Diabete in Italia: trend in continua crescita da Nord a Sud

Negli ultimi venti anni, le persone con diabete in Italia aumentate in tutte le regioni, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento su scala nazionale; i livelli più elevati osservati ancora in Calabria, Sicilia e Campania.

La tendenza fotografata nella quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, realizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, in collaborazione con Istat e Coresearch.

Il diabete è in continua crescita in tutti i paesi europei. Fra il 2008 e il 2014 il numero di cittadini europei con diabete è cresciuto di 4,6 milioni, ovvero del 28 per cento in sei anni, con una crescita 24 volte maggiore rispetto a quella della popolazione nello stesso periodo.  Questa crescita è evidente anche In Italia, dove Istat stima che dal 2000 al 2019 le persone con diabete siano aumentate di circa il 60 per cento, passando dal 3,8 per cento della popolazione al 5,8 per cento (ovvero oltre 3 milioni e mezzo di persone). Lo documenta la quattordicesima edizione dell’Italian Diabetes Barometer Report, che verrà presentata stasera durante il webinar patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete “Il Diabete una malattia silente: l’impatto In Italia e nelle Regioni”.

Questo incremento è spiegabile con una pluralità di motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la sedentarietà, l’obesità e in generale la scarsa attenzione a stili di vita salutari hanno un notevole impatto. Anche i continui progressi nel contrasto alle malattie croniche, quali le migliorate capacità diagnostiche accompagnate a una diagnosi in età più giovane o la capacità del sistema di cura di allungare la sopravvivenza delle persone con diabete e relative complicanze contribuiscono a questa crescita.

“L’aumento della popolazione con diabete si riscontra in tutte le regioni d’Italia, ma gli incrementi non sono stati omogenei su tutto il territorio. In particolare, rispetto al 2000 le prevalenze standardizzate aumentano maggiormente nelle regioni del Nord e del Centro (escluso il Lazio), che partivano da livelli più bassi. Per il Mezzogiorno fa eccezione la Sicilia che passa dal 4,4 per cento nel 2000 al 6,9 per cento nel 2019. Le differenze regionali si mantengono particolarmente elevate nella popolazione anziana, oltre 15 punti percentuali la distanza tra Bolzano e la Calabria, dove la quota di anziani con diabete supera il 25 percento e il tasso di mortalità per diabete è superiore alla media nazionale”, dice Roberta CrialesiDirigente Servizio Sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia, Istat.

Per quanto riguarda la mortalità, si conferma la tendenza a crescere passando dalle aree settentrionali a quelle meridionali del paese, con una certa variabilità in base alle province della stessa regione. Per esempio, in Piemonte i decessi per diabete rappresentano il 2,9 per cento dei decessi totali, una percentuale inferiore alla media nazionale che si attesta al 3,5 per cento, ma nella provincia di Vercelli il dato sale al 4,1 per cento, e in quella di Torino scende al 2,5. Analogamente, in Puglia, la cui media regionale è 4,6 per cento, si passa dal 5,6 di Taranto al 3,6 di Lecce.

“Questi dati indicano come ci sia ancora troppa disparità nell’accesso alle cure e ai trattamenti tra le varie Regioni italiane, ma anche tra le singole province di una stessa regione, finendo per fornire un quadro non accettabile all’interno di un Servizio Sanitario nazionale universalistico”, commenta Domenico Cucinotta, Coordinatore e Editor dell’Italian Diabetes Barometer Report. “Siamo convinti che la raccolta e la condivisione di informazioni, alla base del confronto e dei processi decisionali, possano contribuire a ridurre il peso clinico, sociale ed economico del diabete. Questo report prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation in collaborazione con ISTAT e CORESEARCH illustra una serie di dati e di passaggi chiave che possono contribuire ad affrontare con successo la crescita tumultuosa del diabete tipo 2, anche nel contesto dell’attuale gravissima crisi sanitaria globale e che, al contempo, possono avere un impatto di vasta portata sullo sviluppo complessivo delle malattie croniche”, aggiunge Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

L’aumento della popolazione con diabete negli ultimi anni ha comportato ovviamente un aumento di spesa per il Sistema Sanitario, ma non per quanto riguarda il costo medio pro-capite. Infatti, secondo i dati dell’osservatorio ARNO diabete, il costo medio annuo nel 2018 (escludendo i costi per dispositivi, come strisce, siringhe, aghi, voce non presente nel 2010) ammonta a 2.735 euro, praticamente uguale a quello del 2010. Analizzando le componenti dei costi, si evidenzia un lieve aumento di quelli per la terapia del diabete (+78 euro) e per le prestazioni ambulatoriali (+94 euro) e un aumento più marcato dei costi per altri farmaci (+224 euro), mentre si sono ridotti in maniera importante i costi per le ospedalizzazioni (-417 euro). “Questi dati suggeriscono come un investimento nell’appropriatezza terapeutica e nell’assistenza specialistica ambulatoriale possano rappresentare la chiave di volta per ridurre gli ingenti costi delle ospedalizzazioni, a loro volta indice di complicanze del diabete. Solo il 9 per cento della spesa riguarda i farmaci antidiabete; il 31 per cento è legato alle terapie per le complicanze e le patologie concomitanti, mentre oltre il 40 per cento è relativo al ricovero ospedaliero”, spiega Antonio Nicolucci, Direttore CORESEARCH.                

Secondo quanto rilevato da uno studio condotto nel 2011 dalla London School of Economics, il costo medio per paziente in Italia risulta marcatamente più basso rispetto a Francia, Gran Bretagna e Germania, dove l’assistenza diabetologica è demandata principalmente alla medicina generale, contrariamente a quanto accade in Italia, dove è invece presente una rete diffusa di strutture specialistiche, in grado di fornire assistenza a oltre il 50 per cento dei pazienti con diabete nel nostro Paese.

“Il modello italiano di cura del diabete è uno dei più efficienti e grandi progressi sono stati fatti negli ultimi anni nella lotta a questa malattia cronica, ma molto ancora si può fare. Per esempio, bisognerebbe implementare i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) sul diabete in modo che risultino semplici, condivisi ed efficaci, e che, soprattutto, facilitino il superamento delle barriere alla intensificazione terapeutica e favoriscano l’interazione della medicina del territorio con la rete specialistica diabetologica, per la quale l’Italia rappresenta un modello a livello internazionale per la presa in carico della persona con diabete”, dice Andrea LenziPresidente di Health City Institute e del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

“In questo anno segnato dalla pandemia è risultato ancora più evidente quanto sia importante avere accesso a dati confrontabili, consolidati e corretti per spiegare fenomeni complessi, in maniera tale da poter prendere decisioni conseguenti. Per questo motivo, l’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”, costituito in seno alla XVIII Legislatura quale spazio di dialogo e confronto parlamentare permanente e bipartisan sui temi dell’Obesità e del Diabete, sollecitando le Istituzioni governative a prendersi carico di questa malattia in maniera uniforme ed equa su tutto il territorio nazionale, saluta sempre con grande interesse documenti e analisi come quelle dell’IBDO Report”, afferma Daniela Sbrollini, Co-Presidente Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

