cura, in quanto è l’operatore che accoglie il paziente, lo ascolta facendogli superare dubbi e perplessità, aiutandolo ad accettare la propria patologia cronica rendendolo più aderente al piano terapeutico – dice Tommaso Novo, Presidente dell’Associazione Nazionale Infermieri Endocrinologia e Diabetologia (ANIED) –Per poter essere all’altezza di svolgere questo ruolo – continua – il professionista deve essere ovviamente ben formato. Con l’arrivo della pandemia, l’infermiere – e con lui tutto il team diabetologico –si è dovuto attrezzare per essere in grado di assistere a distanza i pazienti tramite telefono, e-mail e qualsiasi altro strumento disponibile. Questo sistema di visite a distanza può rischiare di spersonalizzare il rapporto creatosi tra infermiere e paziente, e per questo è cruciale investire tempo e risorse nella formazione ed educazione del personale al fine di trasferire competenze specifiche, di ordine tecnico ma anche relazionale”.

Le persone con diabete, soprattutto all’indomani della diagnosi di questa articolata e ingombrante malattia, hanno bisogno di essere supportate e l’infermiere del team diabetologico gioca un ruolo fondamentale da questo punto di vista. “Per questo – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), un infermiere del team non può essere considerato un’unità da spostare liberamente da una divisione all’altra all’interno di un ospedale o di un distretto perché il suo ruolo è perfettamente integrato con quello del team diabetologico, fondamentale per il suo corretto funzionamento e per poter offrire al paziente tutte le risposte di cui ha bisogno”. Insomma, un infermiere che ha sviluppato delle expertise particolari nel campo del diabete può realmente fare la differenza per il paziente.

COVID-19 e persone con diabete 

“Quest’anno il tema oggetto della celebrazione delle Giornata Mondiale del Diabete è un tema che ci sta molto a cuore. La centralità della figura dell’infermiere all’interno del team diabetologico è un elemento assodato, ma quest’anno, alla luce della pandemia che ci ha travolti, assume una valenza ancor più significativa. L’infermiere rappresenta per il soggetto diabetico una figura di riferimento e indubbiamente gioca un ruolo nevralgico anche in termini di aderenza alla terapia- spiega Stefano Nervo, presidente di Diabete Italia– L’emergenza Coronavirus ha stravolto le modalità di gestione della patologia diabetica, in termini di contatti con i pazienti. Per questo ora è fondamentale intervenire preventivamente così da scongiurare che si ripeta quello che è accaduto a marzo. L’obiettivo è di integrare quanto più possibile le figure professionali all’interno del team, per una gestione multidisciplinare del paziente e di promuovere il ricorso ai teleconsulti e alle televisite, per tenere sempre ben saldo il contatto con il paziente. Ricordiamo che c’è ancora oltre 1 milione di persone con diabete che non sa di averlo, per cui il monito è sempre quello di fare prevenzione. Anche a pandemia in corso”.

“Non è un caso che la Giornata Mondiale del Diabete di quest’anno sia stata dedicata al personale infermieristico, una parte integrante del personale sanitario che lavora spesso nell’ombra ma che da sempre sostiene e consente il corretto funzionamento dei centri di diabetologia – commenta Emilio A. Benini, presidente dell’Associazione Italiana Diabetici FAND – Il loro supporto nella gestione quotidiana dei centri di diabetologia è fondamentale: per comprendere l’importanza del loro lavoro e del loro prezioso contributo dovremmo provare ad immaginare cosa accadrebbe se non fossero parte integrante del team: i centri di diabetologia non esisterebbero. La pandemia Covid-19 – prosegue – ha impattato significativamente anche sulle loro attività, aggiungendone altre mansioni al loro già elevato carico di lavoro abituale: riprogrammare gli appuntamenti dove è possibile, gestire le scadenze – come la patente -, contattare le persone con diabete per fissare appuntamenti per il teleconsulto e tanto altro”.

La lettera ad AIFA per chiedere la proroga e l’abolizione dei piani terapeutici relativi ai farmaci anti-diabete

Vista la preoccupante emergenza sanitaria in corso, in occasione della Giornata mondiale le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia hanno anche indirizzato una lettera ufficiale alle Istituzioni italiane, chiedendo che siano definitivamente aboliti i Piani Terapeutici per la prescrizione in regime di rimborsabilità dei farmaci contro il diabete, e che sia estesa ai medici di Medicina generale la facoltà di prescrivere anche i farmaci anti-diabetici di ultima generazione.