“Dall’analisi effettuata dall’Istat e dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che nella prima fase della pandemia Covid-19, il 16 per cento dei casi di decessi di persone risultate positive riguardava persone con diabete. Per questo motivo, siamo molto soddisfatti di aver avuto un riscontro positivo dal Ministero della Salute, che ha inserito, nel piano vaccinale approvato dalla Conferenza Stato-Regioni lo scorso 9 febbraio, le persone con diabete e obesità, fragili e vulnerabili, tra i gruppi di cittadini da considerare prioritari per la vaccinazione contro il Sars-Cov-2, come richiesto dalle società scientifiche e dal mondo diabetologico”, aggiunge Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

“Il diabete è una malattia dal quadro morboso complesso, ed è riportato come causa iniziale in circa 23 mila decessi, ma è presente tra le malattie che hanno un ruolo nel determinare il decesso (concausa) in un numero di casi circa 4 volte più elevato (oltre 80 mila decessi). Già prima della diffusione del virus SARS-CoV-2, il diabete aveva un’associazione significativa anche con le malattie infettive e parassitarie: tra coloro che presentano menzione di diabete si rilevava infatti un eccesso del 10 per cento dei decessi”, spiega Gian Carlo Blangiardo, Presidente dell’Istat.

“L’organizzazione sanitaria e i decisori di politiche sanitarie non possono prescindere dalle informazioni epidemiologiche che a livello nazionale derivano da numerose fonti coordinate da istituzioni e società scientifiche, che forniscono aggiornamenti sullo stato attuale di numerosi aspetti correlati al diabete, come il numero di persone affette ma anche la loro qualità di vita, la gestione clinica, l’accesso alle strutture sanitarie, ai dispositivi medici, alle cure domiciliari, alle terapie”, conclude Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore di Sanità.

Ufficio stampa IBDO Foundation:
HealthCom Consulting

Diabete: le città italiane in prima linea nella lotta contro la malattia

Milano, Roma, Bari, Bologna, Genova, Torino hanno firmato l’Urban Diabetes Declaration, impegnandosi a rispettare cinque principi guida per rispondere al dilagare della malattia nei contesti urbani, in linea con gli obiettivi del progetto internazionale Cities Changing Diabetes.

L’annuncio in occasione della XXXVII assemblea nazionale Anci, l’associazione dei comuni italiani, che con la propria adesione al documento sottolinea l’impegno del nostro Paese verso questo problema di salute globale.

 I sindaci di Milano, Roma, Bari, Bologna, Genova e Torino hanno firmato l’Urban Diabetes Declaration, un impegno ad accelerare l’azione di prevenzione del diabete tipo 2 e delle sue complicanze nelle loro città, in linea con gli obiettivi del progetto internazionale Cities Changing Diabetes, ponendo così l’Italia in prima linea nella lotta al diabete urbano. L’annuncio è stato dato in occasione della tavola rotonda sul tema, organizzata in occasione della XXXVII assemblea nazionale Anci-Associazione nazionale comuni italiani, a cui hanno garantito la loro presenza numerosi rappresentanti delle amministrazioni delle città italiane.

“Oggi, il 65 per cento delle persone con diabete vive nelle aree urbane e questa percentuale supererà il 70 per cento nel 2040. Se da un lato le città sono motore di crescita economica e innovazione, dall’altra sono alla base di disuguaglianze di salute, influenzando il modo in cui le persone vivono, mangiano, si muovono, tutti fattori che hanno un impatto sul rischio di sviluppare il diabete”, ha spiegato Andrea Lenzi Presidente dell’Health City Institute e del Comitato di biosicurezza, biotecnologie e scienze della vita della Presidenza del Consiglio dei ministri.

“Il diabete urbano, con la sua avanzata può diventare causa, se già non lo sia, di pressioni insostenibili a livello umano ed economico non solo sui singoli individui, ma sull’intera comunità e sui sistemi sanitari”, ha aggiunto Agostino Consoli, Presidente eletto della SID-Società italiana di diabetologia. “È fondamentale che non sia solo il mondo della sanità, ma l’intera società civile e soprattutto chi amministra le nostre città a rendersene conto e ad agire prontamente”, gli ha fatto eco Paolo Di Bartolo, Presidente AMD-Associazione medici diabetologi.

L’impegno del nostro Paese nella lotta al diabete urbano è sostanziato dalla sottoscrizione del documento da parte del Vicepresidente Vicario di Anci, Roberto Pella, a nome degli 8.000 comuni d’Italia, e dei sindaci di alcune delle principali metropoli italiane, Antonio Decaro per Bari, Virginio Merola per Bologna, Marco Bucci per Genova, Chiara Appendino per Torino e soprattutto Giuseppe Sala per Milano e Virginia Raggi per Roma, città queste ultime che da diversi anni hanno aderito al progetto internazionale Cities Changing Diabetes, realizzato in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk. L’iniziativa coinvolge istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore per valutare l’impatto dell’urbanizzazione sulle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, e promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire queste malattie. Il progetto in Italia è coordinato dall’Health City Institute in collaborazione con il Ministero della Salute, l’ANCI, l’ISTAT, il network C14+, la Fondazione CENSIS e CORESEARCH.

Le città che sottoscrivono l’Urban Diabetes Declaration, oltre alle italiane, le ventisette metropoli del network “Cities Changing Diabetes”, si impegnano a rispettare cinque principi guida per rispondere alla sfida del diabete urbano: investire nella promozione della salute e del benessere a lungo termine, agire sui determinanti sociali e culturali che sono le cause profonde che determinano le opportunità di una vita sana per i cittadini, integrare la salute in tutte le politiche, coinvolgere attivamente le comunità e creare soluzioni di partenariato con altri settori in modo trasversale.

“Occorre identificare strategie efficaci per rendere consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani, guardando alla sempre maggiore urbanizzazione con uno sguardo innovativo, affrontando il carico di onerosità che le malattie croniche comportano, immaginando un nuovo modello di welfare urbano che necessariamente inciderà sullo sviluppo e sulla sostenibilità delle città. I Sindaci italiani sono oggi primi motori di tale cambiamento e si candidano dunque a coordinare gli sforzi e le azioni tese a questo obiettivo a tutti i livelli”, ha commentato Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI e co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla qualità della vita nelle città.

“L’adesione delle città italiane per mezzo di Anci ai principi del programma Cities Changing Diabetes è per Novo Nordisk un incentivo a continuare a sostenere lo sforzo comune per migliorare la vita delle persone con diabete attraverso la promozione della cultura della prevenzione, l’educazione, la difesa e il supporto ai pazienti, il miglioramento dell’accesso alle cure e della gestione clinica della malattia”, ha detto Drago Vuina, General Manager & Corporate Vice President Novo Nordisk Italia.