Ufficio stampa AMD Ufficio stampa SID

Telemedicina e diabete del bambino e dell’adolescente. Inaugurato a Verona un servizio con un team di specialisti consultabile da tutta Italia.

Inaugurato il primo servizio in Italia di telemedicina interamente dedicato ai bambini e adolescenti con diabete e alle loro famiglie.

Il servizio di telemedicina, realizzato grazie a Regione Veneto, Università di Verona e Azienda Ospedaliera Universitaria integrata e Associazioni di famiglie di bambini e ragazzi con diabete, ha sede nel Centro Regionale di Diabetologia Pediatrica all’interno dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona.

 “L’obiettivo – spiega Claudio Maffeis, direttore del Centro Regionale e professore del dipartimento di Scienze chirurgiche, odontostomatologiche e materno infantili dell’ateneo – “è offrire attività di educazione terapeutica all’autogestione della malattia e supporto nutrizionale e psicologico, a tutte le famiglie impegnate quotidianamente nel difficile compito di gestire il diabete.”

“L’aspetto innovativo – aggiunge Alberto Sabbion, coordinatore del servizio di telemedicina – è dato dalla possibilità offerta all’utente di fruire a distanza della consulenza di un team multidisciplinare dedicato a questa attività, costituito da pediatra, dietista, psicologo e infermiere specializzati nel diabete in età pediatrica”.

“Questa iniziativa costituisce un ottimo esempio di innovazione volta a rispondere ai bisogni dei piccoli pazienti e delle loro famiglie – rileva Pier Francesco Nocini, Rettore dell’Università di Verona – a prova dell’ottimo rapporto di collaborazione e integrazione tra Università e Azienda Ospedaliera”.

“Grazie a quanto stabilito da una recente delibera della Regione Veneto, che ha sostenuto questo progetto” aggiunge Francesco Cobello, Commissario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, “i genitori potranno prenotare con impegnativa del proprio medico ed effettuare a distanza una televisita o prendere parte ad incontri di formazione di gruppo in videoconferenza”.

La televisita non ha lo scopo di sostituire la visita in presenza ma di integrarla favorendo così il percorso di cura e l’aderenza alla terapia, riducendo le difficoltà legate alla distanza e ai tempi di spostamento delle famiglie, così importante soprattutto in questa situazione di pandemia Covid-19.

I bambini affetti da diabete in Italia sono circa 20.000, 1500 in Veneto. A Verona vengono seguiti ogni anno circa 600 bambini e adolescenti e il loro numero è in lento ma costante aumento. I motivi di questo aumento, segnalato anche in altri paesi, non sono noti.

“Oltre al servizio indirizzato alle famiglie” affermano i rappresentanti delle Associazioni dei pazienti “la telemedicina può favorire un miglior inserimento nel contesto sociale del bambino e adolescente con diabete, attraverso attività formativa rivolta agli operatori della scuola e delle società sportive e a tutti gli educatori ai quali sono affidati”. 

Sempre nell’ottica di sostenere ed essere vicini ai pazienti e alle loro famiglie, da venerdì è online anche il nuovo sito web del Centro Regionale per la Diabetologia Pediatrica, www.diapedverona.it, dove si possono trovare tutte le informazioni sulle attività svolte dal suo team e le relative indicazioni sulle modalità di prenotazione, con particolare riferimento a quelle svolte in telemedicina.

Ufficio Stampa e Comunicazione istituzionale

Email: ufficio.stampa@ateneo.univr.it

Coronavirus potrebbe favorire lo sviluppo del diabete.

diabete e covid-19

Il caso, giovane con SARS-CoV-2 asintomatico divenuto diabetico.

Il coronavirus potrebbe influenzare la funzione del pancreas favorendo lo sviluppo del diabete: lo suggerisce il caso di un giovane paziente con infezione da SARS-CoV-2 asintomatica, che si è ammalato di diabete autoimmune o insulino-dipendente (diabete 1) proprio in concomitanza con l’infezione. Il caso è stato riferito sulla rivista Nature Metabolism da Matthias Laudes dell’Università Schleswig-Holstein di Kiel, in Germania.