“Questo impegno – ha chiosato Federico Serra, Direttore Cities Changing Diabetes Italia – è più attuale che mai, tanto è vero che abbiamo deciso che l’Italia promuoverà anche le candidature di Bari, Bologna, Torino e Genova, al programma Cities Changing Diabetes; il che significa che il nostro Paese vuole essere leader a livello mondiale, insieme alla Cina, nell’analisi e nel contrasto al fenomeno del diabete urbano.”

Hill+Knowlton StrategiesDiego Freri

La Lega Calcio Serie A scende in campo a fianco di SID e AMD per la Giornata Mondiale del Diabete
Obiettivo: vincere il campionato contro il diabete.

Lo sport, da sempre ‘amico’ delle persone con diabete,quest’anno lo è ancora di più. In occasione della Giornata Mondiale del Diabete 2020, che si celebra il 14 novembre, la Lega Calcio di Serie A ha infatti deciso di scendere in campo contro il diabete, a fianco della Società Italiana di Diabetologia (SID) e dell’Associazione Medici Diabetologi(AMD), ospitando sulla landing page della Lega Calcio Serie A (www.legaseriea.it) un visual (una mascherina) per ricordare a tutti l’importanza di proteggersi contro il COVID-19 per vincere la partita contro il virus e di adottare uno stile di vita corretto, fatto di sana alimentazione e di tanta attività fisica, per vincere il campionato contro il diabete.

Al visual saranno linkati due decaloghi, uno su‘Diabete e COVID-19’ e l’altro ‘Prevenire il diabete’,stilati dalle società scientifiche di diabetologia SID e AMD. “Curare bene il diabete è possibile, e per fare questo è indispensabile interrompere la sedentarietà e fare attività fisica – dice il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia SID – Un corretto stile di vita, aiuta a mantenere un buon controllo metabolico e riduce il rischio di contrarre l’infezione da COVID-19”. “Diabete ben controllato significa maggiori probabilità che l’infezione da COVID-19 abbia un decorso meno problematico – aggiunge il professor Agostino Consoli, presidente eletto della SID –Lo scompenso glicemico aumenta invece purtroppo la possibilità che l’infezione da COVID-19 abbia esiti drammatici. Se è presente il diabete, doppie precauzioni ed attenzione massima a mantenere un buon controllo glicemico”.

Secondo Paolo Di Bartolo, presidente dell’Associazione Medici Diabetologi AMD “non dobbiamo spaventarci! Possiamo proteggerci non solo con l’uso costante della mascherina, mantenendo il distanziamento sociale, igienizziamo le mani ma anche e soprattutto facendo ogni sforzo per mantenere le glicemie ben controllate. Così vinceremo il nostro campionato!!”. “Sedentarietà e cattiva alimentazione sono i principali nemici del diabete – precisa Graziano Di Cianni, vicepresidente AMD – Anche se l’emergenza Covid ci impone di stare più tempo a casa, limitandoci negli spostamenti, non dimentichiamo l’importanza della prevenzione: mantenere un certo grado di attività fisica, stare attenti all’alimentazione ed evitare i maggiori fattori di rischio (abuso di alcol, fumo,…) aiuta tutti a stare meglio, sempre!”

Secondo la Lega Calcio si stima che gli italiani con diabete siano circa 4 milioni, mentre un altro milione di persone è affetto da questa condizione ma non lo ha ancora scoperto. Fondamentale per la prevenzione e il trattamento del diabete di tipo 2, che è la forma più frequente, l’adozione di corretti stili di vita soprattutto sul versante della dieta e dell’attività fisica, che va svolta in maniera costante. L’endorsement del top del mondo del calcio è dunque particolarmente prezioso per aiutare a veicolare questi messaggi di salute.

Si stima che gli italiani con diabete siano circa 4 milioni, mentre un altro milione di persone è affetto da questa condizione ma non lo ha ancora scoperto. Fondamentale per la prevenzione e il trattamento del diabete di tipo 2, che è la forma più frequente, l’adozione di corretti stili di vita soprattutto sul versante della dieta e dell’attività fisica, che va svolta in maniera costante. L’endorsement del top del mondo del calcio è dunque particolarmente prezioso per aiutare a veicolare questi messaggi di salute.


LEGA SERIE A è da sempre vicina ad ogni iniziativa che contribuisca a ricordare come lo sport, uno stile di vita e di alimentazione sana aiutino a prevenire le malattie – specie quelle croniche – e restare in salute. Ancora di più in momenti drammatici come quelli che stiamo vivendo a causa del COVID-19 l’impegno della Lega Serie A è e sarà sempre al fianco di medici, infermieri e di quanti lavorano per la nostra salute. Indossiamo SEMPRE la mascherina e seguiamo SEMPRE la regola di mangiare sano e fare sport.

DECALOGO ‘COVID-19 E DIABETE’

I consigli della Società Italiana di Diabetologia e dall’Associazione Medici Diabetologi

Le persone che convivono con il diabete sanno bene quanto sia importante fare ancora più attenzione alla gestione della propria patologia se a questa se ne aggiunge un’altra di qualsiasi natura. Anche il COVID-19. In questo periodo di emergenza nazionale invitiamo i pazienti a mantenere la calma e a comportarsi come farebbero se, oltre al diabete, dovessero gestire una qualsiasi altra patologia o situazione particolarmente stressante. Queste le poche semplici regole, peraltro sempre valide durante la stagione influenzale, alle quali attenersi:

1. Mantieni un giusto livello di idratazione

2. Monitora con ancora maggior attenzione la glicemiae, in caso di terapia insulinica, anche i chetoni .

3.Misura regolarmente la temperatura.

4.Segui in maniera scrupolosa le indicazioni ricevute dal tuo medico diabetologo.

5..Non allarmarti oltre misura: i rischi di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus per una persona con diabete non sono maggiori che per il resto della popolazione

6. Mantieni un buon controllo della glicemia perché, in caso di COVID-19, i rischi di complicanze e di esiti sfavorevoli sono maggiori nelle persone con diabete scompensato.

7.Indossa sempre la mascherina (tranne che a casa, in presenza dei familiari)

8. Lava o disinfetta spesso le mani.

9.. Mantieni le distanze con le altre persone

10.Arieggia spesso la casa o la stanza in ufficio.

Ufficio stampa Amd

Ufficio stampa Sid

Giornata Mondiale del Diabete 2020
Comunicato stampa congiunto SID, AMD, SIE, DIABETE ITALIA, FAND, OSDI, ANIED

Nella gestione del diabete gli infermieri fanno la differenza. Fondamentale dunque fare formazione e trovare i fondi per supportare questi professionisti sanitari, indispensabili all’interno del team diabetologico. E’ questo il tema e la call to action scelti dall’International Diabetes Federation per la campagna della Giornata Mondiale del Diabete 2020, focalizzata appunto sul ruolo dell’infermiere nella prevenzione e nel trattamento del diabete. Un ruolo che si ammanta e si arricchisce di nuovi significati in un periodo profondamente segnato dalla pandemia di COVID-19 e dalla conseguente necessità di mettere in campo piattaforme e strumenti di teleconsulto per continuare a seguire in sicurezza i pazienti, anche a distanza. L’obiettivo finale è quello di migliorare l’assistenza di questa condizione che continua a provocare un decesso ogni 8 secondi, e con la quale convive una persona su 10 nel mondo.

La pandemia ha sdoganato il ‘tele-diabete’ 

“L’attuale pandemia di COVID-19 – commenta il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – ha reso ancora più urgente e pressante il ricorso al teleconsulto per garantire in maniera sempre più diffusa l’accesso alle cure, in condizioni di massima sicurezza per pazienti e operatori sanitari”. E un recentissimo documento siglato da SID, AMD e SIE ha fatto il punto della situazione. Televisita e Telesalute rappresentano in quest’ottica un’opzione concreta e fattibile per il controllo a domicilio di tutte le patologie croniche che richiedano trattamenti di lungo periodo, come appunto il diabete, con alcune eccezioni (prime visite, riacutizzazioni di patologie croniche, alterazione dei parametri vitali, tali da imporre il ricovero immediato). L’attivazione dei servizi di televisita/telesalute, in particolare in questo periodo, garantisce la continuità delle cure e dell’assistenza in sicurezza. Durante il lockdown di primavera, SID, AMD e SIE (Società Italiana di Endocrinologia) hanno effettuato dei corsi di formazione sul diabete su Facebook, che hanno raggiunto una platea di 220 mila persone. L’impiego delle cartelle cliniche elettroniche ha permesso di avere accesso alla storia del singolo paziente e di erogare prestazioni puntuali anche da remoto. Infine, i sistemi Cloud che gestiscono CGM, FGM e micropompe hanno consentito ai diabetologi di modificare le terapie diabetologiche in base alle glicemie (documento consultabile su:

https://www.siditalia.it/clinica/linee-guida-societari;

https://aemmedi.it/tavolo-telemedicina-amd-sid-sie/

http://www.societaitalianadiendocrinologia.it/html/news/piattaforme-telemedicina.asp)

“Ma tutto questo – prosegue Purrello – è avvenuto in corsa, nel bel mezzo di una pandemia. E questo ha fatto emergere sia carenze dei sistemi di telemedicina in grado di risolvere le richieste dei diabetologi, che una serie di carenze conoscitive dei professionisti, in merito agli strumenti telematici disponibili sul mercato e potenzialmente utilizzabili”. Per questo le tre società scientifiche hanno fatto una ricognizione approfondita di tutti i sistemi di telemedicina disponibili sul mercato per valutare le funzionalità e applicazioni cliniche dei sistemi disponibili, individuando tre tipologie principali nelle quali possono essere ricompresi i sistemi disponibili: sistemi di trasmissione dei valori glicemici a distanza; sistemi integrati con Telehealth center automatici e con personale sanitari; sistemi di trasmissione di dati clinici ed amministrativi da e verso la persona con diabete.

“Le tante iniziative congiunte intraprese da AMD, SID e SIE, sin dal periodo del lockdown di marzo e aprile, testimoniano il nostro impegno affinché sia ampliato il ricorso a strategie che garantiscano la continuità assistenziale, proprio quando seguire e assistere si fa più complesso – dichiara Paolo Di Bartolo, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – Alla luce dell’importanza crescente di queste strategie, telemedicina e teleassistenza in primis, assume ulteriore centralità il ruolo degli infermieri. In un periodo così travagliato, il primo compito del team diabetologico è quello di stare vicino alle persone con diabete: assisterle quando è impossibile vedersi, seguirle quando è arduo effettuare una visita. E proprio da questo punto di vista gli infermieri offrono un supporto essenziale e insostituibile, perché rappresentano l’avamposto di prossimità del team diabetologico rispetto ai bisogni dei pazienti, e con questa loro vicinanza riescono spesso a decifrare e risolvere, in modo estremamente pratico, le difficoltà, i problemi e i dubbi che le persone con diabete incontrano ogni giorno. Mentre vede la luce la figura dell’infermiere di comunità, auspico che il diabete assuma ancora una volta funzione paradigmatica: non solo modello di cronicità, come da tanto tempo siamo abituati a pensare, ma anche laboratorio della capacità dei nostri infermieri di farsi prossimi e risolutivi rispetto alla quotidianità della domanda di salute dei pazienti”.

“La recente emergenza causata dal COVID-19 più che una pandemia è una vera e propria sindemia – commenta il professor Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia – perché per molti pazienti al dramma del COVID-19 si aggiunge quello di una patologia cronica preesistente, e le due condizioni si potenziano a vicenda. Se finora tutta l’attenzione si è focalizzata sull’interruzione della catena di contagio per contenere la pandemia, anche alla luce dei mesi che abbiamo davanti dobbiamo sforzarci per garantire alle persone con diabete e, in generale a tutte quelle con una patologia cronica, un’assistenza rigorosa ed efficace. E la telemedicina, utilizzata in corsa nella prima ondata della pandemia, sicuramente sopravviverà a questi mesi e ci consentirà di ridisegnare l’assistenza per i pazienti cronici, già in crisi prima del COVID-19”. “L’impiego della telemedicina nella assistenza alla persona con diabete – aggiunge il professor Francesco Giorgino, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia – dovrà da ora in poi far parte dello standard di cura del diabete attraverso strumenti digitali sempre più versatili e affidabili, anche per garantire la protezione dei dati personali. È anche auspicabile che medici e gli infermieri impegnati nella cura delle persone con diabete acquisiscano sempre più familiarità con la telemedicina, così da venire incontro alle esigenze anche di specifiche categorie di pazienti, come le donne affette da diabete in gravidanza e coloro che fanno uso di dispositivi avanzati (microinfusori di insulina, sensori della glicemia e sistemi integrati)”.

“L’infermiere è da sempre una figura centrale nella gestione delle persone con diabete, ma bisogna pure ammettere che non sempre questa centralità è stata riconosciuta e rammentata – dice Graziano Di Cianni, Vice Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) – L’emergenza Covid19 si è fatta carico di ammonirci in modo inequivocabile, e oggi l’infermiere merita di essere celebrato, in occasione della Giornata Mondiale, anche per i compiti che sta svolgendo a pandemia in corso. Tutte le strategie di assistenza da remoto hanno sancito la crescita della quantità e della qualità delle mansioni affidate agli infermieri, e questa evoluzione professionale non può essere considerata una parentesi – aperta e chiusa dalla pandemia – ma la tappa di un percorso. Percorso del quale devono prendere coscienza anche le persone con diabete, che avranno sempre di più, nell’infermiere, una figura di riferimento per la gestione quotidiana della malattia”.