Il diabete di tipo 1 è una malattia caratterizzata da una reazione immunitaria impropria che porta alla distruzione delle cellule del pancreas (beta-cellule) deputate a produrre insulina, l’ormone che regola la glicemia. Il giovane, i cui genitori avevano presentato i sintomi del covid-19 dopo un viaggio in Austria, è arrivato al pronto soccorso del Policlinico Schleswig-Holstein con tutti i sintomi del diabete di tipo 1 (sete e minzione eccessive, forte e rapida perdita di peso, affaticamento), poi confermato agli esami del sangue. Il giovane non presentava una predisposizione genetica a malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1, né gli auto-anticorpi (quelli aberranti che attaccano il pancreas) tipicamente associati alla malattia. La concomitanza con l’infezione da SARS-CoV-2 fa pensare che il virus abbia disturbato la funzione pancreatica e favorito l’esordio del diabete. La possibilità è avvalorata dal fatto che le cellule del pancreas presentano gli stessi recettori che il virus usa per infettare l’uomo, in particolare le beta-cellule.

Diversi studi hanno suggerito un nesso tra covid-19 e comparsa del diabete, e questo caso clinico va nella stessa direzione, ma serviranno nuove evidenze per confermare il rapporto di causa-effetto tra SARS-CoV-2 e diabete.

“Si tratta di un caso interessante – commenta Francesco Purrello dell’Università di Catania, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) che, pur con le limitazioni ovvie di un caso singolo, pone una ipotesi molto suggestiva. Infatti, che l’infezione da COVID possa infettare le cellule beta pancreatiche è ormai noto da mesi – aggiunge Purrello -; tuttavia, la peculiarità di questo caso risiede nel fatto che il deficit della secrezione insulinica indotto dal virus in questo ragazzo di 19 anni sembra essere stato così grave da causare distruzione rapida e massiva delle cellule beta pancreatiche, propria del diabete autoimmune. Ma in questo caso la distruzione è avvenuta in assenza degli autoanticorpi che si trovano in genere nel sangue di questi pazienti. Quindi l’ipotesi è che ci sia stato un danno diretto e massivo causato dal SARS-CoV-2 e non invece un danno mediato dagli autoanticorpi”, come è tipico del diabete 1, conclude.

Fonte

Estate e diabete: i consigli pratici per evitare problemi.

In un precedente articolo abbiamo parlato di come l’estate influenzi il controllo glicemico e la gestione del diabete. Oggi, partendo dalle Linee Guida nazionali ed internazionali, riportiamo le indicazioni pratiche per affrontare al meglio questa stagione.

La bella stagione porta con sé una serie di attività divertenti e salutari, ma anche nuove condizioni climatiche e abitudini quotidiane a cui il nostro organismo deve adattarsi. Tutto ciò è un po’ più difficile se si soffre di diabete. Per questo, la Società Italiana di Diabetologia (SID) ed i Centers for Disease Control and Prevention (CDC – l’agenzia statunitense che vigila sulla sanità pubblica) hanno redatto una lista di raccomandazioni utili per affrontare al meglio l’estate. Li riassumiamo, suddividendoli in quattro categorie principali.

Alimentazione e idratazione

La prima raccomandazione estiva è valida per tutti, non solo per chi soffre di diabete: bere abbondante acqua. Come è noto, infatti, le alte temperature provocano più facilmente la perdita di liquidi attraverso vari meccanismi tra cui la sudorazione. Le persone affette da diabete, però, hanno almeno due motivi in più per disidratarsi: in primo luogo, l’elevata glicemia può stimolare l’eliminazione di urine; inoltre, alcuni farmaci frequentemente prescritti (come gli inibitori SGLT-2 o i diuretici) hanno proprietà che favoriscono l’escrezione urinaria di glucosio e liquidi. Come reintegrare i liquidi persi? La bevanda migliore è l’acqua, seguita dal tè fatto in casa e non zuccherato. Occorre ovviamente evitare le bevande zuccherate, ma non solo: anche quelle etichettate come “senza zucchero” possono contenere sostanze zuccherine occulte oppure i cosiddetti “edulcoranti”, sostanze chimiche il cui effetto a lungo termine sull’organismo è ancora ignoto. Stesso discorso per le bibite reidratanti arricchite con sali minerali: spesso contengono anche zuccheri.