Infermieri contro il diabete

Il ruolo degli infermieri è fondamentale nel fare diagnosi precoce di diabete, soprattutto nel bambino, nel fare training e fornire supporto psicologico al paziente, nell’individuare i fattori di rischio che consentono di prevenire il diabete di tipo 2. Governi e università devono investire di più in formazione e training degli infermieri specializzati in diabet, ed un primo e fondamentale passo in questa direzione è certamente la valorizzazione dell’expertise oggi presente. “Uno degli ambiti in cui l’Infermiere fa davvero la differenza per il paziente – ricorda la dottoressa Carolina Larocca, presidente nazionale OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani) – è quello diabetologico dove il processo educazionale rappresenta il punto focale nella gestione della malattia. Grazie all’educazione terapeutica, l’Infermiere trasferisce alla persona con diabete/caregiver le competenze e abilità utili a comprendere e monitorare la malattia, gestire le complicanze acute e prevenire/rallentare lo sviluppo delle complicanze croniche e quindi insegna la corretta modalità di rilevazione del dato glicemico, la corretta modalità di esecuzione della terapia iniettiva, il riconoscimento della sintomatologia della ipoglicemia e la sua gestione, la cura del piede per la prevenzione delle lesioni, le modalità per un corretto stile di vita, l’utilizzo di nuove terapie e di nuove tecnologie e modalità per rapportarsi con innovazioni organizzative (televisita, teleconsulto).Un efficace intervento educazionale non si improvvisa: richiede tempo, energie, risorse, conoscenze, competenze e sviluppo di abilità relazionali ed educazionali specifiche, pensiamo ad esempio alla peculiarità dell’ambito diabetologico della gravidanza e a quello pediatrico dove l’infermiere deve ‘educare’ l’intero nucleo familiare”.

“Il ruolo dell’infermiere nella gestione della persona con diabete è quello di un professionista che ha un posto di rilievo nel team di cura, in quanto è l’operatore che accoglie il paziente, lo ascolta facendogli superare dubbi e perplessità, aiutandolo ad accettare la propria patologia cronica rendendolo più aderente al piano terapeutico – dice Tommaso Novo, Presidente dell’Associazione Nazionale Infermieri Endocrinologia e Diabetologia (ANIED) –Per poter essere all’altezza di svolgere questo ruolo – continua – il professionista deve essere ovviamente ben formato. Con l’arrivo della pandemia, l’infermiere – e con lui tutto il team diabetologico –si è dovuto attrezzare per essere in grado di assistere a distanza i pazienti tramite telefono, e-mail e qualsiasi altro strumento disponibile. Questo sistema di visite a distanza può rischiare di spersonalizzare il rapporto creatosi tra infermiere e paziente, e per questo è cruciale investire tempo e risorse nella formazione ed educazione del personale al fine di trasferire competenze specifiche, di ordine tecnico ma anche relazionale”.

Le persone con diabete, soprattutto all’indomani della diagnosi di questa articolata e ingombrante malattia, hanno bisogno di essere supportate e l’infermiere del team diabetologico gioca un ruolo fondamentale da questo punto di vista. “Per questo – afferma il professor Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID), un infermiere del team non può essere considerato un’unità da spostare liberamente da una divisione all’altra all’interno di un ospedale o di un distretto perché il suo ruolo è perfettamente integrato con quello del team diabetologico, fondamentale per il suo corretto funzionamento e per poter offrire al paziente tutte le risposte di cui ha bisogno”. Insomma, un infermiere che ha sviluppato delle expertise particolari nel campo del diabete può realmente fare la differenza per il paziente.

COVID-19 e persone con diabete 

“Quest’anno il tema oggetto della celebrazione delle Giornata Mondiale del Diabete è un tema che ci sta molto a cuore. La centralità della figura dell’infermiere all’interno del team diabetologico è un elemento assodato, ma quest’anno, alla luce della pandemia che ci ha travolti, assume una valenza ancor più significativa. L’infermiere rappresenta per il soggetto diabetico una figura di riferimento e indubbiamente gioca un ruolo nevralgico anche in termini di aderenza alla terapia- spiega Stefano Nervo, presidente di Diabete Italia– L’emergenza Coronavirus ha stravolto le modalità di gestione della patologia diabetica, in termini di contatti con i pazienti. Per questo ora è fondamentale intervenire preventivamente così da scongiurare che si ripeta quello che è accaduto a marzo. L’obiettivo è di integrare quanto più possibile le figure professionali all’interno del team, per una gestione multidisciplinare del paziente e di promuovere il ricorso ai teleconsulti e alle televisite, per tenere sempre ben saldo il contatto con il paziente. Ricordiamo che c’è ancora oltre 1 milione di persone con diabete che non sa di averlo, per cui il monito è sempre quello di fare prevenzione. Anche a pandemia in corso”.

“Non è un caso che la Giornata Mondiale del Diabete di quest’anno sia stata dedicata al personale infermieristico, una parte integrante del personale sanitario che lavora spesso nell’ombra ma che da sempre sostiene e consente il corretto funzionamento dei centri di diabetologia – commenta Emilio A. Benini, presidente dell’Associazione Italiana Diabetici FAND – Il loro supporto nella gestione quotidiana dei centri di diabetologia è fondamentale: per comprendere l’importanza del loro lavoro e del loro prezioso contributo dovremmo provare ad immaginare cosa accadrebbe se non fossero parte integrante del team: i centri di diabetologia non esisterebbero. La pandemia Covid-19 – prosegue – ha impattato significativamente anche sulle loro attività, aggiungendone altre mansioni al loro già elevato carico di lavoro abituale: riprogrammare gli appuntamenti dove è possibile, gestire le scadenze – come la patente -, contattare le persone con diabete per fissare appuntamenti per il teleconsulto e tanto altro”.

La lettera ad AIFA per chiedere la proroga e l’abolizione dei piani terapeutici relativi ai farmaci anti-diabete

Vista la preoccupante emergenza sanitaria in corso, in occasione della Giornata mondiale le principali associazioni scientifiche e professionali della Diabetologia hanno anche indirizzato una lettera ufficiale alle Istituzioni italiane, chiedendo che siano definitivamente aboliti i Piani Terapeutici per la prescrizione in regime di rimborsabilità dei farmaci contro il diabete, e che sia estesa ai medici di Medicina generale la facoltà di prescrivere anche i farmaci anti-diabetici di ultima generazione.

Ufficio stampa AMD Ufficio stampa SID

Il diabete si può prevenire o anche invertire se si evita il sovrappeso.

Perdere peso potrebbe prevenire o addirittura invertire il diabete, indipendentemente dalla predisposizione genetica a sviluppare la condizione, secondo quanto emerso da una ricerca presentata al congresso della European Society of Cardiology (ESC) 2020.