Non si vive di soli liquidi: a volte, in vacanza, resistere alle tentazioni alimentari può essere arduo. Tuttavia, con le ampie disponibilità del mondo di oggi, non è impossibile togliersi qualche sfizio senza danneggiare la propria salute. Si può approfittare dell’occasione vacanziera per incrementare il consumo di pesce, verdure e frutta, invece che di dolciumi, zuccheri e grassi.

Esposizione al sole e attività fisica

L’attività fisica è una componente fondamentale nella gestione del diabete, ma in estate bisogna fare attenzione ad evitare le temperature estreme: meglio svolgere esercizio all’aperto nelle ore più fresche (al mattino o alla sera) ed evitare le attività troppo intense se non si è allenati. Nessun problema, invece, se l’attività viene svolta in luoghi freschi e condizionati come le palestre. Ottima la pratica del nuoto, che mette in movimento tutti i muscoli in un contesto fresco e refrigerante. Dopo l’attività fisica, è necessario reintegrare i liquidi e i sali minerali persi tramite l’alimentazione e idratazione. Attenzione: l’insulina tende a essere assorbita più rapidamente dopo che si è stati impegnati in un esercizio fisico.

Anche per esporsi al sole è utile ricordare alcune facili norme che possono evitare, in seguito, problemi rilevanti. Il diabete può provocare danni a carico di nervi e vasi sanguigni che possono inficiare il meccanismo della sudorazione, rendendo più difficile la dispersione del calore corporeo ed esponendo al rischio di “colpi di calore. Il rischio è ancora più elevato quando alle alte temperatura si associa un’elevata umidità: normalmente, infatti, il sudore evapora dalla pelle portando via con sé una parte di calore corporeo, ma in condizioni di importante umidità questo meccanismo viene meno. È quindi fondamentale evitare di esporsi al sole quando calore e umidità sono estremi, indossare vestiti leggeri e traspiranti e ricordarsi di reintegrare regolarmente i liquidi persi, anche quando non si avverte sete.

Una menzione particolare meritano inoltre le ustioni solari e le ferite: negli individui affetti da diabete esse possono complicarsi con pericolose infezioni. Le ustioni, inoltre, possono aumentare la glicemia. È pertanto necessario utilizzare adeguate protezioni solari e fare attenzione alle piccole lesioni della cute, soprattutto se riguardano i piedi. Chi soffre di diabete, infatti, spesso riporta danni ai nervi che provocano una ridotta sensibilità a livello dei piedi: questo rende più facile ferirsi senza avvertire dolore, e complica la guarigione delle lesioni. Le Linee Guida raccomandano di non camminare scalzi e di indossare ciabatte morbide al mare. In caso di lesioni cutanee, non trascurarle ed evitare il “fai da te”, per non incorrere in conseguenze molto più gravi.

Non abbandonare il monitoraggio glicemico

Durante le vacanze, l’attività fisica e l’alimentazione possono variare. La sregolazione delle abitudini nutrizionali può modificare il controllo glicemico in eccesso o in difetto. Dall’altra parte, il maggior esercizio fisico può far consumare più glucosio, esponendo al rischio di ipoglicemia. Attenzione inoltre: uno dei sintomi cardine dell’ipoglicemia, che è la sudorazione, può essere misconosciuto se confuso con una normale reazione alle alte temperature, ritardando il riconoscimento ed il trattamento di questa complicanza. Anche e soprattutto in estate è fondamentale controllare periodicamente la glicemia e tenere sempre con sé una fonte di zuccheri a rapido assorbimento per contrastare l’eventuale ipoglicemia.

I ritmi quotidiani cambiano inevitabilmente nel corso dell’estate: basti pensare che il riposo e la riduzione dello stress possono provocare, da soli, un abbassamento della glicemia. Anche la pressione arteriosa risente dei cambiamenti legati alle vacanze: il soggiorno in ambienti caldi tende ad abbassarla, mentre l’alta quota potrebbe farla salire. Per questo bisogna essere pronti a modificare la terapia in atto (non solo farmaci anti-diabetici, ma anche eventualmente anti-ipertensivi) secondo le prescrizioni del proprio medico curante.

Portare con sé e conservare i farmaci

Prima di partire per un viaggio, è necessario procurarsi scorte di farmaci e glucometri sufficienti per l’intera vacanza, aumentandole prudenzialmente del 20-30% per far fronte ad eventuali emergenze. Questa misura è particolarmente importante se ci si reca all’estero, in zone in cui l’approvvigionamento potrebbe rivelarsi difficile. Ricordiamo che l’insulina è un farmaco salvavita per le persone con diabete mellito di tipo 1, ed è un farmaco necessario per un quarto delle persone con diabete mellito di tipo 2.

Ulteriore cura va prestata nella corretta conservazione dei presidi. I flaconi di insulina e i farmaci ipoglicemizzanti orali hanno precise indicazioni riportate sul foglietto illustrativo; in generale, meglio non esporli al calore e, durante un lungo viaggio, riporli in un refrigeratore (ma non a diretto contatto con il ghiaccio).

Neanche il glucometro e le strisce reattive per la misurazione della glicemia amano il caldo: lasciarli in una macchina esposta al sole o sulla spiaggia può danneggiarli irreparabilmente e rendere inaffidabili le misurazioni.

Il diabete è una malattia cronica e complessa, ma gli strumenti in nostro possesso ci permettono di gestirla con sempre maggior efficacia e precisione. Seguendo alcuni accorgimenti, è possibile godere della bella stagione in sicurezza e serenità.

Fonte Medicalfacts

La conta dei carboidrati. Dott.ssa Daniela Bruttomesso.

Introduzione

Il calcolo dei carboidrati è un metodo di pianificazione del pasto che consente al paziente maggiore flessibilità e autonomia nella gestione della dieta. Esso si basa  sulla conta della quantità totale dei carboidrati consumati ai pasti o con gli spuntini.

Come approccio nutrizionale sembra essere quello più appropriato nella terapia insulinica con  microinfusore o con multiple iniezioni giornaliere perché, una volta aggiustata la dose di insulina basale, i pazienti possono aggiustare la dose di insulina preprandiale sulla base del contenuto in carboidrati dei pasti

I soggetti in terapia insulinica, che ricevono una dose fissa di insulina ai pasti, dovrebbero invece cercare di mantenere costante l’apporto giornaliero di carboidrati.

Perché contare i carboidrati

Il motivo principale è che dei tre nutrienti presenti nell’alimentazione (carboidrati, proteine, lipidi), i carboidrati  rappresentano il nutriente  che contribuisce maggiormente all’innalzarsi della glicemia postprandiale, risultando così il fattore maggiormente responsabile del fabbisogno insulinico associato ai pasti.

Il secondo motivo è che eguali quantità di carboidrati, indipendentemente dal fatto che siano a rapido o a lento assorbimento, aumentano la glicemia approssimativamente nello stesso modo (1 grammo di carboidrati aumenta la glicemia di circa 3-5 mg/dl) Ne consegue  che è la quantità piuttosto che la qualità dei carboidrati a determinare il fabbisogno insulinico preprandiale.

Come si apprende il calcolo dei carboidrati

Per apprendere la conta dei carboidrati, il paziente deve imparare a:

1. riconoscere i macronutrienti della dieta e il loro effetto sulla glicemia,

2. identificare gli alimenti che contengono carboidrati;

3. imparare quanti carboidrati sono contenuti nei vari alimenti;

4. stimare accuratamente le porzioni di cibo.

1) Identificare i macronutrienti della dieta…

I nutrienti si suddividono in tre categorie, ovvero carboidrati, lipidi o grassi, e proteine. Esiste una quarta categoria costituita dall’alcool, che però non è un nutriente vero e proprio ma fa parte della cultura alimentare dell’uomo da millenni.

…e definire  il loro effetto sulla glicemia

I carboidrati hanno un’influenza immediata sulla glicemia: cominciano ad innalzarla entro 15 minuti dall’inizio del pasto e anche se l’entità dell’aumento e la velocità con cui avviene differiscono da pasto a pasto,  la quasi totalità (90-100%) dei carboidrati che assumiamo si trasformano in glucosio entro 2 ore dal pasto.

Anche grassi e proteine si trasformano in glucosio ma solo in piccola parte e in tempi più lunghi. Grassi e proteine non hanno quindi un’influenza immediata sulla glicemia per cui influenzano molto poco il fabbisogno insulinico. Se assunte in eccesso, possono influenzare la glicemia molte ore dopo il pasto, favorire la comparsa di obesità, disturbi cardiaci , l’ipertensione

2. Identificare gli alimenti che contengono carboidrati

Comunemente si crede che gli unici cibi che contengono carboidrati siano cereali, pasta e pane e non si realizza che anche legumi, tuberi, frutta , latte, bevande commerciali e alimenti impanati contengono carboidrati. Inoltre si deve  considerare che i termini carboidrati, amidi, glucidi, zuccheri sono di fondo sinonimi per indicare sostanze che una volta ingerite e digerite si trasformano in glucosio. Le fibre non essendo digeribili, devono essere escluse dalla conta dei carboidrati.