Come evidenziato dai ricercatori, nel 2019 circa 463 milioni di persone in tutto il mondo soffrivano di diabete, principalmente (circa il 90%) di tipo 2, che raddoppia il rischio di malattia coronarica, ictus e morte per malattie cardiovascolari.

Obiettivi dello studio erano:

  1. valutare quanto si modifica il rischio di sviluppare diabete a tutti i livelli di punteggio poligenico (PGS) per la malattia in funzione dell’indice di massa corporea (BMI), che rappresenta la principale causa modificabile del diabete, così da stimare il rischio di sviluppare la condizione nel corso della vita
  2. comparare l’effetto del sovrappeso a lungo e a breve termine sul rischio di diabete a tutti i livelli di predisposizione genetica per identificare il trattamento ottimale per prevenire o invertire la malattia

«Dal momento che siamo nati con i nostri geni, potrebbe essere possibile individuare precocemente chi ha un’alta probabilità di sviluppare il diabete nel corso della vita», ha affermato il ricercatore principale e relatore al congresso Brian Ference, dell’Università di Cambridge (UK) e dell’Università di Milano. «Abbiamo condotto questo studio per scoprire se la combinazione del rischio ereditario e dell’indice di massa corporea potrebbe identificare le persone a maggior rischio di sviluppare la malattia. Gli sforzi di prevenzione potrebbero quindi concentrarsi su questi individui».

Maggiore BMI = maggiore rischio di diabete
Lo studio ha incluso oltre 445mila soggetti i cui dati e campioni biologici erano presenti nella UK Biobank, con età media di 57,2 anni e per il 54% donne. Il rischio ereditario di diabete è stato valutato utilizzando 6,9 milioni di geni. All’arruolamento sono stati misurati altezza e peso per calcolare l’indice di massa corporea (BMI), poi i partecipanti sono stati divisi in cinque gruppi in base al rischio genetico di diabete e in cinque gruppi in base al BMI.

I partecipanti sono stati seguiti fino a un’età media di 65,2 anni. Durante quel periodo oltre 31mila persone hanno sviluppato il diabete di tipo 2.

I soggetti nel gruppo con BMI più alto (media 34,5 kg/m2) avevano un rischio di diabete 11 volte maggiore rispetto a quelli con BMI più basso (media 21,7). Avevano inoltre maggiori probabilità di sviluppare il diabete rispetto a tutti gli altri gruppi, indipendentemente dal rischio genetico. «I risultati indicano che il BMI è un fattore di rischio per il diabete molto più potente della predisposizione genetica» ha detto Ference.

La durata del sovrappeso non influisce
I ricercatori hanno quindi utilizzato metodi statistici per stimare se la probabilità di diabete nelle persone con un BMI elevato sarebbe stata ancora superiore se fossero state in sovrappeso per un lungo periodo di tempo, scoprendo che la durata di un BMI elevato non ha avuto un impatto sul rischio di sviluppare la malattia.

«Questo suggerisce che quando le persone superano una certa soglia di BMI le loro possibilità di diabete aumentano e rimangono allo stesso alto livello di rischio indipendentemente dal tempo in cui restano in sovrappeso» ha aggiunto, facendo presente che la soglia, ovvero il BMI al quale iniziano a sviluppare livelli di zucchero nel sangue anomali, è probabilmente diversa da persona a persona.

«I risultati indicano che la maggior parte dei casi di diabete potrebbe essere evitata mantenendo l’indice di massa corporea al di sotto del limite che innesca livelli anomali di zucchero nel sangue. Questo significa che per prevenire il diabete dovrebbero essere valutati con regolarità tanto il BMI quanto la glicemia. Quando cominciano a comparire i problemi glicemici è fondamentale impegnarsi per perdere peso» ha concluso. «Ridurre il peso corporeo nelle fasi iniziali, prima che si verifichi un danno permanente, potrebbe anche consentire di invertire il diabete».

Bibliografia

European Society of Cardiology. “Body mass index is a more powerful risk factor for diabetes than genetics.” ScienceDaily. ScienceDaily, 31 August 2020.

Fonte

Estate e diabete: i consigli pratici per evitare problemi.

In un precedente articolo abbiamo parlato di come l’estate influenzi il controllo glicemico e la gestione del diabete. Oggi, partendo dalle Linee Guida nazionali ed internazionali, riportiamo le indicazioni pratiche per affrontare al meglio questa stagione.

La bella stagione porta con sé una serie di attività divertenti e salutari, ma anche nuove condizioni climatiche e abitudini quotidiane a cui il nostro organismo deve adattarsi. Tutto ciò è un po’ più difficile se si soffre di diabete. Per questo, la Società Italiana di Diabetologia (SID) ed i Centers for Disease Control and Prevention (CDC – l’agenzia statunitense che vigila sulla sanità pubblica) hanno redatto una lista di raccomandazioni utili per affrontare al meglio l’estate. Li riassumiamo, suddividendoli in quattro categorie principali.

Alimentazione e idratazione

La prima raccomandazione estiva è valida per tutti, non solo per chi soffre di diabete: bere abbondante acqua. Come è noto, infatti, le alte temperature provocano più facilmente la perdita di liquidi attraverso vari meccanismi tra cui la sudorazione. Le persone affette da diabete, però, hanno almeno due motivi in più per disidratarsi: in primo luogo, l’elevata glicemia può stimolare l’eliminazione di urine; inoltre, alcuni farmaci frequentemente prescritti (come gli inibitori SGLT-2 o i diuretici) hanno proprietà che favoriscono l’escrezione urinaria di glucosio e liquidi. Come reintegrare i liquidi persi? La bevanda migliore è l’acqua, seguita dal tè fatto in casa e non zuccherato. Occorre ovviamente evitare le bevande zuccherate, ma non solo: anche quelle etichettate come “senza zucchero” possono contenere sostanze zuccherine occulte oppure i cosiddetti “edulcoranti”, sostanze chimiche il cui effetto a lungo termine sull’organismo è ancora ignoto. Stesso discorso per le bibite reidratanti arricchite con sali minerali: spesso contengono anche zuccheri.

Non si vive di soli liquidi: a volte, in vacanza, resistere alle tentazioni alimentari può essere arduo. Tuttavia, con le ampie disponibilità del mondo di oggi, non è impossibile togliersi qualche sfizio senza danneggiare la propria salute. Si può approfittare dell’occasione vacanziera per incrementare il consumo di pesce, verdure e frutta, invece che di dolciumi, zuccheri e grassi.