I carboidrati sono contenuti nei Cereali e derivati , nei legumi , nelle verdure, nella frutta, nel latte e latticini , nei dolci , nelle bevande , in alcuni dolcificanti.

3. Imparare quanti carboidrati sono contenuti negli alimenti

Per sapere qual è l’esatto contenuto in carboidrati di un dato alimento si può ricorrere alle tabelle di composizione degli alimenti, dove sono riportati i grammi di carboidrati per 100 grammi di prodotto.

Il contenuto esatto in carboidrati di un alimento può essere identificato anche attraverso la  lettura delle etichette  presenti sulle confezioni dei vari alimenti. L’etichetta contiene tutte le informazioni circa il valore nutrizionale di un alimento.  Il paziente dovrà prestare attenzione soprattutto alla dimensione della porzione e ai grammi di carboidrati in essa contenuti.

Stimare accuratamente le porzioni

Punto cruciale nella conta dei carboidrati è la stima della razione. Se questa non è corretta, neanche il calcolo dei carboidrati potrà essere corretto.

Per stimare i grammi di carboidrati nelle porzioni abitualmente consumate, diventa quindi indispensabile ricorrere, almeno inizialmente alla bilancia (una bilancia adatta a questo scopo misura fino a 2 – 3 kg, con incrementi di 1 – 2 gr) o a misuratori per liquido.

Poiché non è possibile usare sempre la bilancia,  gradualmente si potrà imparare a stimare la propria porzione ricorrendo a unità di misure casalinghe come tazze, mestoli, cucchiai, bicchieri. Anche se esistono delle misure standard (vedi tabella) ogni paziente deve misurare la reale capienza dei propri utensili. Il paziente potrà infine esercitare l’occhio a identificare il peso della porzione “a vista”… E’ sempre bene imparare a stimare i grammi di carboidrati degli alimenti di uso più frequente per arrivare poi a quelli più complessi.

E’ importante avere regolarità e perseveranza nell’esercitazione. Occorrono molte settimane prima di divenire sufficientemente abili. L’esercitazione domiciliare aiuterà a stimare le proprie porzioni anche in situazioni non abituali come quando ci si trova al ristorante, in pizzeria, a casa di amici , ai fast-food. E’ importante che in questa fase il paziente impari a seguire un’alimentazione che , pur mantenendo fisso l’apporto di carboidrati al singolo pasto, sia varia.

Altri fattori da considerare

Oltre a contare la quantità dei carboidrati assunti, è molto importante che il paziente diabetico prenda in considerazione anche altri fattori che influenzano il metabolismo degli stessi carboidrati, quali per esempio i grassi, le fibre, le proteine, l’indice glicemico degli alimenti.

L’assunzione eccessiva di grassi e fibre ritarda l’assorbimento dei carboidrati e quindi il loro effetto sulla glicemia postprandiale. Inoltre, pasti ricchi in grassi inducono insulinoresistenza nelle 8-16 ore successive al pasto.

L’assunzione di proteine in quantità maggiore alla quota raccomandata (10-20%) può aumentare la glicemia a distanza di molte ore dal pasto.

Un altro fattore che influenza la glicemia postprandiale è l’indice glicemico.

Indice glicemico

L’indice glicemico di un alimento è un numero che indica l’effetto di quell’alimento sulla glicemia. Più esattamente il numero esprime quanto rapidamente quell’alimento aumenterà la glicemia rispetto all’azione del glucosio, che è considerato il carboidrato ad assorbimento più rapido, o del pane bianco.

Dato il valore 100 al glucosio o al pane bianco, agli alimenti viene assegnato un numero da 1 a 100: più alto è il numero, più rapidamente l’alimento è digerito e assorbito e più rapidamente agisce sulla glicemia.

L’indice glicemico tiene conto solo del tipo di carboidrati, non della quantità, quindi, dal punto di vista pratico, l’indice glicemico non influenza l’entità del dose di insulina preprandiale..