Esposizione al sole e attività fisica

L’attività fisica è una componente fondamentale nella gestione del diabete, ma in estate bisogna fare attenzione ad evitare le temperature estreme: meglio svolgere esercizio all’aperto nelle ore più fresche (al mattino o alla sera) ed evitare le attività troppo intense se non si è allenati. Nessun problema, invece, se l’attività viene svolta in luoghi freschi e condizionati come le palestre. Ottima la pratica del nuoto, che mette in movimento tutti i muscoli in un contesto fresco e refrigerante. Dopo l’attività fisica, è necessario reintegrare i liquidi e i sali minerali persi tramite l’alimentazione e idratazione. Attenzione: l’insulina tende a essere assorbita più rapidamente dopo che si è stati impegnati in un esercizio fisico.

Anche per esporsi al sole è utile ricordare alcune facili norme che possono evitare, in seguito, problemi rilevanti. Il diabete può provocare danni a carico di nervi e vasi sanguigni che possono inficiare il meccanismo della sudorazione, rendendo più difficile la dispersione del calore corporeo ed esponendo al rischio di “colpi di calore. Il rischio è ancora più elevato quando alle alte temperatura si associa un’elevata umidità: normalmente, infatti, il sudore evapora dalla pelle portando via con sé una parte di calore corporeo, ma in condizioni di importante umidità questo meccanismo viene meno. È quindi fondamentale evitare di esporsi al sole quando calore e umidità sono estremi, indossare vestiti leggeri e traspiranti e ricordarsi di reintegrare regolarmente i liquidi persi, anche quando non si avverte sete.

Una menzione particolare meritano inoltre le ustioni solari e le ferite: negli individui affetti da diabete esse possono complicarsi con pericolose infezioni. Le ustioni, inoltre, possono aumentare la glicemia. È pertanto necessario utilizzare adeguate protezioni solari e fare attenzione alle piccole lesioni della cute, soprattutto se riguardano i piedi. Chi soffre di diabete, infatti, spesso riporta danni ai nervi che provocano una ridotta sensibilità a livello dei piedi: questo rende più facile ferirsi senza avvertire dolore, e complica la guarigione delle lesioni. Le Linee Guida raccomandano di non camminare scalzi e di indossare ciabatte morbide al mare. In caso di lesioni cutanee, non trascurarle ed evitare il “fai da te”, per non incorrere in conseguenze molto più gravi.

Non abbandonare il monitoraggio glicemico

Durante le vacanze, l’attività fisica e l’alimentazione possono variare. La sregolazione delle abitudini nutrizionali può modificare il controllo glicemico in eccesso o in difetto. Dall’altra parte, il maggior esercizio fisico può far consumare più glucosio, esponendo al rischio di ipoglicemia. Attenzione inoltre: uno dei sintomi cardine dell’ipoglicemia, che è la sudorazione, può essere misconosciuto se confuso con una normale reazione alle alte temperature, ritardando il riconoscimento ed il trattamento di questa complicanza. Anche e soprattutto in estate è fondamentale controllare periodicamente la glicemia e tenere sempre con sé una fonte di zuccheri a rapido assorbimento per contrastare l’eventuale ipoglicemia.

I ritmi quotidiani cambiano inevitabilmente nel corso dell’estate: basti pensare che il riposo e la riduzione dello stress possono provocare, da soli, un abbassamento della glicemia. Anche la pressione arteriosa risente dei cambiamenti legati alle vacanze: il soggiorno in ambienti caldi tende ad abbassarla, mentre l’alta quota potrebbe farla salire. Per questo bisogna essere pronti a modificare la terapia in atto (non solo farmaci anti-diabetici, ma anche eventualmente anti-ipertensivi) secondo le prescrizioni del proprio medico curante.

Portare con sé e conservare i farmaci

Prima di partire per un viaggio, è necessario procurarsi scorte di farmaci e glucometri sufficienti per l’intera vacanza, aumentandole prudenzialmente del 20-30% per far fronte ad eventuali emergenze. Questa misura è particolarmente importante se ci si reca all’estero, in zone in cui l’approvvigionamento potrebbe rivelarsi difficile. Ricordiamo che l’insulina è un farmaco salvavita per le persone con diabete mellito di tipo 1, ed è un farmaco necessario per un quarto delle persone con diabete mellito di tipo 2.

Ulteriore cura va prestata nella corretta conservazione dei presidi. I flaconi di insulina e i farmaci ipoglicemizzanti orali hanno precise indicazioni riportate sul foglietto illustrativo; in generale, meglio non esporli al calore e, durante un lungo viaggio, riporli in un refrigeratore (ma non a diretto contatto con il ghiaccio).

Neanche il glucometro e le strisce reattive per la misurazione della glicemia amano il caldo: lasciarli in una macchina esposta al sole o sulla spiaggia può danneggiarli irreparabilmente e rendere inaffidabili le misurazioni.

Il diabete è una malattia cronica e complessa, ma gli strumenti in nostro possesso ci permettono di gestirla con sempre maggior efficacia e precisione. Seguendo alcuni accorgimenti, è possibile godere della bella stagione in sicurezza e serenità.

Fonte Medicalfacts

Rinnovo dei piani terapeutici: la diabetologia favorevole a un ruolo attivo della medicina generale. #piani terapeutici.

L’ Associazione Medici Diabetologi (AMD) , la Società Italiana di Diabetologia (SID) e la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) accolgono con favore la Determina AIFA che consente la prescrizione in rimborsabilità dei nuovi anticoagulanti orali anche da parte dei Medici di Medicina Generale . Le sottoscritte organizzazioni,rappresentanti della Diabetologia italiana, auspicano quanto prima il raggiungimento di una condizione analoga anche per quanto concerne i farmaci innovativi per la cura del diabete mellito

Nel periodo dell’emergenza Covid-19 appena trascorso, il rilascio dei Piani Terapeutici avrebbe comportato la presenza fisica dei pazienti presso gli ambulatori di Diabetologia, aumentando così il rischio di diffusione del contagio. Oggi l’opportunità che i Medici di Medicina Generale possano prescrivere in regime di rimborsabilità le terapie innovative per il diabete resta cruciale per tutte le ragioni che erano già valide prima della pandemia. Prima fra tutte la necessità di concorrere in modo sostanziale al superamento delle disparità di accesso ai farmaci innovativi ancora evidenti nel nostro Paese . Una non pari opportunità di cura, spesso su base regionale, che dipende non solo dalle differenti politiche di rimborso delle terapie adottate dalle singole Regioni, ma anche dall’impossibilità della prescrizione in regime di rimborsabilitàdei ‘nuovi’ farmaci da parte della Medicina Generale.

È fondamentale – proseguono AMD, SID eSIE– che i medici di famiglia “salgano a bordo” con un ruolo più attivo nella presa in carico della persona con diabete, secondo un nuovo modello di gestione integrata basato sul “triage della fragilità” della persona con diabete. Questo implica da un lato colmare il gap sul fronte dell’impiego di terapie che hanno fornito evidenze molto solide in merito alla loro efficacia e sicurezza nel migliorare gli esiti cardiovascolari e renali del diabete. Ciò implica anche, dall’altro lato, diventare sempre più parte attiva di quella rete clinica che, sfruttando al meglio gli strumenti innovativi sia farmacologici che telematici, renda più agevole e cost-effective la fruizione dell’assistenza specialistica da parte del paziente.