L’indice glicemico non è preciso. Può differire da un individuo all’altro e nello stesso individuo in base alla quantità di grassi o proteine del pasto, alla quantità e tipo di fibre, alla rapidità e alla sequenza con cui gli alimenti vengono assunti, al fatto che i carboidrati vengano assunti crudi o cotti, la zona geografica di produzione, il tempo di raccolta (frutto acerbo o maturo) etc. Con l’esperienza e l’automonitoraggio glicemico  è possibile per il singolo paziente imparare a conoscere la propria risposta glicemica  a specifici cibi contenenti carboidrati; imparare cioè a conoscere il proprio indice glicemico. Si potrà imparare che piccole porzioni di certi cibi, come la pizza, producono una risposta glicemica maggiore di quanto aspettato. Se si desidera usare questi cibi e mantenere il controllo glicemico, si deve imparare ad aggiustare le dimensioni delle porzioni, l’attività fisica o la terapia stessa. L’indice glicemico non sostituisce la conta dei carboidrati, piuttosto può aiutare a raggiungere un miglior controllo glicemico .

Applicare il conteggio dei carboidrati

Quando una persona con diabete ha imparato a riconoscere gli alimenti che contengono carboidrati, sa stimarne il contenuto nelle singole porzioni ed è in grado di mantenere costante il loro rapporto nel singolo pasto, è pronto per imparare ad usare il rapporto insulina/carboidrati.

Tale rapporto esprime la quantità di carboidrati che il proprio corpo è capace di metabolizzare per ogni unità di insulina somministrata e quindi permetterà al paziente di aggiustare la dose di insulina preprandiale in base ai carboidrati che intende assumere.

Nella maggior parte dei pazienti il rapporto insulina/carboidrati è pari a una UI di insulina ogni 10-15 gr di carboidrati. Tale rapporto, però, può variare in base al peso corporeo, alla sensibilità insulinica, all’attività fisica, alla presenza di malattie concomitanti o di complicanze.

E’ bene quindi che il rapporto insulina/carboidrati sia determinato dal curante per ogni singolo paziente. I metodi per determinarlo sono molti. Qualunque sia il sistema utilizzato per determinarlo , una volta iniziato ad utilizzarlo, si dovranno apportare , in base ai valori di controllo metabolico, gli eventuali aggiustamenti che si rendono necessari

Vantaggi dell’uso della conta di carboidrati

La conta dei carboidrati consente al paziente di mantenere un buon controllo glicemico pur adeguando nello stesso tempo la dieta alle sue abitudini di vita. Permette anche di rispettare il bilancio fame/sazietà, a volte alterato da un’alimentazione che richiede tutti i giorni le stesse quantità. Forse è per questo che il metodo è ben accettato da quasi tutti i pazienti diabetici di tipo 1 cui viene proposto.. Il successo del metodo richiede peraltro un grosso impegno iniziale ai pazienti che viene però ricompensato da una maggiore flessibilità nelle scelte alimentari  e dalla soddisfazione di essere in grado di gestire autonomamente la propria alimentazione nel rispetto dell’equilibrio glicemico.

Impegno del paziente

Il paziente che decide di imparare la conta dei carboidrati deve accettare di fare parecchie glicemie durante la giornata (prima e dopo i pasti, a metà mattina, metà pomeriggio, alle 3 di notte) , tenere un diario (glicemia + quantità e qualità di quello che si mangia), l’ora del pasto, unità di insulina rapida somministrata (la basale solitamente resta invariata nelle dosi). Questo documento permetterà al dietista o diabetologo curante di capire se e dove il paziente sbaglia, se sono errate le dosi di insulina, ai pasti o se manca insulina basale,  se il paziente mangia male o in modo disordinato. Ma permetterà soprattutto di capire quanti grammi di carboidrati vengono metabolizzati con 1 unità di insulina.

ESERCITAZIONE:

SUDDIVISIONE DEGLI ALIMENTI IN BASE AL LORO CONTENUTO IN NUTRIENTI

La suddivisione corretta  è la seguente:

Alimenti   ricchi in carboidrati  a basso Indice Glicemico valore  < 70

Pasta, pasta integrale, riso integrale, riso basmati , farro  integrale, orzo, avena, pane integrale , pane di segale , fagioli, piselli , pomodori, zucchine, fagiolini, cavolfiori, carote crude,  arance, fragole, mele.