Il diabetologo e il medico di medicina generale saranno nodi imprescindibili di questa rete virtuosa – concludono le tre Società Scientifiche. Lo specialista diabetologo sarà il regista del percorso di cura, con il compito di inquadrare la persona con diabete alla diagnosi e l’incarico del periodico triage della fragilità, necessario per indirizzarla nel luogo di cura più appropriato ai suoi​ bisogni. Il Medico di Medicina Generale sarà il più vicino punto di riferimento per la persona con diabete quando il suo percorso terapeutico non preveda alta intensità di cura.

Ufficio stampa Amd

Uffcio stampa Sid

bisogni. Il Medico di Medicina Generale sarà il più vicino punto di riferimento per la persona con diabete quando il suo percorso terapeutico non preveda alta intensità di cura.

Diabete: disponibile in Italia FreeStyle Libre 2 di Abbott, ora con allarmi del glucosio opzionali e in tempo reale. #diabete

Abbott espande il portfolio di FreeStyle Libre, la tecnologia di monitoraggio da remoto del glucosio basata su sensori leader a livello mondiale. Il sistema FreeStyle Libre 2 fornisce alle persone con diabete la possibilità di essere avvisati quando i valori del glucosio sono troppo bassi o troppo alti

Un recente studio del British Medical Journal dimostra che l’utilizzo del sistema FreeStyle Libre migliora la qualità di vita e riduce di due terzi le assenze dal lavoro e le ospedalizzazioni

Coronavirus e diabete: con le tecnologie digitali di FreeStyle Libre possibile la gestione da remoto del diabete.

Gli italiani con diabete possono ora scegliere di essere avvisati in tempo reale quando i valori del glucosio sono troppo bassi (ipoglicemia) o troppo alti (iperglicemia) con FreeStyle Libre 2 , la nuova generazione del sistema FreeStyle Libre di Abbott che consente letture accurate ogni singolo minuto senza la necessità di pungere il dito, ora con allarmi opzionali.

“Gli allarmi del glucosio opzionali possono essere una caratteristica importante nella gestione del diabete per alcuni gruppi specifici di persone, come ad esempio i bambini o le persone ad alto rischio di ipo o iperglicemia” dichiara Massimiliano Bindi , Regional director of Southeast Europe and Italy, Diabetes Care, Abbott “Con FreeStyle Libre 2 le persone con diabete hanno più possibilità di scegliere come gestire la propria condizione attraverso gli allarmi.”

FreeStyle Libre 2 si basa sulla stessa tecnologia proprietaria del sistema FreeStyle Libre, che ha già dimostrato un impatto significativo sui dati in real-world e sugli studi clinici come un miglior controllo glicemico , una riduzione del tempo trascorso in ipo e iperglicemia 6 , un maggior tempo nel range ottimale di glucosio e una significativa riduzione dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c). 7 Inoltre, un recente studio in real-world pubblicato dalla rivista British Medical Journal , ha mostrato che l’utilizzo del sistema FreeStyle Libre per un anno ha un impatto positivo sulla qualità di vita e sugli esiti clinici delle persone con diabete Tipo 1 e Tipo 2: il 77% ha meno episodi di ipoglicemia, il 78% presenta ipoglicemie meno gravi, le assenze dal lavoro e i ricoveri ospedalieri per diabete si riducono di due terzi.

“Il sistema FreeStyle Libre 2 mantiene le caratteristiche di semplicità e accessibilità della prima generazione, e permette ai pazienti di avere a disposizione degli allarmi glicemici opzionali.” dichiara Dario Pitocco , Professore associato di Endocrinologia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Direttore Unità Operativa di Diabetologia Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli “ Con questo sistema il paziente è sempre protagonista della propria gestione: in seguito alla ricezione dell’allarme, si scansiona e utilizza le informazioni per prendere decisioni terapeutiche appropriate. Questi dispositivi, permettendo un controllo molto frequente dei valori, aiutano il medico e le persone con diabete ad interpretare meglio l’andamento delle glicemie.”

Come funziona FreeStyle Libre 2

Il sistema FreeStyle Libre 2, che utilizza la tecnologia Bluetooth, trasmette ogni singolo minuto i dati del glucosio al lettore o a uno smartphone compatibile. La lettura del livello di glucosio viene effettuata grazie ad un piccolo sensore, facile da applicare sulla parte posteriore del braccio e indossabile fino a 14 giorni. Con una scansione indolore di un secondo, è possibile visualizzare il valore del glucosio in real-time, la freccia di tendenza e lo storico del glucosio, senza dover pungere il dito. Queste informazioni possono essere utilizzate per prendere decisioni consapevoli su regime terapeutico e alimentazione. Il sistema offre allarmi personalizzabili e opzionali che avvertono quando i valori sono troppo bassi o troppo alti . Grazie a una serie di strumenti digitali e app, il sistema può consentire agli utenti di condividere gli allarmi con genitori, caregiver o amici attraverso un sistema basato sul cloud.

Connessi con il proprio medico – senza uscire di casa

Abbott mette a disposizione un articolato sistema di servizi digitali, particolarmente utile durante l’attuale pandemia da coronavirus, per aiutare le persone con diabete a restare in contatto con il proprio medico anche a distanza . L’ecosistema digitale può consentire agli utenti di controllare il glucosio usando uno smartphone iPhone o Android con la app gratuita FreeStyle LibreLink , che permette agli utilizzatori di FreeStyle Libre di ricevere sul proprio smartphone i dati sul glucosio. Le informazioni sul glucosio possono essere caricate su LibreView , una piattaforma che permette la condivisione 24/7 con il proprio medico senza la necessità di una visita ambulatoriale. Questo ecosistema digitale permette agli operatori sanitari di accedere da remoto alle letture del glucosio per esaminare a distanza i progressi del paziente nel tempo. Inoltre, con la app LibreLinkUp è possibile condividere i dati anche con familiari e caregiver.

FreeStyle Libre 2 è ora disponibile in Italia per le persone con diabete a partire dai 4 anni di età. FreeStyle Libre 2 può essere acquistato online sul sito dedicato www.freestylelibre.it . Abbott sta lavorando con le autorità sanitarie per rendere i suoi sistemi sempre più accessibili e rimborsati agli italiani che convivono con il diabete. Il sistema FreeStyle Libre è attualmente utilizzato da oltre 2 milioni di diabetici in 50 Paesi. 11 Abbott ha ottenuto il rimborso parziale o totale per il sistema FreeStyle Libre in 36 Paesi, ivi inclusi Italia, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e USA. Per maggiori informazioni sul sistema FreeStyle Libre di Abbott www.freestylelibre.it Facebook www.facebook.com/FreeStyleItaly/

Ufficio Stampa Noesis Comunicazione