 Alimenti ricchi in carboidrati e ad alto Indice Glicemico:  valore  > 70

Gnocchi, riso brillato, cous-cous, cornflakes, riso soffiato, cracker , fette biscottate, grissini, mais in scatola, pan carré, pane bianco, polenta, popcorn, barbabietola, carote bollite , patate, zucca, ananas, banana, cocomero, melone, uva, castagne, pesche sciroppate, succo di frutta, succo fresco di arancia, succo fresco di pompelmo, biscotti secchi, marmellata, miele, zucchero bianco o di canna o integrale.

Alimenti ricchi in grassi

Grassi animali:

Burro, panna, mozzarella, emmenthal, grana e formaggi in genere, uova, hamburger, prosciutto cotto e crudo, wurstel e  salsiccia, salame e altri salumi o insaccati grassi

Grassi vegetali:

Olive,  Olio  e.v.oliva  o semi*noci  ( o altra frutta secca oleosa  come mandorle, nocciole, pinoli, pistacchi), Arachidi*, margarina* , maionese*

NOTA :

Gli alimenti contrassegnati dall’asterisco  possono contenere :

  •  grassi  saturi o idrogenati (trans)
  •  grassi  sottoposti a trattamenti con alte temperature
  •   olii vegetali composti da un’alta percentuale di grassi saturi (es. olio di palma, olio di cocco, ecc.)

Vanno quindi utilizzati con moderazione inserendoli in un programma alimentare variato, a basso tenore in grassi saturi e ricco in fibre (verdura, legumi, frutta e cereali integrali)

Alimenti ricchi in proteine

Proteine animali:

Palombo,  pollo,  hamburger, costata di manzo,  wurstel e salsiccia,  prosciutto cotto e crudo,  salame e altri insaccati o affettati,  carne in scatola,  grana,  emmenthal, mozzarella e tutti gli altri tipi di formaggio,  uova

Proteine vegetali:

Fagioli, piselli e tutti gli altri legumi ( ceci, lenticchie, fave, soia ecc..), noci o pistacchi o altra frutta oleosa secca ( mandorle, nocciole, pinoli)

Alimenti contenenti carboidrati  e ricchi anche di proteine e grassi

Latte  intero e yogurt al naturale o alla frutta,  Cannelloni e tortellini (paste ripiene in genere), pizza, patatine in sacchetto e patatine fritte o al forno,  bastoncini di pesce (e alimenti impanati), biscotti tipo frollini, Biscotti integrali, biscotti tipo Wafer o farciti o ricoperti al cioccolato, brioche (e merendine in genere), crostata di frutta, torta margherita e prodotti di pasticceria in genere, gelato , cioccolato al latte o fondente, crema di nocciola e cacao

NOTA :

 Tutti questi alimenti contengono grassi prevalentemente dannosi all’organismo come :

  • Grassi  saturi, idrogenati (trans) o sottoposti a trattamenti con alte temperature
  • Grassi  vegetali ricchi in grassi saturi (olio di palma, olio di cocco, ecc.)

Vanno quindi utilizzati con moderazione inserendoli in un programma alimentare variato, a basso tenore in grassi saturi e ricco in fibre (verdura, legumi, frutta e cereali integrali)

Alimenti ricchi in antiossidanti

Vino rosso, caffè,  cacao, tè verde,

Frutta e verdura:

– di colore rosso (ricchi in licopene e antocianine) esempio:  prugne, mirtilli, lamponi, ciliegie, fragole, cocomeri,  uva rossa, mele rosse, peperoni rossi, pomodori, ravanelli .

– di colore arancio (ricchi in carotenoidi e flavonoidi) esempio :  albicocche, arance, mango, papaia,  peperoni  arancioni, carote, zucche.

– di colore giallo-verde chiaro (ricchi in polifenoli e composti solforati) esempio :  mele gialle, avocado, banane, kiwi, pere, ananas, uva,  peperoni gialli, cavolfiore, cipolle, zucchine, sedano.

– di colore verde scuro (ricchi in clorofilla, magnesio, carotenoidi, luteina, polifenoli) esempio:  cavoli di bruxelles, spinaci, asparagi, peperoni verdi, broccoli, cetrioli, lattuga verde, carciofi, fagiolini, porri, verza.

– di colore viola (ricchi in antocianine e polifenoli) esempio : more, uva nera, susine, pere rosse, barbabietola, cavolo rosso, melanzane, cipolla rossa o viola.

Dott.ssa Daniela Bruttomesso